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1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Due racconti distopici a confronto

di Francesco Petrone - 25/10/2026

1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Due racconti distopici a confronto

Fonte: Francesco Petrone

Orwell è molto più citato perché è più facile da usare. Quando vogliamo indicare un nemico basta indicare il "Grande Fratello", si cita il romanzo "1984", il famigerato "Ministero della Verità", e tutti capiscono immediatamente, il messaggio viene recepito. È utile per la polemica del giorno.
Però Orwell descrive una società che si regge sulla paura, sulla penuria, sul terrore, sul controllo evidente. Una società di tipo stalinista. Come riassume il suo slogan: "La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza." Però oggi nessuno accetterebbe più di vivere con la paura 24 ore su 24. Sarebbe troppo costosa da mantenere. Inoltre la paura e la repressione possono accendere la coscienza a delle minoranze.
Huxley sembra superiore perché il suo mondo distopico è più pericoloso perché più raffinato. Huxley ha capito che non c'è bisogno del terrore inquisitorio se alla gente viene fornita una finta libertà.
Lo aveva capito già nel 1949, scrivendo a Orwell appena uscito 1984: "La mia convinzione è che nel giro della prossima generazione il mondo sarà molto più simile al mio Mondo Nuovo che al tuo 1984. Le tecniche di condizionamento tramite ricompense e distrazioni sono più efficienti e meno costose del terrore."
In 1984 la società del Grande Fratello impedisce di fare le cose.
Nel Mondo Nuovo, invece, ognuno si convince autonomamente che non vuole farle.
Il sistema descritto da Orwell, esercita il controllo togliendo. Viene tolto il cibo, il sesso, la libertà di parole, soprattutto la verità. Non rimane che obbedire perché la fame e il terrore favoriscono solo il condizionamento di massa.
Il mondo immaginato da Huxley, al contrario, controlla dando. Fornisce il sesso facile, il divertimento perpetuo, la droga leggera (il soma), intrattenimento e comfort. Viene spontaneo obbedire non per paura ma per sazietà e ancor più per totale distrazione. Non sembra ci sia nemmeno bisogno di disobbedire. Manca un perché.
Orwell immaginava che i libri sarebbero stati bruciati.
Huxley, con più immaginazione, immaginava che nessuno avrebbe più voluto leggerli perché c'era qualcosa di più divertente da fare nell'immediato.
Nella nostra società nessuno ha bruciato i libri. È stato messo in tasca a tutti un oggetto che contiene tutti i libri e anche i filmati e la gente sceglie da sola di guardare invece di leggere. Come ha scritto Neil Postman nel 1985, riassumendo meglio di tutti il confronto: "Orwell temeva che i libri venissero vietati. Huxley temeva che non ci sarebbe stato motivo di vietarli, perché non ci sarebbe stato nessuno che volesse leggerli. Orwell temeva chi ci avrebbe privato dell'informazione. Huxley temeva chi ci avrebbe dato così tanta informazione da ridurci alla passività."
Orwell rappresenta la dittatura che dice: "Non puoi".
Huxley immagina il sistema che dice: "Puoi fare tutto quello che vuoi, purché sia questo".
E la seconda è molto più simile a quello che viviamo. Una finta libertà dove l'uomo è apparentemente libero di scegliere ma è schiavizzato dal confort che impedisce di vivere, di respirare a pieni polmoni, di avere paura, di soffrire anche per qualcosa che amiamo e di provare la gioia della conquista e della pienezza di una gioia quando non viene dall' esterno.