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Hormuz: perchè la mossa di Teheran spiazza Trump

di Enrico Tomaselli - 18/04/2026

Hormuz: perchè la mossa di Teheran spiazza Trump

Fonte: Giubbe rosse

Mentre scriviamo, affiorano a poco a poco i dettagli di quella che tutte le testate del mondo già chiamano la “riapertura dello Stretto di Hormuz”. Di fatto, poco o nulla è cambiato. In compenso, Teheran ha fatto un’abilissima mossa di scacchi mettendo Donald Trump nell’angolo. Vediamo perché.

I termini della riapertura dello stretto secondo Teheran

Iniziamo dai fatti. L’Iran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz è aperto al traffico commerciale, ma l’apertura è condizionata. In primo luogo, l’Iran lega tale apertura al cessate il fuoco con il Libano. In secondo luogo, Teheran ha precisato che le navi dovranno coordinarsi con l’IRGC per il transito. Anche le navi americane potranno transitare, ma non quelle militari. Inoltre, le navi dovranno attraversare rotte designate dall’Iran. Il transito marittimo, in sostanza, è riaperto, ma dovrà essere pienamente coordinato con le forze iraniane responsabili della supervisione del passaggio e, non ultimo, durante il periodo del cessate il fuoco verrà richiesto un pedaggio.

Nel frattempo, il blocco navale di Trump alla navigazione iraniana è ancora in vigore, come ha confermato il CENTCOM attorno alle 20:00 italiane:

Va poi aggiunto che le operazioni di bonifica delle mine è ancora lungi dall’essersi conclusa, dato che lo stesso Iran ammette di averne perse di vista alcune.

In serata è arrivata un’ulteriore precisazione da Teheran per mano di Ebrahim Azizi, Presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera dell’Assemblea Consultiva Islamica, il quale con un post su X ha ribadito che il transito commerciale nello Stretto di Hormuz non si decide sui social, ma dovrà essere coordinato con l’IRGC e, quel che è peggio, richiederà il pagamento di un pedaggio durante il periodo del cessate il fuoco:

È giunto il momento di conformarsi al nuovo Regime Marittimo dello Stretto di Hormuz.

Questi regolamenti sono determinati dall’Iran, non dai post sui social media!

In virtù di questo nuovo sistema, solo le navi commerciali con autorizzazione dalla Marina dell’IRGC sono autorizzate a navigare attraverso le rotte designate dopo aver pagato i necessari pedaggi.

Se gli Stati Uniti tenteranno di creare qualsiasi disturbo per le navi iraniane, questa situazione può essere facilmente modificata.

Che cosa cambia realmente

Dunque, all’atto pratico, che cosa è cambiato dopo l’annuncio a sorpresa di Araghchi di questo pomeriggio? Praticamente nulla. Ad ora, si ha notizia del passaggio attraverso lo stretto di una nave da crociera1 e, probabilmente, di un numero estremamente esiguo di altre navi. Altre navi mercantili, come la Bhagya Laxmi, sono state costrette a tornare indietro poiché sprovviste di permesso.

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Inoltre, l’Iran ha chiarito che continuerà a supervisionare il transito e a richiedere pedaggi. Eppure, mentre scriviamo, il prezzo del future sul WTI è sceso a poco più di 87 dollari a barile, ancora in calo del 6,52% rispetto a ieri nonostante il raffreddamento dell’euforia causato dalle notizie giunte in serata da Teheran. Il Brent con scadenza giugno 2026 è sceso a 91,35 dollari al barile, in calo di oltre l’8% rispetto a ieri.

In buona sostanza, l’Iran è riuscito con un semplice annuncio, poi via via mitigato da successive precisazioni restrittive, non solo a riprendere in mano l’iniziativa del braccio di ferro diplomatico, ma anche a determinare una brusca inversione di tendenza nei listini. Ha detto al mercato quello che il mercato voleva sentirsi dire, ma che si sarebbe aspettato di ascoltare da Trump. Da inseguitore, Trump si è ritrovato a inseguire. Non solo: l’annuncio di Teheran, benché non cambi nulla o quasi all’atto pratico, suona al mondo come un’apertura e un atto di disponibilità da arte di Teheran. Un po’ come dire: ‘Noi siamo disposti a far passare tutte le navi commerciali, chiediamo solo alcune condizioni. Se gli USA si rifiutano di soddisfarle, ad esempio continuando a permettere a Israele di bombardare il Libano, rifatevela con Trump e con gli americani. Noi la nostra parte per liberare il mondo dalla stretta energetica l’abbiamo fatta.’

