Ma liberali per far cosa?
di Marcello Veneziani - 09/05/2026

Fonte: Marcello Veneziani
Ma davvero lo spartiacque giusto per stare al mondo e per giudicare i fatti e i mutamenti in corso è tra chi è liberale e chi non lo è?
Parto da un minimo episodio personale per poi tornare al tema. Dunque, tu scegli di non stare da nessuna parte, di non andare in video, di non rilasciare interviste ai giornali, di non dare consigli si politici, di non coltivare utopie nemmeno nell’orto di casa, perché sei per esperienza un realista disincantato. E invece apprendi che ti intervistano dappertutto perché hai difeso Buttafuoco (che non è liberale, ahi ahi), che pretendi di dare la linea ma il tuo pensiero non è adatto in tempi complessi e di crisi come questi; che esprimi un pensiero minoritario e non sei realista perché non sei liberale, occidentalista e filoamericano. Lo leggevo l’altro giorno su un quotidiano “amico” ma ogni giorno insorge sui fogli “liberali” qualche anima bella che rinfaccia a qualcuno di non essere liberale, filo-americano e filo-occidentale cioè di non tifare per Netanyahu, per Trump o per Zelenskij o per la guerra alla Russia e a mezzo mondo. E magari di essere sotto sotto filorusso, filoiraniano, filopalestinese anzi filo-hamas, di fare il gioco della sinistra o addirittura dei cinesi. Con un semplicismo che sembra ispirato a Trump quando accusa Papa Leone XIV di tifare per la bomba atomica iraniana.
Ma davvero pensate ancora, con tutto quel che sta succedendo, che bisogna dichiararsi prima di tutto liberali? Davvero credete che dobbiamo armarci, dichiarare guerra alla Russia e a mezzo mondo e spazzare dalla faccia della terra l’Iran, come dice nei giorni dispari Trump, nel nome dell’Occidente liberale? Che dobbiamo esultare da liberali se vengono colpiti a scopo preventivo tutti i paesi vicini a Israele, distruggendo città e massacrando popolazioni civili? Davvero pensate che un vero liberale debba censurare a Venezia e ovunque l’arte e il libero pensiero, chiudere gli stand e imporre le sanzioni a chi non reputate conforme al paradigma liberale?
No, non ho intenzione d’infognarmi in una polemica personale di scarso peso. Colgo piuttosto lo spunto per risalire al tema di fondo che merita di essere affrontato. È la convinzione che stai dalla parte giusta solo se sei liberale.
Innanzi tutto chiediamoci: che significa essere liberali? Già in via di principio liberale dice poco o niente. Conosco moderati e radicali, conservatori e progressisti, riformisti e mercatisti, gente di destra, di centro e si sinistra, guerrafondai e pacifisti che si definiscono liberali. Anche le pussy riot sono liberali (e antirusse).
Sul piano del pensiero, liberali furono Rawls e Hayek, Popper e Croce, Einaudi e Dahrendorf, solo per citare alla rinfusa pensatori di ogni versante. Tra liberal, liberali, liberisti, libertari ci sono differenze assai radicali. Era liberale Pannella ed era liberale Martino (per citare un grande liberale). Per non dire poi dei liberal-socialisti del Partito d’azione o di giustizia e libertà e dei liberal-nazionali mitteleuropei, reputati di estrema destra, anche un po’ nazi.
Personalmente lo confesso: non sono liberale da una vita e quando l’indimenticabile Enrico Morbelli mi chiese di fare una lectio alla scuola di liberalismo, parlai sul tema “Perché non sono liberale”. Tuttavia non ho mai negato di aver preso lezioni anche dai grandi liberali, a cominciare dai classici che per me sono Tocqueville, Cuoco e Rosmini, Ortega e Croce, Berlin e Aron, Panfilo Gentile e Prezzolini.
