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Fumo, fuoco, montagne

di Guido Dalla Casa - 19/08/2026

Fumo, fuoco, montagne

Fonte: Guido Dalla Casa

Un triste ritorno

  Ho frequentato la montagna d’estate dal 1945, quindi per 82 anni, se contiamo anche questo mese di agosto. Per la prima volta sono dovuto tornare prima del tempo per non dover respirare un incredibile fumo diffuso in tutta la Valsesia e valli laterali. Ho saputo che anche l’Ossola è tutta un fuoco e fumo: molte altre parti d’Italia e d’Europa sono ridotte piuttosto male per gli incendi. Non ho mai visto uno scenario simile: il sole si intravedeva appena, le montagne erano quasi invisibili, e il cielo molto in alto doveva essere sereno. Quota 1300, niente vento, pressione alta. Scarsissimi, o nulli, i mezzi disponibili per fronteggiare il fenomeno in qualche modo. Unica speranza: almeno due giorni di pioggia, chissà quando.

La situazione

  E’ stato un ritorno forzato da quelle montagne, di solito bellissime. Le fiamme vere erano ancora lontane, ma l’aria poco respirabile, e la visibilità molto bassa. Forse solo la situazione generale mi era chiara: la Terra ha innescato le sue difese dalla grave malattia che l’affligge da 80 anni, ma in realtà da circa due secoli, quando ha cominciato a manifestarsi il suo male: la civiltà industriale, modello nato nella cultura occidentale con l’esaltazione dei concetti di “progresso” e “sviluppo”.  L’uomo, l’uomo, l’uomo: tutto il resto è al suo servizio, è fatto per lui (da tre miliardi di anni??).

  Ma l’informazione generale è scarsissima: devono parlare della destra, della sinistra, delle prossime elezioni, sempre tutti per dare la colpa a “quell’altro”. Oppure si occupano dei cosiddetti “faccendieri” e pensano sempre alle loro sedie. Inoltre, sono molto impegnati a inventare nemici inesistenti, a comprare armi che ammazzeranno qualcuno da qualche parte, ma aumenteranno qualche dannato PIL. Un “dettaglio”: gli aerei da guerra in Italia sono molti, ma molti di più degli aerei antincendio (Canadair).

  Proviamo a fare qualche considerazione rapida, sostanzialmente non tanto contestabile, almeno in qualche ambiente ristretto e considerato “di nicchia” soprattutto perché non può accedere all’informazione di massa:

-        L’umanità è una specie animale, parte del Complesso degli Esseri Senzienti (in breve: la Terra, o la Natura), che è un Organismo con altissimo grado di complessità;

-        Nei sistemi complessi si manifestano fenomeni mentali (Prigogine, Capra, Bateson, Sheldrake, Lovelock, Margulis), che potrebbero essere anche coscienti, o con un tipo di coscienza molto diversa dalla nostra;

-        La civiltà industriale sempre-crescente è un fenomeno incompatibile con la Vita (o il funzionamento) del Sistema più grande cui appartiene;

-        E’ facile dedurne che innescherà qualche fenomeno per liberarsi dal suo male e quindi anche variazioni climatiche ultrarapide e incendi conseguenti.

Non mi sembra che sia molto difficile comprendere l’evidenza di questa successione, eppure spesso viene ignorata o negata:

-        per mancanza di informazione;

-        per reazione psicologica in quanto vissuta come una “novità sgradita”;

-        per la convinzione che tutto avviene “per opera di qualcuno (umano)”.

Questi ultimi sono i cosiddetti “complottisti”, con tutte le varianti del caso.

  Per costoro ci sarebbero alcuni super-ricchi, a volte anche ultranovantenni, che provocano gli eccessi climatici oppure che li negano (!) per “dominare il mondo”. Probabilmente qualcuno che ci prova c’è davvero, ma è soltanto qualche soggetto malato del cosiddetto delirio di onnipotenza.

Gabbiani e tempeste

  I cosiddetti super-ricchi hanno lo stesso potere sul clima di quello che hanno i gabbiani di provocare o fermare le tempeste, a meno che si intenda nominare soltanto la loro eventuale e mascherata azione, propria di tutta la civiltà occidentale, di idolatrare l’economia, il PIL, il progresso e le altre amenità di cui ci hanno riempito la testa fin dai primi anni di scuola: ma la causa prima di questi fenomeni è tutta la civiltà in cui siamo immersi.

  Me li vedo, i gabbiani: quando si scatena la tempesta, i più saggi si acquattano nei buchi fra la le rocce e aspettano che passi. Può darsi che qualcuno pensi che la tempesta sia causata da quelli che hanno qualche filo d’erba di più nel nido, “gli immortali”, forse qualcuno di questi pensa di essere più forte del vento, ed esce dal buco, magari non fa più ritorno, e sbatte contro le rocce, chissà…forse credeva di essere il padrone della scogliera, o dei venti.

  Ma è la Terra, o Wakan Tanka, l’Anima del Mondo, il Grande Inconscio, il Brahman,  come volete chiamarlo, che deve guarire dal suo male, che dura ormai da due secoli… che non sono poi tanti, per la Terra, ma sono stati veramente disastrosi, soprattutto negli ultimi ottanta anni. C’è da sperare che il transitorio verso un mondo diverso sia breve, e il periodo traumatico intermedio non troppo duro. Può essere attenuato da una qualche forma di consapevolezza? Anche noi siamo la Terra.

Conclusioni

  Se ci fosse anche un minimo di onestà intellettuale, qualcuno dovrebbe dire ai popoli del Pianeta: “Signori, abbiamo constatato che il modello culturale denominato civiltà industriale e nato più o meno due secoli fa nel cuore della cultura occidentale è fallito, perché è incompatibile con il funzionamento del Sistema Biologico Terrestre, che è il sistema più grande di cui tutti siamo parte. Facciamo il possibile per rendere minima la gravità degli inevitabili traumi che ci attendono” o qualcosa di simile. Se qualcuno facesse un discorso simile a milioni di umani (TV), alla trasmissione succederebbe un “incidente tecnico” prima della fine del discorso: interruzione immediata. Come scrisse Guido Ceronetti più di 30 anni fa, “…non vogliono il rimedio, vogliono il male, in tutta la sua spietatezza”.

 

 Per approfondimenti: www.ariannaeditrice.it/articoli/tutto-chiaro