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Di tipacci, pagliacci e Vannacci

di Roberto Pecchioli - 19/07/2026

Di tipacci, pagliacci e Vannacci

Fonte: EreticaMente

Svuotati dalla calura, verrebbe voglia di tacere o di occuparsi dei massimi sistemi. Impossibile: la cronaca incombe. E, come sempre in Italia, la situazione è grave, ma non seria.
Registriamo prodigiose novità, come l’affermazione di Elly Schlein di volersi occupare degli italiani. Una dichiarazione che sorprende, considerato che finora ha concentrato gran parte della sua attenzione su immigrati, minoranze e sulle cause care alla sinistra più ideologica.
L’estate torrida, tra maranza, sguaiataggini assortite, trionfo di bruttezze e brutture, invita ai suffissi peggiorativi. È il tempo dei pagliacci e dei tipacci. E delle sciocchezze, come la dichiarazione antifascista che il Comune di Rivoli pretende venga sottoscritta per ottenere l’occupazione del suolo pubblico, fosse anche per un semplice trasloco. Ci piacerebbe assistere a un trasloco antifascista, travestiti da umarell, il simpatico nomignolo riservato agli sfaccendati che osservano i cantieri.
Prendiamola con leggerezza: Italiaccia di tipacci che diventano pagliacci.
A Genova, città il cui sindaco è una donna brillante davanti alle telecamere ma assai meno rapida nell’amministrazione – attività, del resto, meno fotogenica della comunicazione – è andato in scena uno psicodramma progressista. Sul palco c’era l’intera compagnia di giro: Partito Democratico, sinistra radicale (uno dei movimenti si chiama perfino “Linea Condivisa”), ANPI, FIOM, CGIL e, come forza d’urto, il consueto magma degli Antifà.
Il motivo? L’arrivo di Roberto Vannacci per un comizio nel centro cittadino. FIOM, ANPI, CGIL e sinistra istituzionale hanno detto no. Il generale è stato costretto a spostarsi in un quartiere residenziale della periferia, inseguito comunque dagli Antifà. Risultato: strade chiuse, autobus deviati e disagi per tutti. Il consueto copione dell’Italiaccia che si proclama democratica purché la pensino tutti allo stesso modo.
Non sono un tifoso sfegatato di Vannacci. Non conosco il suo programma economico, né le sue posizioni sulla finanza, sulla privatizzazione dell’economia, sul conflitto israelo-palestinese, sul rapporto con gli Stati Uniti, sull’Unione Europea o sulla BCE. Da ex militare, è plausibile che guardi con favore alla NATO, ma saranno le sue dichiarazioni a dirlo.
Sul piano umano, però, mi riesce simpatico. Ha incrinato la narrazione ormai logora del centrodestra tradizionale su immigrazione e sicurezza e, soprattutto, ha provocato uno scompiglio enorme nella sinistra, alimentando una reazione quasi isterica.
Anni fa, quando mi chiedevano un’opinione su Berlusconi, rispondevo che non vedevo in lui grandi virtù, ma che qualcosa di buono doveva pur esserci, se riusciva a suscitare un’avversione tanto intensa nell’Italia politica, mediatica, culturale e finanziaria che meno stimavo.
Con Vannacci provo una sensazione analoga. Per usare le categorie di Carl Schmitt, un personaggio si definisce anche dai nemici che si sceglie o che si ritrova. E quelli di Vannacci sono nemici assoluti: indignati, isterici, pronti a rispolverare l’intero arsenale retorico dell’antifascismo permanente. Fronti corrugate, toni apocalittici, moralismo d’ordinanza.
La vicenda genovese è simbolica. Ormai i comitati anti-Vannacci sorgono ovunque, contribuendo involontariamente a rafforzarne la notorietà. Persino i commercianti del quartiere scelto per il comizio hanno protestato, temendo qualche euro di mancato incasso.
I veri tipacci, però, erano altrove.