L’Iran strappa il controllo della narrativa a Trump

Prima ancora di qualsiasi considerazione geopolitica, militare o finanziaria, l’Iran ha però riportato una sorprendente vittoria mediatica: per la prima volta da quando è iniziata la guerra, i mercati hanno reagito con euforia non a un annuncio di Trump, bensì all’annuncio del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica islamica dell’Iran, Seyed Abbas Araghchi. Nel giro di pochi minuti dalla pubblicazione di un suo conciso, ma chiarissimo comunicato su X, i mercati hanno immediatamente invertito la tendenza facendo crollare il prezzo dei future di Brent e WTI fino al 13%.

A seguire, l’indice S&P e i principali indici del mondo sono schizzati verso l’alto. Non che i mercati siano nuovi a movimenti istantanei di questa portata: la novità è che stavolta il fenomeno è avvenuto non sulla scia di dichiarazioni o post del presidente americano Donald Trump, ma a seguito delle dichiarazioni di una figura istituzionale iraniana.

Questo significa diverse cose. In primo luogo, significa che Trump si sta lasciando sfuggire il controllo della narrativa della guerra pur disponendo di una piattaforma social praticamente sua, oltre che della copertura 24/7 di tutti i principali media globali. La smisurata proliferazione di post e dichiarazioni altisonanti, non di rado contraddittorie, in qualche caso infelici, in altri addirittura blasfemi, non si è solo rivelata controproducente, finendo per mettere il presidente americano in rotta di collisione con parte della sua base elettorale e con milioni di cattolici in tutto il mondo. Ha creato anche un effetto di saturazione. Quando pubblichi con eccessiva frequenza e, peggio ancora, lo fai sempre esagerando a dismisura i tuoi veri o presunti successi ben oltre i limiti della verosimiglianza, il fatale risultato è che alla fine sono in pochi a prenderti sul serio. In sostanza, fai la fine del proverbiale pastorello che gridava ‘Al lupo!’

In secondo luogo, dimostra che l’Iran ha una classe politica e diplomatica di primissimo livello, che si è rivelata finora capace non solo di giocare abilmente sui tavoli negoziali con i propri interlocutori internazionali, ma anche di usare una narrativa mediatica intelligente ed equilibrata, dosando in modo bilanciato, quasi scientifico, un pizzico di vittimismo (‘Siamo il Paese aggredito, USA-Israele bombardano le scuole dei nostri bambini ecc.’) con un pizzico di orgoglio nazionale, come è naturale attendersi da un paese che si trova a combattere da solo contro due delle più potenti forze militari del pianeta (‘Non abbiamo paura del nemico, se davvero volete un’invasione di terra, venite, vi aspettiamo’). I comunicati e le dichiarazioni dei funzionari iraniani, sui social come attraverso le vie istituzionali, sono sempre stati improntati finora alla massima sobrietà, in qualche caso all’ironia (alcuni tweet delle ambasciate iraniane in cui si punzecchiava Trump e il suo Segretario alla Guerra sono autentici capolavori di semantica e comunicazione). Niente di più lontano dalle tronfie dilatazioni semantiche del loro nemico d’oltreoceano. Laddove Trump ha optato per una retorica autoreferenziale, finendo solo per smascherare l’assenza di una vera strategia di lungo periodo, oltre che il suo patologico e francamente insopportabile narcisismo, l’Iran ha scelto il calcolo e la misura, guardando non alle reazioni immediate, ma all’obiettivo di lungo periodo. Laddove Trump ha puntato tutto sulla forza e sulla frequenza delle dichiarazioni, cercando disperatamente di monopolizzare l’attenzione come primum movens della politica mondiale, l’Iran ha colpito in modo astuto e chirurgico le vulnerabilità del fronte occidentale (emblematici i tweet delle ambasciate iraniane in cui si è tentato di ingraziarsi le simpatie degli italiani dopo lo strappo tra Washington e Roma).

