Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Chi tocca muore!

Chi tocca muore!

di Lorenzo Merlo - 19/07/2026

Chi tocca muore!

Fonte: Lorenzo Merlo

Siamo forse, come da certe tradizioni sapienziali si sente dire, ad uno stadio infantile. Ovvero in quella fase dell’esistenza in cui un divieto non basta a reprimere un desiderio, ma, al contrario del suo intento, ne provoca l’esaltazione, anche a costo di pagare caro quell’esuberanza.

 Nativi della Natura, non ne eravamo separati. Madre era l’identità che le riconoscevamo, colei che ci aveva generati, alla quale si devolveva rispetto, per la quale nasceva il sentimento, non il concetto, del sacro. Ovvero di ciò che è noi. Non una parte di noi, ma un’estensione organica come lo è una mano, un sentimento, una morale e un’etica.

 Non avevamo l’idea di essere altro da lei, dalla Natura, dalla Terra, dal Cosmo. Vivevamo in uno stato animico, ovvero di condivisione di una sola anima o vita, che tutto pervadeva, capaci di osservare nella realtà i simboli che alludono alle caratteristiche degli uomini, il loro potere energetico che determina lo stato e le relazioni.

 Non avevamo altra cultura se non quella legata al sostentamento inetta al culto dell’accumulo. Una cultura artigiana in quanto creativa, manuale, ricreativa, necessariamente destinata a coltivare e far fiorire i talenti portati da ognuno.

 Una cultura inadatta all’alienazione, frutto della perdita di senso dell’esistenza, dello smarrimento e della somma vulnerabilità, del malessere esistenziale che porta sempre in grembo violenza verso sé e verso il prossimo, privata e pubblica, individuale e sociale.

 Il successo del timore di Dio e della promessa di salvezza dell’idea giudaico-cristiana (che con il Cristo e il suo messaggio nulla ha a che fare) ha reciso ogni diritto e ogni verità dei paganesimi. Nella sua furia antropocentrica ha separato l’uomo da Dio, lasciandolo alla mercé del ricatto psicologico e in balia di un incontrollato egocentrismo, in quanto inconsapevole, anche perché autorizzato dal cielo.

 Antropocentrismo, egocentrismo e geocentrismo sono stati i tre assi della pietra angolare imposta al mondo occidentale dal nuovo ordine monoteistico, girata la quale, come fosse stata un capo che separa mari, correnti, climi e atmosfere la realtà non è più stata la stessa e così l’uomo e il pensiero.

 Il grande cambiamento ha avuto la natura dell’incantesimo. Ogni conoscenza e verità organica alla natura doveva essere negata. Roghi di eretici e crociate contro miscredenti si accesero e si avviarono sotto la rassicurante egida di Dio, che fa sempre stare dalla parte giusta della storia.

La corsa per allontanarsi dall’origine era appena cominciata. Aveva l’aspetto di una marcia serrata verso la conoscenza. E così accadde anche se nel procedere in avanti si stava dimenticando da dove si era partiti.

 I primi colpi di sperone al cavallo della conoscenza oggettiva e della realtà composta da oggetti separati dal vuoto, cioè dalla negazione di un unicum in cui tutto è correlato e relativo, li sferrarono Copernico, Keplero, Galilei, Cartesio, Newton. Copernico, che togliendo la terra e ponendo il sole al centro dell’universo, di fatto spodestava la dimensione magica della realtà. Keplero, che con le sue leggi aggiungeva mattoni e muri all’edificio della concezione oggettiva del mondo. Galilei, che con la definizione del metodo scientifico, irrorava più di altri l’idea che il vero stesse nella scienza materiale e il falso in ciò che non si poteva dimostrare. Se di autoreferenzialità della scienza si può parlare, l’inconsapevole inseminatore è stato il pensatore pisano. Cartesio, che con res cogitans e res extensa ha definitivamente posto in essere l’incantesimo della separazione tra mente e universo e eretto il totem tutt’oggi adorato dell’oggettiva e imparzialità della scienza e del mondo altro da noi. Infine – ma solo entro questa piccola cerchia di caposaldi – Newton. È a lui che si tributa non solo l’affermazione della meccanica classica ma l’assoluto diritto di verità universale che le diamo per implicito, indiscusso e definitivo.

Ora il cavallo, che aveva galoppato incontrastato verso le frontiere delle specializzazioni, continua la sua corsa sfrenata sulle ali della tecnologia e della biotecnologia demoralizzata, verso un mondo senza più madre, al quale non dovere alcun rispetto.