È l’aratro che traccia il solco – la sinistra istituzionale – ma è la spada a difenderlo: il mondo degli Antifà. Se alcuni hanno rinunciato alla spiaggia per insultare chi andava al comizio, il resto del corteo offriva uno spettacolo quasi rituale: il rosso antico, il fucsia, l’arcobaleno, i fazzoletti dell’ANPI, sindacalisti, politici con barbe ormai bianche, signore dai capelli viola o verdi. Un repertorio generazionale facilmente riconoscibile.
Li ho osservati da umarell accaldato. Le dichiarazioni erano prevedibili al punto da poter essere recitate a memoria: Genova medaglia d’oro della Resistenza, i valori della Costituzione – o, per dirla in ligure, della “costitussione” – il pericolo fascista, il razzismo, l’omofobia.
Chi trova un nemico trova un tesoro. Ma forse sarebbe il caso di aggiornare gli argomenti e chiedersi perché tanti italiani, compresi molti di quelli che un tempo costituivano il vostro elettorato naturale, non sopportino più l’immigrazione incontrollata, l’insicurezza, il degrado di interi quartieri, la percezione di privilegi concessi ai nuovi arrivati e la sensazione di avere forze dell’ordine con le mani legate.
Forse varrebbe la pena domandarsi perché, negli ultimi trent’anni, milioni di italiani abbiano cercato il cambiamento votando, di volta in volta, Berlusconi, Grillo, Salvini, Renzi, Meloni e oggi guardino con curiosità anche a Vannacci.
Se davvero foste la risposta ai problemi del Paese, perché continuerebbero a cercarne un’altra?
Poiché non riuscite più a convincere, l’istinto prende il posto della ragione. Così organizzate presìdi, manifestazioni e mobilitazioni che finiscono per trasmettere l’impressione di voler limitare, più che difendere, la libertà di parola e di manifestazione. L’articolo 21 della Costituzione vale anche per chi non la pensa come voi.
Il vostro riflesso condizionato è sempre lo stesso: individuare un nemico e tentare di impedirgli di parlare. Ma ogni volta ottenete il risultato opposto.
Siete diventati, indipendentemente da Vannacci, il principale ostacolo percepito da chi desidera un cambiamento. I conservatori più inflessibili dello status quo.
Un consiglio, non richiesto. Smettete di fare da straordinaria agenzia pubblicitaria ai vostri avversari. Ogni contestazione regala loro visibilità, centralità e consenso. Tornate piuttosto a occuparvi dei problemi quotidiani di lavoratori, famiglie, pensionati, giovani. Lasciate perdere la convinzione che basti evocare il fascismo per vincere una battaglia politica.
In fin dei conti, il miglior argomento a favore del centrodestra siete spesso voi. Se devo dare credito ai molti cui avete rovinato il sabato genovese, la sensazione prevalente era semplice: la gente è stanca delle manifestazioni “contro”. Preferirebbe vedere qualcuno impegnato a risolvere problemi concreti.
Naturalmente Vannacci dovrà ancora dimostrare molto. Dovrà pubblicare un programma completo, chiarire le proprie posizioni economiche e internazionali, spiegare come intenda affrontare le cause, e non soltanto gli effetti, dei problemi che denuncia.
Fino a quel momento resta un abile comunicatore, particolarmente efficace su immigrazione e sicurezza. Ma una cosa appare già evidente: dal successo del suo Mondo al contrario nel 2023 fino a oggi, i suoi più efficaci propagandisti sono stati proprio i suoi avversari.
Convinti di isolarlo, lo hanno trasformato in protagonista.
Nell’Italia di tipacci e pagliacci irrompe così il fenomeno Vannacci. E cantare Bella ciao come un rito identitario, nella curva della politica, difficilmente fermerà il vento. Il resto è teatro: una recita in cui ciascuno cerca il proprio applauso.