L’Iran strappa di nuovo l’iniziativa a Trump

Sul piano geopolitico e diplomatico, la mossa a sorpresa di Araghchi rimette l’iniziativa nelle mani di Teheran e lancia la palla nel campo di Trump. Dopo la mossa iniziale (annuncio della chiusura dello stretto da parte dell’Iran) e la contromossa di Washington (blocco navale militare), Teheran è ora riuscita a liberarsi dalla morsa annunciando per prima la riapertura dello stretto - la notizia che tutto il mondo e tutti i mercati finanziari attendevano - ma solo a certe precise condizioni. Trump è stato preso in contropiede. Ne è testimonianza il profluvio di post che ha pubblicato subito dopo aver letto tweet di Araghchi, quasi volesse a tutti i costi intestarsi i meriti di un accordo (che, in realtà, probabilmente non è mai esistito) e riportare l’attenzione su se stesso. Una decina di post in cui prima ha manifestato entusiasmo, poi è stato costretto a puntualizzare che il blocco navale americano rimane in essere e che la riapertura dello stretto di Hormuz non è legata al cessate il fuoco in Libano. Nel mezzo, ha elargito ringraziamenti ad Arabia Saudita, Emirati, Qatar e Pakistan, ha punzecchiato nuovamente gli alleati NATO, infine ha annunciato in pompa magna che l’Iran aveva accettato di consegnare l’uranio arricchito agli Stati Uniti (notizia smentita poco dopo dalle agenzie di stampa iraniane2).

In breve, Trump ha cercato di prendersi il merito dell’euforia generale dei mercati, delle cancellerie e delle testate giornalistiche di tutto il mondo per un annuncio che non aveva fatto lui. E, soprattutto, un annuncio che ora mette Washington con le spalle al muro.

Trump è ora di fronte a un dilemma

Dopo quasi sette settimane di guerra, USA e Israele non sono riusciti finora a raggiungere nessuno degli obiettivi che si erano prefissati all’inizio, primo tra tutti quello di un cambio di regime a Teheran. Non solo l’Iran ha resistito, ma ha anche dimostrato di saper controbattere militarmente in modo efficace, riuscendo a colpire i paesi del Golfo e le basi militari americane in Medio Oriente e provocando a cascata quello shock energetico ed economico che tutti i paesi importatori di petrolio temevano e che Trump si illudeva di riuscire a controllare. Nel frattempo, l’approvazione del presidente americano è sprofondata ai minimi storici. Il post in cui minacciava di annientare un’intera civiltà ha causato lo sdegno generale e un danno di immagine probabilmente irreversibile. Il suo attacco a Papa XIV gli ha alienato moltissime simpatie nel mondo occidentale e ha provocato strappi con alleati come Giorgia Meloni. Ma, soprattutto, il linguaggio bellicoso, spesso ai limiti della tracotanza, usato in queste settimane dalla Casa Bianca e del Segretario alla Guerra Pete Hegseth, ha finito incredibilmente per far apparire l’Iran come il paese della moderazione e della tolleranza e gli Stati Uniti come il regno della brutalità e dell’improvvisazione.

Le cose sono andate diversamente. E, dopo la mossa odierna di Teheran, Trump ha ora a disposizione solo due strade. Se vuole avere una minima speranza di non subire una cocente sconfitta alle prossime elezioni di medio termine e perdere altri alleati, ha bisogno di uscire dall’impasse in cui si è cacciato da solo e trovare una mediazione che permetta di riportare la calma nei mercati. E questo significa in primo luogo che dovrà accettare, almeno in parte, le condizioni che gli detterà Teheran, se è vero come è vero che ha bisogno di riaprire al transito uno snodo commerciale che era aperto prima della guerra da lui iniziata. E significa anche che dovrà riuscire a controllare Tel Aviv e la sua dichiarata intenzione di rovesciare il governo a Teheran e occupare una fascia di sicurezza nel sud del Libano, intenzione ribadita fino a ieri dal direttore del Mossad David Barnea e dal premier Benjamin Netanyahu.

L’alternativa è portare la minaccia fino alle sue ultime conseguenze, il che significa in pratica lanciare un’invasione di terra che potrebbe rivelarsi l’ennesima avventura americana senza lieto fine. Se vuole accontentare Tel Aviv, non ha altra strada ormai. E, per farlo, dovrà essere pronto a rischiare quel poco di alleanze, di simpatie e di credibilità che ancora gli rimangono.


Cruise ship transits Strait of Hormuz after reopening, first since closure
, Anadolu: 
https://www.aa.com.tr/en/economy/cruise-ship-transits-strait-of-hormuz-after-reopening-first-since-closure/3909939

2

Iran denies Trump’s claim that uranium will be transferred to US, Al Jazeera: https://aje.news/zo0udq?update=4500892