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È nato l’Intellettuale artificiale

di Marcello Veneziani - 02/07/2026

È nato l’Intellettuale artificiale

Fonte: Marcello Veneziani

Ogni santo giorno i giornali e la tv si fermano davanti all’edicola votiva per venerare l’Intelligenza Artificiale e i suoi prodigi. O, se atei o credenti in altre religioni, per tirare il freno d’emergenza o suonare il campanello d’allarme, sulla nuova divinità mostruosa che s’impone al culto. In fondo monstrum conserva tutta la sua ambiguità perché significa sia prodigio eccezionale che orrenda bestia. Non c’è santo giorno che all’edicola votiva non si celebri un rito, una messa, non si lasci un dono in offerta o un ex voto a devozione. Convengono da ogni parte per l’adorazione dei Re Magi, perché di sovranità si tratta e pure di magia. Rifugio di ogni demenza naturale o snaturata, invocazione di ogni perizia tecnologica o traviata, l’Intelligenza Artificiale domina ormai incontrastata il panorama mondiale e produce svariate protesi in tutti i campi, dalla politica alla difesa, dalla sanità all’avvocatura, dall’industria alla pubblica amministrazione, dalla campagna alla bottega. Tutto è passato sotto il controllo e il dominio dell’IA, questa sigla che un tempo era il raglio dell’asino e oggi è invece qualcosa che si pronuncia come il Si tedesco al mondo nuovo. In ogni mestiere, professione o lavoro individuale e collettivo, c’è ormai la zampa meccanica dell’Intelligenza Artificiale. Ma nessuno aveva finora usato per pudore l’Intelligenza Artificiale per indicare una figura che sfugge a ogni precisa classificazione e resta volutamente amorfa e polimorfa, nel limbo di un sapere indefinito e generale e di un lavoro misterioso che sconfina nel non lavoro. Ma alla fine bisogna avere il coraggio di annunciarlo: sta nascendo l’Intellettuale Artificiale. Figura nuova, assolutamente inedita, che mette fine, una volta per tutte, alle annose controversie intorno al ruolo, alla collocazione e al compito degli intellettuali. L’intellettuale apparve alla fine dell’ottocento ma era già in funzione nel settecento con le società di pensiero illuministe. Il battesimo avvenne in Francia e si accompagnò a due fattori: l’avvento della modernità e il primato delle ideologie. Poi la definizione di Intellettuale diventò retroattiva e si applicò perfino all’antichità e diventò estensiva e si applicò a ogni genere d’artista o di studioso. Nacque con una contraddizione intrinseca che fu il suo peccato originale e infine la sua condanna: pur evocando l’intelletto, l’attività di pensiero e dunque il primato delle idee sulla realtà, l’intellettuale nasce nel tempo in cui il pensiero per essere valido deve farsi azione, la teoria deve farsi prassi, la filosofia deve versarsi nella storia e nella politica.

Quindi il povero intellettuale portava già dalla nascita il dispositivo della sua condanna alla dismissione: se è l’azione a determinare il pensiero e a decidere tutto, allora l’attività intellettuale è superflua, e prima o poi verrà superata dalla tecnologia e dalle altre pratiche di vita che rendono inutile il pensiero. L’Intellettuale accettò la subordinazione delle idee alla loro realizzazione e quindi della cultura alla politica; ma poi con il dominio della tecnica non c’era più bisogno nemmeno del supporto ideologico fornito dall’Intellettuale. E suonava un po’ ridicola la definizione stessa di egemonia intellettuale o egemonia culturale, a lungo imperante per tutto il novecento, una volta che è arrivata l’Intelligenza Artificiale. Lo notava ieri su La Verità un bizzarro uomo di scienza, come Mariano Bizzarri, annunciando la nascita con la Rete dell’Intellettuale Collettivo; non è più il Partito ma il Web a far nascere sui social questa figura partorita dalla Tecnica; non è più l’Ideologia ma la Tecnologia con le sue verità scientifiche il suo orizzonte di riferimento.

Così si sono create le condizioni per la nascita dell’Intellettuale Artificiale: che non legge ma scarica, non pensa ma si collega, non vive su una nuvola, come Aristofane sfotteva il filosofo Socrate, ma attinge il suo sapere dalla nuvola, l’I-Cloud e poi la getta nella rete.

L’Intellettuale Artificiale si insinua dappertutto, anzi è ormai pervasivo, dilagante. Le idee non servono più, ma anche le passioni ideali e civili sono reperti grotteschi di un’epoca primitiva che non si addice al paesaggio social e tech e alle sue platee; sono però ammessi insulti e rancori, mentre non sono gradite riflessioni e pensieri originali. Bisogna essere nel trend, nel mainstream, altrimenti si esce dai circuiti. L’Intellettuale Artificiale confeziona opere artificiali, romanzi, saggi, studi farlocchi oppure installazioni, opere d’arte, inventiva. La sua specialità è togliere contenuti e ideali a ogni cosa, togliere significati e assumere solo funzioni e finzioni, come si addice a un’era tecnologica assai spinta sul virtuale.

Nel versante artistico il precursore dell’Intellettuale Artificiale fu Totò, in un film del 1950, nelle vesti di artista moderno. Il suo interlocutore gli confessava di non capire la sua arte “Io non capisco che razza di arte è la tua. Astrattista, Futurista, Esistenzialista?” E Totò rispondeva: “La mia arte è Assenteista, cioè vale a dire che alle mie opere manca sempre qualche cosa”. E poi spiegava al sorpreso e disorientato interlocutore:”Vedi questa?” “Cos’è?- gli diceva con gli occhi del buon senso comune l’amico- Un cippo funerario?”. ”Profano! – lo apostrofava Totò – Questa è una madre con il bambino che piange”

“E dov’è la madre?” Gli obiettava l’amico. “La madre è uscita- rispondeva Totò. Ecco perché il bambino piange” “Sì, vabbè – rispondeva scettico l’amico – ma io non vedo neanche il bambino”. E Totò: ”Ma il bambino, sciocco, è corso dietro alla madre” (da Totò cerca moglie). Questo si che è surrealismo puro. Ecco l’arte assenteista, ma si potrebbe estendere la definizione alla cultura assenteista, al pensiero assenteista; ossia l’assenza di contenuto e forma, l’assenza d’arte, di cultura e di pensiero. L’Intellettuale Artificiale è il luogotenente del Nulla e del Vuoto, non esprime idee, bellezza, profondità, pensiero, capacità artistica o intellettuale. Nativo digitale, o digitale d’adozione, delega al dito il compito di pensare e di creare. Per la mente attinge a quella artificiale. Insomma, tiratevi su, l’Intellettuale Organico non è finito, come pensavate, è stato solo sostituito dall’Intellettuale Artificiale.