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I movimenti di massa in balia dei network di potere

di Riccardo Paccosi - 29/10/2026

I movimenti di massa in balia dei network di potere

Fonte: Riccardo Paccosi

DESTRA E SINISTRA COME DISPOSITIVO DI DIVISIONE DEL POPOLO
Lo scontro tra progressisti-globalisti da una parte e liberisti para-nazionalisti dall'altra che pervade questa fase storica su scala mondiale, andrebbe analizzato e compreso da un punto di vista politico completamente autonomo, cioè sulla base dell’interesse popolare e nazionale di ciascun popolo.
Il fatto che questo scontro, al contrario, coincida integralmente con l'attuale declinazione della contrapposizione fra destra e sinistra, fa sì che non esista un punto di vista popolare in senso soggettivo. Nessun punto di vista popolare significa altresì nessun punto di vista di classe e non solo: tutti gli altri aspetti che compongono la sostanza soggettiva d’un popolo - identità territoriale, memoria storica e così via - risultano sbiaditi o comunque sussunti all'interno di macro-narrazioni sovranazionali incentrate sulla diade destra-sinistra.
Tutto questo sta a significare che le contraddizioni sociali si acuiscono più che mai ma, al momento di esplodere sotto forma di movimenti di massa, tutto ciò che si manifesta è tumulto spontaneistico manovrato da uno dei due "partiti", ovvero il globalista di sinistra e il para-nazionalista di destra.
Dividendo il popolo in destra e sinistra, i movimenti di massa bloccano l'insorgenza autonoma del medesimo e, di fatto, garantiscono che gli indirizzi strategici generali del sistema condivisi dai due poli – assoggettamento della vita al mercato e dell’umanità alle macchine – si sviluppino indisturbati.
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IL MOVIMENTO DI DESTRA
Abbiamo oggi un movimento remigrazionista di destra che, nei suoi enunciati, non sfiora le cause sistemico-economiche dell’immigrazione illimitata. Ma senza una critica a un’economia incentrata sulla competizione internazionale anziché sulla domanda interna, il sistema produttivo avrà sempre bisogno di manodopera immigrata e, quindi, la remigrazione finirà per risolversi – come dimostrato in Italia dal Governo Meloni - in misure cosmetiche contro la sola minoranza di clandestini lasciando intatta l’immigrazione da lavoro. 
Inoltre, appiattendo l’attuale crisi della convivenza interculturale sulla sola componente musulmana, i sostenitori della remigrazione sostengono – in maggioranza e in maniera totalmente autolesionista - politiche occidentali di aggressione militare al Medio Oriente le cui conseguenze danneggiano loro stessi ogni qualvolta vanno a fare il pieno di gasolio.
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IL MOVIMENTO DI SINISTRA
Il movimento di sinistra contro il carovita esploso nelle ultime settimane in tanti paesi europei, oltre a non sfiorare le cause sistemico-economiche della crisi sociale legate a globalizzazione ed eurofederalismo, si propone e attua un’alleanza delle istanze sociali con una sorta di nuovo panarabismo in salsa europea: questo significa non soltanto negare la crisi di convivenza interculturale generata dall’immigrazione ma – assumendo politicamente gli immigrati non già come lavoratori bensì come latori di identità culturale separata - acuirla oltremisura generando una divisione irreversibile e drammatica nella società e impedendo sine die la costituzione di un fronte pienamente popolare. 
Infine, promuovendo nelle piazze una forzata connessione fra la causa palestinese e un’ideologia immigrazionista repulsiva per la maggioranza della popolazione, i movimenti di sinistra hanno finito per screditare suddetta causa e assecondare indirettamente le tesi neocon-sioniste di aggressione occidentale al Medio Oriente. 
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LA SUDDIVISIONE DEL LAVORO
In alcuni ambiti, destra e sinistra attuano un’efficace suddivisione dello stesso compito.
Sul terreno della repressione, la destra si occupa di ostacolare sempre più, con un decreto sicurezza dopo l’altro, la possibilità del popolo di reagire nelle piazze. La sinistra, invece, con un digital act o una misura anti-fake news dopo l’altra, si occupa di reprimere la libertà d’espressione sulle piattaforme digitali.
Sul terreno della destrutturazione dei fondamenti giuridici, vediamo entrambi gli schieramenti picconare l’istituzione teoricamente inscalfibile della nazionalità: la destra propone di renderla cancellabile con un click sulla base delle vicissitudini giudiziarie del singolo, la sinistra propone di regalarla incondizionatamente attraverso lo ius soli. 
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CONCLUSIONE
Dalle informazioni raccolte finora, ho tratto l’impressione che suddetta polarizzazione finalizzata a dividere il popolo risulti più accentuata in Italia, mentre in contesti come ad esempio quelli di Francia e Albania coesista nei movimenti di massa un aspetto di autonomia popolare più marcato. 
Al di là di questo, solo il rigetto totale di destra e sinistra – o meglio ancora l’antagonismo esplicito e totale verso entrambe - potranno nel futuro fornire garanzia di un autentico conflitto tra dominanti e dominati. 
Diversamente, tutto quello che ci aspetta è una guerra nelle piazze fra segmenti di destra e sinistra della popolazione, come avvenuto a Rouen in Francia una settimana fa e come corre voce potrebbe avvenire in Italia il prossimo sabato 31 ottobre: una guerra civile di cui le oligarchie sovranazionali non potranno che compiacersi.