Ranucci dovrebbe mettersi davanti al pubblico: uno contro tutti
di Carlo Freccero - 19/08/2026

Fonte: nowmag
Una bomba che potrebbe diventare un’opportunità per la tv di riflettere su se stessa. Carlo Freccero prende l’affaire che coinvolge Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola dal lato della teoria. E come ha fatto Tommaso Cerno, con diverse intenzioni, lancia la proposta anche su MOW: “Ranucci dovrebbe mettersi davanti al pubblico, uno contro tutti. Come faceva Maurizio Costanzo”. Come Carmelo Bene, direbbe qualcuno. Lo spunto in realtà vale soprattutto per la Rai: “Si dimostrerebbe contemporanea e capace di autoanalisi”. Così, con ogni probabilità, non sarà. E continuerà invece la stessa dinamica degli schieramenti. Le ipotesi di un livello superiore occulto alla regia di questa vicenda circolano (e anche Freccero qualche domanda se l’è fatta): com’è possibile che tutti i principali nomi dell’ informazione italiana si sedessero a tavola con Lavitola nell’indifferenza generale? Ma lì, alle ipotesi, dobbiamo fermarci. La certezza è che Ranucci è vittima dell'attentato, mentre Valterino il mandante con amore. La scenografia è una lunga tavolata, sul piatto gelatina buona per esplosivo da cava e vongole sgusciate. “È Roma”, dice ancora Freccero, “la città che capovolge e mescola ogni cosa”. E mescola anche narrazioni. Maestro in questo è Paolo Mieli: “La sua intervista è il pezzo più bello finora. Mieli si piega al teatro, interpreta mille personaggi, trasforma ogni tema in soap opera. Perché questa è la politica oggi”. La bomba (e il dopo-bomba), però, secondo Freccero dicono molto anche sul giornalismo.
Carlo FrecceroAnsa
Cosa pensa del cambio di titolo dell’intervista che ha rilasciato al Quotidiano Nazionale?
Per esperienza so che il titolo dell’articolo viene regolarmente cambiato dalla redazione, soprattutto se il testo da pubblicare non è in linea con gli orientamenti del giornale in cui sei ospitato. Talvolta si arriva ad un effetto paradossale per cui il titolo smentisce il contenuto dell’articolo stesso. È un’operazione che presuppone una lettura distratta da parte del pubblico, una sorta di analfabetismo di ritorno. Il giornale non rappresenta più un testo da meditare ma una sfilata di titoli fatti per aggiornare il pubblico senza obbligarlo a leggere. Questa operazione di sintesi che si vuole imporre riassume molto bene l’attuale utilizzo dei quotidiani, che non vengono fruiti come repertorio di notizie reali, ma come specchio della verità ufficialmente accettata in quel momento storico. In particolare il giornale non espone la realtà, ma la finestra di Overton sulla realtà accettata in quel preciso momento.
Cos’è la finestra di Overton?
È uno strumento di comprensione molto utilizzata dalla controinformazione. Overton è stato un esperto di ingegneria sociale che aveva capito che su ogni argomento, in un determinato periodo storico, ci sono limiti sociali su cosa può essere liberamente detto. È come se il reale fosse inquadrato da una finestra che rappresenta i limiti del politicamente corretto in quel contesto. Overton intuì che quei margini possono essere impercettibilmente spostati per far cambiare opinione alle masse. Col passare del tempo, nell’assoluta indignazione iniziale, si introdurrà progressivamente un “però”, un “tuttavia”, “in fondo”, cercando di capire la logica di quello che era considerato un tabù. Oggi i giornali non vogliono informare, ma formare il proprio pubblico attraverso questo meccanismo.
Dicono che se c'è una vittima di quella bomba, oltre a Ranucci, è il giornalismo che lui incarnava.
Dobbiamo attenderci ulteriori sviluppi, ma è una vicenda che rappresenta cos'è il giornalismo oggi, fatto di lobby, amicizie, pranzi. È Roma: la città che capovolge e mescola ogni cosa.
Come dice Dago, che lei conosce bene: Roma è di chi attovaglia le persone giuste.
Ci sono due orizzonti. Il primo: ho l’impressione che Ranucci si muova ancora secondo quella teoria per cui la Rai conta moltissimo, come fossimo negli anni Ottanta o Novanta, mi sembra di rivivere ciò che ho vissuto con Michele Santoro. Eppure la controinformazione rispetto al potere va in tutt’altra direzione. Ma ci siamo ancora troppo in mezzo per capire. Sarà interessante, quando sarà finita, fare l’anatomia di questa storia e di tutte le cose incredibili che si stanno susseguendo. Una riflessione sulla tv si dovrà fare.
Sigfrido Ranucci a ReportAnsa
Finora che idea si è fatto?
Si conferma ciò che già sapevamo: la tv fa male. La luce rossa della diretta è cancerogena, come diceva Antonio Ricci. Racconto un aneddoto per spiegarmi. Ho capito che Berlusconi sarebbe sceso in politica quando a San Siro la gente del Milan, bambini compresi, gridava: "Presidente, presidente". La tv ha lo stesso effetto del calcio: può farti sentire invincibile. Ma allo stesso tempo ciò che è accaduto a Ranucci può davvero aiutare la televisione.
La proposta che ha già mosso: un’inchiesta di Ranucci su se stesso.
È la prima cosa da fare. Se fossi direttore glielo proporrei. Davanti a un pubblico, uno contro tutti, come faceva Maurizio Costanzo. Sarebbe la prima volta che la tv si fa l'esame di coscienza in diretta.
La Rai sarebbe disposta a dargli questa chance?
Se la Rai fosse contemporanea sì. Ma non lo farà. Oggi i media hanno una capacità di riflettere su se stessi che non avevano in passato. La rete pubblica se non altro dovrebbe farlo perché i media esigono un’autoanalisi.