Un mondo, una cultura, un pensiero e perfino un desiderio di positività che crede di poter fare a meno dell’inquantificabile, immisurabile, indimostrabile è il mondo in cui siamo entrati attraversando gioiosi il portale sul quale campeggiava in grande l’insegna “Chi tocca muore!”

 Se i citati pensatori avevano sferzato il galoppo dei loro cavalli, fu Kant e l’Illuminismo che li raccolse entro il proprio paddok dove, finalmente a riposo, avrebbero potuto brucare nei pascoli di quasi tutto il mondo.

 Se fino ad allora, sebbene con formule denigratorie e improprie, si poteva ancora fare cenno al mondo magico spazzato via dall’epoca dei Lumi, dopo di allora, a quel mondo non solo venne umiliata l’anima e violentato il corpo, ma fu ridotto a grottesco primitivismo senza alcun significato, vuoto di conoscenza e sempre più dimenticato, buono per dare contro gli eretici di oggi.

L’incantesimo razionalista e materialista aveva affabulato gli uomini portandoli a velocità crescente sempre più lontani dalla loro origine, facendo loro credere di essere individui indipendenti con diritto di replica permanente.

 Quasi pleonastico elencare i successivi gradini allungati verso il cielo del progresso. Dopo quello analogico della rivoluzione industriale, vennero quelli digitali della robotica (lavoreremo meno/aumento disoccupazione), del web (libertà di espressione/censura di parola), del riconoscimento facciale (più sicurezza/più controllo), dell’intelligenza artificiale (utilità assoluta/frigidazione di tutte le creatività analogiche). Se agli uomini serve sempre e comunque un Dio, le ideologie prima e la tecnologia ora, ne fanno egregiamente le veci.

 Il villaggio-mondo si era fatto e i prossimi anni ne perfezioneranno la struttura. Obbedienza in cambio di beni, subordinazione in cambio di carriera, nullatenenza in cambio di mostrine.

Il Nuovo Ordine Mondiale, il Grande Reset, Elon Musk, Piter Thiel, le lobby ebraiche stanno effettivamente occupandosi del bene dell’umanità ma secondo criteri aziendali e, comunque e sempre, capitalistici, il che ne fa un ossimoro. La riduzione della popolazione mondiale e dei rifiuti avverrà a mezzo di politiche orwelliane perfino comprensibili, peccato che saremo noi tutti a pagare il conto salato delle libagioni di pochi plutocratici. La democrazia asciugata dal popolo, lasciata in mano a potentati economici privati e internazionali. Un indigeribile pietanza cognitiva che ha asfissiato la fiducia nelle istituzioni e nel partitismo asservito, come altrimenti argomentare il fallimento prima di tutto valoriale, poi della politica e quindi della sovranità nazionale degli stati? L’immigrazione travestita da accoglienza che era un programma di demolizione delle culture e delle identità voluto e progettato, al pari dell’apertura incondizionata al woke, ai pride al femminismo ideologico.

 Intanto, razionalizzazione del mondo e solitudine non potranno separarsi, e a chi vorrà uscirne di propria volontà verrà offerto un compenso “assai utile e importante per gli eredi”. Così dice il volantino del progresso, stampato su carta riciclata, con l’angolino dove sta scritto “Non buttarmi a terra buttami nel cestino”.

 Bisognava ascoltare Pasolini, almeno tanto quanto hanno fatto i suoi assassini. E Ceronetti, con cui i benpensanti piccolo borghesi si erudivano pensando di fatto fosse un poeta e non una mannaia che sarebbe caduta sul loro stesso collo. E anche Gaber che apprezzavamo perché lo sapevamo seguire alle profondità in cui ci portava per poi, nell’androne del teatro, riemergere edonisticamente e individualisticamente soddisfatti come al Club Meditarranee.

 Ma la discesa della comodità e del godimento si è esaurita. Il valore e la pratica della frugalità che ci avrebbe a suo tempo potuti salvare ora è imposta ma non abbiamo più neanche uno straccio di relitto comunitario per aggrapparci e unirci a lottare. Il totem dell’opulenza, la masnada di diritti civili, l’io posso delle pubblicità hanno sostenuto la liquefazione delle identità individuali, sociali, nazionali, umane.

Invece di Bella ciao, dei fascisti come il prezzemolo e del progressismo, patologia assai peggiore del populismo, dovrebbe essere Chi tocca muore! il titolo del manifesto del progresso ovvero del territorio ad alta tensione in cui non solo non contiamo più niente, ma nel quale non possiamo che piangere lacrime coccodrillesche nei confronti di quanto, per bieco interesse personale, abbiamo buttato a mare: bellezza e conoscenza. Ci sarà utile per evolvere e andare oltre l’arsura spirituale?