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Diritti e violenza

di Massimo Maraviglia - 25/10/2026

Diritti e violenza

Fonte: Massimo Maraviglia

Nel concetto di diritto umano si trova una carica eccezionale di violenza. Come diceva Mazzini, con i diritti si distrugge e non si costruisce niente. Perché il diritto soggettivo è  una pretesa rivolta ad altri - mai interpellati - nei confronti dei quali, solo in ragione di un'enunciazione apodittica e di una dichiarazione non argomentata,, si dovrebbe generare un dovere. Generalmente si avanzano rivendicazioni di diritti nei confronti di istituzioni: l'obiettivo astratto favorisce l'illusione di poter facilmente ottenere quanto richiesto, perché facilmente oggetto di mitizzazione e dell'attribuzione di prerogative onnipotenti. Il diritto soggettivo diventa la chiave (inglese) per colpirle, se giudicate inadempienti. Basta moltiplicare i diritti indefinitamente e renderli sempre più radicali e dunque strutturalmente impossibili da soddisfare. Ma siccome il diritto è per sua natura giusto, se non si soddisfa la sua rivendicazione si entra nella sfera del male.E di fronte alla violenza del male l'unica risposta è  la violenza. Contro chi? Qui si apre il mondo multicolore delle inferenze. Praticamente chiunque può essere considerato agente di una certa istituzione perché, a prescindere da chi è o da quello che fa, "oggettivamente" si pone al servizio  dell'oppressore e del nemico. Quindi di volta in volta tutti possono diventare bersagli. Ma siccome il diritto soggettivo è  centrato appunto sul soggetto sui sui desideri e sulle sue aspirazioni è  molto facile la sua traduzione edonistica, quando si scopre che l'interesse del soggetto non è  la Libertà,  la Democrazia  la Giustizia, ma l'ultimo telefonino della Apple o la marca di scarpe alla moda. Perché le masse sono materialiste e spiritualmente canagliesche per natura. In loro la moneta cattiva scaccia sempre quella buona. Quindi il salto da "voglio tutto", "pretendo tutto" a "mi prendo tutto", "spacco tutto" e "rubo tutto" è  molto facile. Quindi le devastazioni sono figlie non di un presunto e mai dimostrabile disagio, non di indigenza economica, non di disperazione esistenziale, ma del semplice desiderio di avere di più. Non a caso hanno un grande banchiere capitalista come Mario Draghi tra i loro sostenitori. Una certa dose di violenza è  necessaria per confermare e alimentare la pianta del capitalismo. Dopo una  scuola che insegna solo diritti, la piazza diventa il luogo dove la teoria diventa prassi, e la violenza delle pretese edonistiche ed egoistiche diventa  crimine di massa, democratico e collettivistico. Il capitalismo d'altronde, ha una storia ricca di questi lavacri criminali dove celebra le sue svolte e supera le sue crisi. E sempre il collettivismo para-socialista al momento buono si dimostra ottimo strumento di affermazione della barbarie materialista del guadagno e dell'accumulazione.