Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Elementi per un quadro psicologico extragiudiziale

Elementi per un quadro psicologico extragiudiziale

di Filippo Facci - 15/08/2026

Elementi per un quadro psicologico extragiudiziale

Fonte: Filippo Facci

ELEMENTI (extra inchiesta) PER UN QUADRO PSICOLOGICO DI o SU SIGFRIDO RANUCCI.

Si recensisce da solo. Su Amazon compare una recensione a cinque stelle di «La scelta» firmata «Emilio Cresci» ma che è pubblicata da un account che mostrava il nome Sigfrido Ranucci: il libro è definito «un capolavoro».
Il suo romanzo racconta anche le sue «trombate» (espressione sua) e sesso con donne del suo ambiente: quella che una «autobiografia» allora li definisce passaggi romanzati.
Moro, Piersanti Mattarella, Falcone, Borsellino. E Ranucci. Nel suo post «La voce che spaventa». Sapete già tutto.
Alla domanda su Palazzo Chigi risponde: «Ancora no». Domanda del gip.
Guccini come me. Nel ricordarlo appena morto, Ranucci passa in poche righe dal cantautore a Report, trasformando il necrologio in autopromozione.
Report vale più della presidenza del Consiglio. È il modo con cui respinge l’ipotesi di candidarsi: non dice «non mi interessa».
Sondate pure, amici. Si fa sondare come possibile premier. Mette mano al questionario. Suggerisce temi da sottoporre agli intervistati.
Va all’assemblea dell’Anm e incassa un lunghissimo applauso ricordando le oltre 220 querele (parentesi: io me ho di più, e allora? E senza copertura Rai).
Perseguitato dai servizi segreti e dalla destra. Al Parlamento europeo afferma di avere avuto «la certezza» che il sottosegretario Fazzolari abbia attivato i servizi per raccogliere informazioni sulla sua attività.
Caso Nordio: va in una rete concorrente, spara una cazzata non verificata su un ministro e poi fa un discorso sul valore «inalienabile» della libertà d’informazione.
In due servizi attacca l’intero mondo del vino con l’eccezione di Piero Riccardi, suo amico che aveva firmato 29 inchieste per Report. Anche la moglie aveva collaborato a Report.
Un servizio-documentario di Giulia Innocenzi in parte trasmesso su Report è apertamente (ma non troppo) finanziato da un investitore del mondo vegano di cui parla casualmente bene.
Un consulente storico di Report, Bellavia, definisce il programma “unilaterale” e dice che le inchieste sono scelte da Ranucci e osserva che Report non avrebbe mai realizzato vere inchieste sui magistrati.
In un servizio sul Covid, la giornalista Giovanna Boursier (18 anni a Report) raccoglie riscontri e interviste sul Gruppo San Donato che contrastano con tesi accusatoria sulla sanità privata, allora Ranucci accantona il lavoro e ne va in onda uno di Giorgio Mottola.
(mi sono stufato di scrivere)