Gli alfieri
di Lorenzo Merlo - 10/05/2026

Fonte: Lorenzo Merlo
Natura del prevedibile e dell’imprevedibile o realtà condizionata e creata.
Prendiamo le carte di giocatori seduti al tavolo verde.
Con la memoria, agevolata dal numero limitato delle carte del mazzo, potremo prevedere, a volte con certezza, altre con incertezza variabile le carte in mano all’avversario.
Se per alcuni giochi, quella certezza può anche essere definitiva, per altri, man mano che le combinazioni si moltiplicano, può essere fallata e fare acqua.
In modo strutturalmente identico, la prevedibilità di un comportamento all’interno di una relazione interpersonale tende ad esprimersi o a farsi lasca a causa di numerose variabili visibili e soprattutto invisibili, energetiche, emozionali, sottili. Se così non fosse potremmo predire come cresce un uomo o un pianta, quali interessi o forme prenderà nel tempo, quale sarà il culmine della sua esistenza e in quale modo morirà.
Quanto detto in merito al gioco delle carte e delle relazioni interpersonali, vale anche nei confronti delle medicine e dei vaccini. Eventi avversi tra quelli elencati nei bugiardini e tra quelli mai accaduti, possono realizzarsi in un individuo e non in un altro o, in questi, in modo differente.
Se nel gioco tutto appare depositato sul piano logico, razionale, meccanico, matematico, ma non lo è. Infatti, appena si prendono in considerazioni quanto le dinamiche dialettiche provocate volontariamente e involontariamente dai giocatori, nonché le loro latenti distrazioni, l’intera dinamica si sposta dal piano cartesiano a quello quantistico, dai singoli elementi separati a quello a rete o organico. Vale a dire che l’attendibilità della prevedibilità logico-matematica può venire drasticamente sabotata dal comportamento e dalle scelte dei giocatori a causa delle loro reazioni per noi inconcepibili, quindi impreviste.
Se nei giochi più semplici delle carte quanto detto si evidenzia in una certa misura, in altri, per esempio nel poker, la questione si conclama.
L’equivoco e l’incomprensione non stanno soltanto in un difetto meccanico: non aver sentito una parte di frase; aver inteso una parola che all’origine era un’altra; si riteneva attento il destinatario della nostra asserzione, ma non lo era; eccetera. Più facilmente si generano a causa della natura generale e di quella del momento che risiede in noi e filtra il mondo, secondo una modalità – – fatto salvo in stato di depressione e psicopatologie – sempre a favore della nostra biografia, posizione, idea. Ma filtra, in realtà non è puntuale. Crea è più opportuno. Infatti, in funzione di quanto alberga in noi, cogliamo dall’infinito i puntini utili al nostro disegno e lo chiamiamo realtà, verità, bene, giustizia e, riservato ai più acuti di noi, anche buon senso e ovvio. Così facendo ci sembra di seguire il nostro tracciato, mentre si tratta di una narrazione, che come per un film, è indotta dal montaggio occulto a noi stessi, ma eseguito secondo i nostri interessi.
L’incomprensione e l’imprevedibilità si spargono su tutti i contesti relazionali, quando tra gli interlocutori sussiste una occulta voragine esperienziale, culturale, intellettuale, immaginaria, valoriale, concezionale, semantica, eccetera. Tuttavia, per quanto sia profondo quell’abisso, a mezzo di un sentimento di attrazione, sarà riempito d’amore e reso impotente. Mentre, al contrario, con un sentimento di rifiuto, la profondità rimane insuperabile pur comprendendosi. Si tratta di estremi la cui natura e il cui potere si può evincere andando alle voci: “uomo compiuto” e “uomo ideologico”.
Tale configurazione quantistica della dialettica è necessariamente estranea alla nostra cultura soggiogata e delimitata dal criterio logico-meccanicista.
Un’estraneità che si mostra in tutti i contesti sociali, politici, educativi, psicoterapeutici e psicomotori un po' meno, medici che, insieme a mami industria farmaceutica o delle malattie, è il campione a mani basse dello speciale campionato del mondo ridotto a oggetti, eccetera, eccetera.
Un’industria di rendite immani totalmente eretto sulla salute di tutte le persone del mondo, cavie le miserabili, sani dichiarati malati da criteri massivi, malati mantenuti in vita come consumatori di medicine allopatiche.
Se ogni persona del mondo agisce e reagisce cogliendo dall’infinito il suo necessario e mantenendo così la sorpresa e l’imprevisto nei confronti dei metodi, dei criteri, delle uniformizzazioni, delle consuetudini e dei condizionamenti, tale osservazione si presta ad essere mutuata in ambito chimico-organico.
Se un farmaco può combinarsi in qualche organismo in modo non previsto dalla statistica non si tratta di un’eccezione come la scienza del conteggio percentuale ci direbbe. E non si tratta neppure di porre fine a tale presunta eccezione aggiornando il bugiardino. Con l’assunzione di un farmaco, sostanza e vaccino la nostra identità bio-chimica – esponente ed espediente della vita per restare informata e mantenere sé stessa – entra in relazione personale secondo modalità quantistiche.
A chi fa appello al principio positivista dei costi-benefici, la domanda è, “secondo quale scala temporale?” Quei costi-benefici sono gli stessi adottati, sventolati e rivenduti dal capitalismo. Gli stessi che hanno devastato la terra, così come quelli dell’industria farmaceutica hanno devastato la salute.
Va da sé che i bugiardini di farmaci e vaccini non potranno mai essere esaustivi e che il consenso informato è una fandonia, una partita giocata con un baro. E forse, va da sé anche che, la modalità quantistica di relazione dell’individuo, come di ogni organismo vivente e sociale con il mondo, tarderà a fare breccia nell’attuale cultura cartesiana. Il potere delle case farmaceutiche non lo permetterà e i medici diligenti saranno i loro ignari alfieri, spergiuri di Ippocrate nonostante l’informazione puntuale fornita, tra l’altro, dalle allergie e dal loro andarivieni, attestarsi e scomparire.
