Per il 91% della loro storia, negli ultimi 249 anni, gli Stati Uniti sono stati in guerra
di Alfredo Jalife Rahme - 15/08/2026

Fonte: Come Don Chisciotte
WarCosts (Costi della guerra) è una piattaforma di dati indipendente di TheDataProject.ai lanciata nel marzo 2026, con sede a Santa Barbara, in California, che crea piattaforme di dati gratuite e tracciabili con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, al fine di promuovere la trasparenza e la responsabilità del governo degli Stati Uniti.
WarCosts afferma che, dalla sua indipendenza nel 1775, gli Stati Uniti sono stati coinvolti in «oltre 36 conflitti di grande portata» e «hanno vissuto in pace solo 22 dei loro 249 anni di esistenza», il che significa che «sono stati in guerra per il 91% della loro storia!, il che lo definisce come uno dei paesi più inclini alla guerra nella storia moderna (https://bit.ly/3RSA4dN)".
Sono morti 1,35 milioni di statunitensi in tutte le guerre degli Stati Uniti: 405.000 nella Seconda Guerra Mondiale (SGM), 116.000 nella Prima Guerra Mondiale (PMG), 58.000 in Vietnam e più di 7.000 nelle guerre in Iraq e Afghanistan, mentre le «vittime civili nelle guerre degli Stati Uniti superano i 5 milioni su scala globale». Solo cinque delle guerre degli Stati Uniti sono state formalmente dichiarate dal Congresso: la guerra del 1812 (contro la Gran Bretagna e l'Irlanda alleate con le popolazioni indigene locali), la guerra degli Stati Uniti contro il Messico, la guerra degli Stati Uniti contro la Spagna, la PMG e la SGM», mentre «più di 31 conflitti sono stati combattuti senza una dichiarazione formale, tra cui Corea, Vietnam, Iraq e Afghanistan», con 13 vittorie, cinque sconfitte e 13 «inconclusi».
La guerra più costosa è stata la «guerra al terrorismo», dal 2001 al 2021: oltre 8 trilioni di dollari, compresi i costi a lungo termine come l'assistenza ai veterani - più della Seconda Guerra Mondiale, che è costata 4,1 trilioni di dollari al netto dell'inflazione. La guerra in Iran «che nessuno ha chiesto, senza voto del Congresso, senza dichiarazione di guerra, senza strategia di uscita, senza un chiaro interesse degli Stati Uniti», quando Trump si è candidato con lo slogan «porre fine alle guerre eterne», cosa che il suo stesso alleato Tucker Carlson (TC) definisce «assolutamente malvagia e ripugnante». L'unica domanda che conta: «Di chi è questa guerra?». Ovvio: di Netanyahu/Israele! La guerra in Iran potrebbe costare agli Stati Uniti da 3 trilioni a 36 trilioni di dollari (stima del costo finale)! Warcosts si chiede se la politica statunitense di «cambio di regime abbia mai funzionato», dato che «è stata tentata decine di volte dalla Seconda Guerra Mondiale»: il «bilancio documentabile è catastrofico».
Oltre a commentare l'infanticidio di 180 bambine perpetrato da Israele a Minab (nel sud dell'Iran) e a sottolineare «l'influenza di Israele sulla decisione di Trump di scatenare la sua guerra contro l'Iran», Warcosts smaschera i beneficiari: 1-Israele/Netanyahu; 2-l'AIPAC e la lobby israeliana; 3-Gli appaltatori della difesa: Lockheed Martin, RTX/Raytheon, Boeing, Northrop Grumman e General Dynamics; 4-Le multinazionali dell'energia e gli speculatori del petrolio; e 5-Cina/Russia.
Tra i grandi perdenti elenca i contribuenti statunitensi, l'intera regione del Golfo Persico, l'economia globale e il movimento MAGA. Merita un posto d'onore nel suo infografico la «permanente economia di guerra degli Stati Uniti (tra l'altro, censurata da "qualcuno")» e il modo in cui «il conflitto permanente è diventato la norma economica». A proposito, questa incurabile dipendenza dalla guerra, che fa parte del DNA bellicoso del 91% della storia degli Stati Uniti, è stata contestata dal recente «Manifesto post-MAGA» in 10 punti di Tucker Carlson (https://bit.ly/3U1cSKT) che ha presentato in un livestream di quasi 2 ore (https://bit.ly/4cuUuQW), in cui critica l'influenza straniera di Israele.
Carlson ha rotto con il Partito Repubblicano e si è alleato con figure dissidenti di spicco come Marjorie Taylor Greene - imprenditrice ed ex legislatrice del Partito Repubblicano -; Thomas Massie - legislatore repubblicano, formatosi al MIT, promotore della richiesta di chiarimenti sui famigerati «archivi Epstein» e messo alla gogna per le donazioni elettorali dell'AIPAC - e Joe Kent - dimessosi dalla guida dell'unità antiterrorismo - che si sono ribellati alla guerra di Trump/Netanyahu contro l'Iran.
Riusciranno Carlson e il suo gruppo a salvare gli «Stati Uniti» dalla loro incurabile dipendenza dalle guerre che hanno caratterizzato il 91% della loro Storia?
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Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org
