Il Patto tripartito
di Filippo Bovo - 15/08/2026

Fonte: Filippo Bovo
Sul non immediato ingresso dell'Egitto nel Patto di mutua difesa firmato da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, sono circolate le tesi più varie e controverse. C'è chi ha parlato di un rifiuto egiziano, chi invece saudita, e chi ancora di una trappola tesa da Arabia Saudita e Turchia all'Egitto per verificarne l'affidabilità, conclusasi in modo tale da motivarne l'esclusione (Riyad ed Ankara avrebbero passato al Cairo una falsa nota d'intelligence per sincerarsi che non venisse passata ad Israele; essendo ciò avvenuto, avrebbero a quel punto optato, a buon diritto, per l'esclusione). La storia della "trappola", per quanto suggestiva, non era comunque vera: a farla circolare, frutto della propria fantasia, un esponente della diaspora egiziana in esilio negli USA, vicino ai Fratelli Musulmani ed estimatore dell'ex presidente Morsi, ripreso da un giornalista turco all'opposizione, conservatore "tollerato" solo per un suo recitato antigulenismo.
A smentire certe ricostruzioni, bastano semplici notizie come certe apparse oggi, relative ad un incontro nella città costiera egiziana di El-Alamein la scorsa notte tra i ministri degli esteri di Egitto, Arabia Saudita e Turchia, per discutere dei più recenti sviluppi regionali (ne parla ad esempio The New Arab). Mentre un'altra ancora, relativa ad un crescita di quasi il 300% degli scambi commerciali nei primi quattro mesi dell'anno tramite il confine di Razi, tra Turchia ed Iran, con un transito di 8.975 vagoni ferroviari, suggerisce l'idea che il Patto di mutua difesa proprio così anti-iraniano non sia (ne parla alla Fars proprio il direttore dell'ufficio doganale di Razi, Ali-Ashgar Abdollahi). In effetti, la nascita ufficiale del nuovo Patto di mutua difesa ha presto alimentato le interpretazioni geopolitiche più varie: forse anti-Iran, forse anti-Israele, forse nuova NATO filo-USA, o chissà cos'altro ancora. In realtà, si tratta semplicemente di tre paesi che si riuniscono, prendendo atto che gli equilibri politici e militari intorno a loro non esistono più o sono comunque sul punto di collassare, e congiuntamente iniziano a lavorare per una nuova architettura di sicurezza nel Medio Oriente. In pratica, quello che dovremmo fare anche noi europei.
Naturalmente, il Patto di mutua difesa non intende limitarsi ai suoi soli tre paesi fondatori, e del resto l'Egitto ne è già membro occulto da tempo: perché è bene ricordare che, prima di questo Patto, già si parlava di un'alleanza militare in via di formazione, spesso definita "NATO islamica" (termine orrendo, in odor di eurocentrismo), con frequenti consultazioni tra Arabia Saudita, Turchia, Pakistan ed... Egitto. Non a caso, nel linguaggio giornalistico era apparso pure un acronimo con le iniziali di tutti questi paesi, STEP (Saudi-Turkish-Egyptian-Pakistani, o ancora "Saudia"-Turkey-Egypt-Pakistan). Il ministro degli esteri turco Fidan ha rivolto inviti all'Egitto ad unirsi, e così pure Riyad. L'Egitto, nel mentre, temporeggia calibrando le sue mosse, giacché al momento ha intorno a sé fronti caldi a cui dare priorità: il Sinai, con Gaza e la presenza di nuclei ISIS nella penisola, alimentati sottobanco da Israele; il Mar Rosso, dove con Eritrea e Somalia sta costruendo un'altrettanto nuova ed inedita architettura di sicurezza per la regione (parallela a quella posta in essere da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, col Patto di mutua difesa e ad esso parallela, destinata, nel tempo, ad unirvisi), volta a contenere l'azione erosiva israelo-etiopico-emiratina nella regione; la Valle del Nilo, dove analogamente opera con Eritrea, Sudan, Arabia Saudita, Turchia (nonché, indirettamente, pure l'Iran) a sostegno del governo nazionale in Sudan contro la guerra civile portata avanti dalle RSF e da SPLM-N (foraggiate ed armate da Israele, EAU, Etiopia) e contro le pretese etiopiche sul Nilo nella questione relativa alla GERD; la Somalia, dov'è presente con suoi contingenti, al pari della Turchia, in difesa della sovranità nazionale proprio dalle mire israeliane, emiratine, non limitate al sostegno del separatismo del Somaliland, ma anche di realtà come al-Shabaab e IS-Somalia.
Con simili dossier strategici regionali sul tavolo, che l'Egitto abbia interesse, prima di tutto, a garantirsi la sicurezza di spalle e fonti vitali (il Nilo e il Mar Rosso, primi tra tutti, per logiche motivazioni) non appare una scelta tanto sconsiderata: sconsiderata, semmai, potrebbe apparire una scelta in direzione contraria. Tuttavia le condizioni per un ingresso dell'Egitto nel Patto, come descritto, non mancano: affrontate quelle priorità, che al contempo lo legano al Patto ma anche lo invitano a procedere preservandosi una maggior autonomia, nulla potrà vietargli di diventarne quarto membro a pieno titolo.
