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Climunismo

di Marcello Veneziani - 21/08/2026

Climunismo

Fonte: Marcello Veneziani

Quest’estate è nata una nuova ideologia e un nuovo movimento globale: il climunismo. Non è un refuso né un concetto filosofico astruso, ma è in sintesi la nuova ideologia climatica che attraversa la sinistra globale e assomiglia a suo nonno, il comunismo, da cui prende deformato il nome e non solo. È esplosa dopo un’estate rovente che, secondo gli apocalittici della termosinistra, rimpiangeremo la prossima estate, perché il caldo aumenterà sempre di più. Più di ieri ma meno di domani: il progressismo ormai si applica soltanto alla temperatura e al riscaldamento globale. 

La battaglia sul clima caricata di ideologia sta diventando la prosecuzione del manicheismo e della lotta di classe in altri contesti e con altri mezzi; ricalca lo schema delle guerre politiche, sociali e culturali del passato. Il Nemico è come ieri il reazionario, il fascio-liberista e il tecno-mercatista, appollaiati come arpie sui mezzi di produzione e consumo e si riassumono nel negazionista; ieri era colui che negava i campi di sterminio, oggi è colui che nega l’escalation climatica e le gravi colpe umane. Il nemico di oggi, esattamente come si diceva del nemico di ieri, vuol far passare per naturale, inevitabile, quel che invece è frutto del cinico uso, abuso e sfruttamento da parte di un ceto di potenti e di squali. Non è la natura a essere matrigna, ma è la bestia umana che nasconde dietro la natura o il rassicurante “è sempre stato così”, la manipolazione del clima e dunque della società. 

L’internazionale climunista guerreggia in tutto il pianeta contro il criminale termocapitalismo e i suoi servi e sottoposti: questi nel nome dei loro loschi interessi e profitti vogliono fare della terra un immenso forno crematorio in cui ridurre l’umanità a vivere e liquefarsi in un inferno. Il progetto politico rivoluzionario che vi si oppone, come ai tempi di Marx e di Engels, è “l’abolizione dello stato di cose presenti” e l’avvento di una società perfetta che sappia respingere il caldo non con l’artificio dell’aria condizionata ed altre diavolerie industrialiste ma con le energie sostenibili e le virtù del puritanesimo meteorologico. È lo stesso schema del comunismo applicato al clima, da cui il neologismo che abbiamo coniato, climunismo. Come nel comunismo, la questione da cui si origina, lo sfruttamento dei servi e degli schiavi, la miseria del proletariato, la speculazione e il profitto, corrispondeva alla realtà e richiedeva una risposta in termini di giustizia sociale; così è reale pure l’alterazione del pianeta, il surriscaldamento con le sue conseguenze, lo sviluppo forsennato, le ricadute di uno sfrenato modello consumistico sull’ambiente, sulla vita, sulle specie e sull’habitat naturale. Ma schematizzando, radicalizzando e riducendo a una sola causa le più complesse, variegate, contraddittorie concause di questa situazione, succede che la pretesa utopica e distopica unita al risentimento verso il mondo reale e all’odio verso chi si ritiene colpevole o complice, prende il posto della realtà e di ogni realistico programma di riforme imponendo un’immaginaria guerra di liberazione. Per esempio si prescinde dal valutare che l’incidenza umana sul clima e sulla situazione del pianeta è assai limitata rispetto a più vasti fenomeni cosmici e geologici, nonostante la gigantesca espansione dei mezzi tecnologici, e incide in una percentuale assai ridotta su quel che accade e potrà accadere. O, per esempio, non si considera l’impatto del fattore demografico in rapporto ai consumi: otto miliardi di abitanti che usano le energie sono, al di là dello sfruttamento dei soliti malvagi, un’emergenza di per sé grave che non si combatte coi mulini a vento, ovvero con le pale eoliche ed equivalenti. O ancora, non si considera che la nostra acuita percezione del caldo e la sensazione di insostenibilità deriva anche da una sopraggiunta fragilità e intolleranza dovuta all’uso abituale di refrigeratori, docce, condizionatori d’aria e altre forme di ventilazione e rinfresco. Ricordo l’umanità nei giorni della canicola fino a mezzo secolo fa, annegava in un bagno di sudore, a caccia di ombre, frescure e ventagli; file alle fontane, non dormiva la notte, restava ai balconi o per le strade, si stendeva sul pavimento, più fresco del materasso; e non sto descrivendo la vita proletaria ma la vita media, lo ricordo anche come esperienza personale; oggi tutto questo assume un significato apocalittico, da fine del mondo, ieri era accettato come un’inevitabile effetto dell’estate, tra estati più torride e altre più clementi. Quindi, prima che il clima siamo cambiati noi e la nostra soglia di sopportazione. Insomma, bisogna distinguere i fenomeni, le cause e aver senso storico e reale nel fare paragoni. E poi alcune previsioni catastrofiche di mezzo secolo fa non si sono avverate e questo rafforza lo scetticismo verso gli allarmi, anche quando hanno qualche fondamento.

Queste concause, lo ripeto ancora, non negano la realtà del fenomeno, col paradosso aggiuntivo che sono gli stessi strumenti usati per difenderci dal caldo a concorrere a innalzare poi la temperatura ambientale e a peggiorare l’atmosfera, oltre le responsabilità di chi bada solo al profitto o al potere e non si cura degli effetti che si producono sulla gente. Hanno caldo? Che usino i condizionatori, rispondono le Marie Antoniette del Sistema. Però la ghigliottina, allora come oggi, non è un buon rimedio.

Anziché affrontare con realismo la situazione e proporre adeguati e specifici interventi, si prende la tangenziale integralista che si allontana sempre più dalla città reale e si entra in una dimensione esagerata, esagitata e in uno scontro etnico tra la razza dei virtuosi e la razza dei viziosi. Accade così che ci troviamo nel mezzo, tra irresponsabili negazionisti climatici e fanatici terroristi climatici.

Intorno a questo arsenale di allarmi e di paure nasce anche una diversa visione culturale.  Il Sole che fu la raffigurazione del divino, la rappresentazione del bene e la benedizione della luce, del giorno e della vita, diventa il malefico agente che produce morte, tumori, aridità e malattia. La morte del sole fu ipotizzata da pensatori nichilisti come Georges Bataille e Manlio Sgalambro; ora diventa fenomeno fisico nefasto con ricaduta terrestre ed umanicida. Ma il Sole che brucia e nuoce ha trovato oggi un colpevole umano, che tramite l’uso sconsiderato della tecnologia e dell’energia, genera il buco dell’ozono, i gas serra e gli effetti malefici del sole.

Il peggior modo per affrontare il tema del clima è rimettere in piedi un fanatismo ideologico applicato all’ambiente. Quello che abbiamo chiamato climunismo.