Ma cosa significa oggi essere liberali? Da quel che mi sembra di capire, liberale oggi liberale è colui che si schiera con Trump e con Netanyahu, con l’Europa che si arma contro la Russia. E con l’Occidente contro tutti i paesi che non sono di democrazia liberale, vale a dire i tre quarti del pianeta. È liberale bombardare i paesi che non sono liberali, è liberale fare golpe, uccidere o imprigionare capi di stato illiberali e intervenire ovunque sia possibile vincere (non in Cina o in Turchia, per esempio). Se mettiamo su strada e applichiamo agli stati il principio liberale di Popper “nessuna tolleranza con gli intolleranti”, il risultato sarebbe una dichiarazione di intolleranza, di guerra e di sanzioni permanenti verso tutti i regimi autocratici, teocratici, populisti, dittatoriali, autoritari, totalitari o da noi presunti tali. Cioè gran parte del pianeta. Una scuola di irrealismo velleitario e pericoloso. Se questi sono i liberali, Dio ce ne scampi e liberi.
Se poi risaliamo alla crisi della nostra civiltà, alla decadenza dell’Europa e dei suoi valori, che ruolo hanno avuto o possono avere i liberali per difendere le tradizioni civili e religiose, il patrimonio artistico e culturale, l’identità e la memoria storica dei popoli e delle civiltà? Anzi, dov’erano, dove sono, da che parte erano, davanti alla decadenza della civiltà? Il meglio che si possa dire è che sono inermi, non oppongono argini.
E davanti all’individualismo, al relativismo e al nichilismo della nostra società, al degrado consumista, alle prepotenze del mercato, al cinismo egoista della nostra società, i liberali da che parte sono, hanno rappresentato e rappresentano degli argini oppure no? Cosa ha da dire l’ideologia liberale, al pari delle vecchie ideologie del passato, davanti al primato invasivo della tecnica e del capitalismo globale, davanti alla sostituzione dell’umano, alla crisi del sacro e della comunità, alla disperazione sociale, alle solitudini e alle depressioni, ai fenomeni migratori e alle ingiustizie sociali? Nulla, comunque nulla di più di quel che dicevano le vecchie ideologie ottocentesche e novecentesche.
Non dirò che il liberalismo sia stato un agente attivo nella dissoluzione dei valori e nella decomposizione sociale ed esistenziale della nostra civiltà; mi limiterò a dire che il liberalismo è inadeguato ad affrontarli, non può nulla rispetto a questo scenario. Non dice nulla sul piano del pensiero, non risponde alle domande del presente, non dispone di alcuno strumento adeguato per capire, rispondere e reagire alla situazione contemporanea e ai suoi malesseri. Non è configurato, del resto, per questo orizzonte, è fermo a un’epoca che non è più la nostra. E ancor peggio sono le semplificazioni brutali, le scorciatoie rovinose come quelle di chi vuol affermare il dominio mondiale dell’Occidente a suon di bombe, minacce, decapitazioni di regimi non allineati. (Gli emirati arabi non sono liberali ma non li tocca nessuno).
Senza dire che da noi i liberali sono sempre stati una piccola minoranza; ed è un po’ ridicolo che qualche epigono rinfacci a chi liberale non è, di far parte di una sparuta minoranza…
Ma la libertà, direte voi, la libertà è un bene troppo prezioso. Certo, ne sono convinto. Sono da sempre un uomo libero nei pensieri e nei fatti, che rispetta e riconosce la libertà altrui; difendo ogni dissenso e lo pratico, difendo la libertà da ogni prevaricazione, dispotismo, ma anche dal pericolo inverso di farsi smisurata, assoluta e dunque di rovesciarsi nel suo contrario o nel caos. Riconosco la libertà come un diritto, un dovere e una responsabilità. Ogni società ha bisogno di libertà e di autorità, di ordine e di pluralismo. La libertà non è un valore ma la condizione per i valori, non è un fine ma un mezzo, è come l’ossigeno. Che non è un ideale di vita ma è la condizione necessaria per vivere.
E poi c’è da chiedersi: basta la libertà da qualcosa o di fare qualcosa, o il valore è dato poi da cosa ne fai della libertà, cioè libertà per fare cosa? Riconosco da sempre la libertà d’opinione e il diritto alla differenza; ho sempre rispettato la libertà altrui, degli avversari, nei luoghi di lavoro, in famiglia. Insomma, amo troppo la libertà per lasciarla ai liberali.