E se invece fosse dalla parte del pubblico che domanda gli farebbe?
Ma perché a Roma le vongole sgusciate creano questi rapporti d'amicizia che vanno oltre la destra e la sinistra? Vuol dire che destra e sinistra sono uguali e, in definitiva, inutili? Emerge poi una verità che fa riflettere.
Cioè?
Io vorrei fare un discorso sul giornalismo in generale, non sul personaggio Ranucci. Voglio parlare di un sistema, il giornalismo italiano, che si divide sempre più all’interno di un partitismo spicciolo. In questi giorni a livello internazionale sta succedendo di tutto. Mi riferisco anche a un evento dirompente come l’audizione di Fauci al Senato americano, che capovolge molte delle convinzioni esposte dai giornali sulla pandemia, gli stessi giornali che oggi ne parlano come di un benefattore. Mentre il mondo va avanti, l’Italia dimostra di vivere ancora in una bolla spaziotemporale in cui l’orologio della storia si è fermato alla vigilia del Covid. Alcuni temi sono tabù per la stampa. L’agenda internazionale è sostituta dal gossip e dal sensazionalismo sul personaggio di turno.
Oggi quel personaggio è Ranucci.
Così si propone una visione del giornalismo politicamente orientata. Prima dell’affaire, Report rappresentava l’ultimo reperto della tv-verità degli anni d’oro di Rai Tre. Conosco molti dei redattori del programma che, nel tempo e nell’anonimato, hanno portato avanti le loro inchieste alla ricerca di quella verità che giustificava il servizio pubblico.
Ranucci deve lasciare?
Credo che abbia sbagliato a fare della sua vicenda una sorta di solitario viaggio dell’eroe. L’informazione non ha bisogno di star, bensì di una costante ricerca della verità sul campo. D’altronde è il modo in cui ragiona la società: premia la visibilità sui contenuti.
Paolo MieliAnsa
Torniamo a tavola: cosa pensa di Paolo Mieli?
L'intervista rilasciata a Labate è un capolavoro. È un ritratto scientifico di Mieli: lui che va al ristorante, si fa fare il piatto preferito e si fa riaccompagnare a casa. È un pezzo straordinario. Ecco perché tutti lo vogliono nei talk. Mieli si piega al teatro. Dice di essere di sinistra ma poi esalta Giorgia Meloni, interpreta mille personaggi, è una macchina narrativa capace di trasformare ogni tema in soap opera. Perché questo è diventata la politica. Se ci fossero ancora i maestri della commedia all’italiana sarebbero impazziti.
Quelle vongole sgusciate poi…
È una vicenda da Grande bellezza. Sì, quello è il pezzo più bello scritto finora.
Sul direttore di Repubblica ha un parere diverso, giusto?
Cappellini dà i voti continuamente, è un moralista, dice agli altri che sono putiniani, rossobruni, sovranisti. Che lui vada a cena da Lavitola è il paradosso.
Anche noi nel nostro piccolo gli abbiamo rivolto delle domande.
Il problema è grave. Ed è sintomo che ormai tutta la politica del centrosinistra si riduce a trovare il leader. Secondo me Cappellini ha letto questa cosa di Lavitola in funzione delle primarie.
In poche parole ha lasciato lì delle notizie per cercarne un'altra: il risultato del sondaggio.
È la domanda che dovrebbe porsi il centrosinistra: davvero l’unico tema è la ricerca di un leader?
Il più grande personaggio di tutta questa commedia resta Lavitola.
È il Jep Gambardella della situazione. Un Gambardella che vuole tornare al centro dell’attenzione. Ha nostalgia degli anni Ottanta. Solo che ora la bomba non conta già più nulla, perché i temi sono molto più importanti. Non è una storia di quartiere.
La sceneggiatura è stata scritta tutta da “Valterino”?
Lì mi fermo, perché ho dei dubbi. È possibile che il ristorante Cefalù, frequentato così tanto da personalità di quel rango, non sia mai finito sotto l’attenzione dei servizi, per esempio? C'è qualcuno più sopra?
Valter LavitolaAnsa
Lei ha detto che questa vicenda evidenzia lo scarto tra giornalismo online e cartaceo.
Da tempo difendo il giornalismo d’inchiesta online rispetto quello mainstream della tv e di molta carta stampata. Attenzione, ci sono ancora stimatissimi giornalisti e testate che seguo come esempi di professionalità. Ma il modo in cui il mainstream ha affrontato certi temi ha confermato la mia convinzione. Nell’epoca della simulazione, delle fake news e della reciproca accusa di spacciare il falso, il pubblico sente un disperato bisogno di verità. Per questo, mentre giornali e televisioni perdono pubblico e audience, il giornalismo online cresce con numeri incontestabili. Internet conserva un archivio di documenti in grado di confutare le notizie mainstream. Molta stampa cartacea e tv si ispira sempre più al format di Funari, “A bocca aperta”, in cui era vietato documentare le proprie affermazioni.
C’è una generazione di conduttori tv che sostituirà quelli attualmente in servizio nei programmi di inchiesta, magari per dare una svolta?
Non lo so. Quello che so invece è che ci sono molti podcaster seri. Io sono rimasto colpito da Bugalalla. È molto interessante che a ogni affermazione corrisponda un documento di cui lei dà le coordinate. Purtroppo la tv lavora sull'abitudine, sulla conservazione. E il cambiamento avviene solo quando c'è un fatto nuovo: Garlasco è stata una rottura perché ha dimostrato che le sentenze definitive si possono discutere. La vicenda Lavitola-Ranucci potrebbe diventare molto importante se vissuta con consapevolezza e capacità di riflessione.
a cura di Domenico Agrizzi
