La parabola di Bob Dylan
di Stefano Boninsegni - 28/10/2026

Fonte: Italicum
Dedicato allo scomparso amico Roberto Risaliti (bobo), filosofo ed eminente conoscitore
della produzione artistica e della vita di Bob Dylan.
Per onestà intellettuale premettiamo che le argomentazioni che seguano da una parte sono il frutto
di lunghe conversazioni con il dottor Risaliti.
Dall'altra si attinge ampiamente (quasi una recensione) alla esaustiva introduzione di Fernanda Pivano all'antologia "Blues, ballate e canzoni " (Roma, Newton Compton, 1972).
Nonché personali riflessioni sulle liriche e le vicende esistenziali del cantautore americano.
E cominciamo con il ricordare che a Dylan fu assegnato un contestato premio Nobel per la
letteratura.
Tuttavia pensiamo che per la profondità delle sue liriche enigmatiche, ironiche e visionarie sia
del tutto meritato.
Tuttavia crediamo anche che, tramite Dylan, il premio sia stato consegnato ad una generazione
"che ce l' ha fatta", ovvero che ha trasformato la contestazione al sistema in un grosso
business (in tutti i sensi).
E in un paese come gli States, dove il business non guarda in faccia a niente e a nessuno ...
accomodatevi ai posti di comando.
A tal proposito ricordiamo che il compianto miliardario Steve Jobs, ha avuto un' adolescenza
profondamente segnata dai miti ribellistici e psichedelici degli anni 60.
In verità, per quanto riguarda Bob Dylan, nel corso complessivo della sua parabola, la sua
carica antisistema ci appare labile. Anche per il motivo che ha sempre avuto una personalità
volutamente contraddittoria, provocatoria, restia ad ogni etichetta e senso di appartenenza
iper individualista (se è per questo anche la controcultura ha una natura squisitamente
individualista, ma ciò aprirebbe un lungo discorso a parte).
La mentalità di Dylan si evince limpidamente dalle sue interviste.
Nel 1969, dopo l'uscita di Nashville Skyline, un album bucolico che decanta i piaceri dell'amore
e le dolcezze della vita agreste, dichiarò a Newsweeks : "Queste sono le canzoni che ho sempre desiderato di scrivere quando ho potuto. Quelle altre canzoni le ho scritte nell'atmosfera
di New York. Non le avrei mai scritte, né cantate come le ho cantate, se non avessi sentito
i cantanti nei caffè di New York e i discorsi nelle stanze fumose".
Superata la sorpresa,, alcuni ricordarono che già in un'intervista del 1964, mentre incideva
Another Side of Bob Dylan aveva detto: "Qui non ci sono canzoni d'accusa. I dischi che ho
fatto li sostengo, ma alcuni furono come saltare nella scena per farsi sentire e in gran parte
perché nessuno li stava facendo. Ora c'è un mucchio di gente che fa canzoni di accusa.
Capisci, accusando tutte le cose sbagliate. Io non voglio più scrivere per la gente. Capisci, essere un portavoce... D'ora in poi voglio scrivere dall'interno".
Ma veniamo adesso alla introduzione come premesso di Fernanda Pivano.
Si inizia con il ricordare che il 23 maggio 1971, il sedicente Movimento Rivoluzionario di
Liberazione d'America, scelse come oggetto di contestazione la casa di Bob Dylan nel Green
wiche (Dylan si trovava in Israele).
Alan Weberman, organizzatore ufficiale dell' happening lanciò contro Dylan svariate accuse.
Ovvero di non interessarsi più di politica e di non finanziare più il Movimento di Liberazione,
anzi, di sovvenzionare la Lega di Difesa Ebraica. Di essere diventato miliardario (verissimo),
di aver fatto investimenti in terreni e immobili, addirittura di essere diventato eroinomane,
trasformandosi da artista a sfruttatore (non si capisce in che senso).
Forse l'aspetto più interessante di questa contestazione, nota la Pivano, fu un' ennesima constatazione, tipico in America, della velocità del consumo degli eroi popolari.
Bob Dylan si ritrova a 30 anni, dopo un periodo di celebrità quasi insopportabile, a essere contestato dalle stesse minoranze che anni prima lo avrebbero acclamato.
E il suo destino non è diverso dagli eroi popolari degli anni 50, che impostarono il problema
del dissenso, dell'anarchia, dell'anticonformismo, del rifiuto dell'Establishment,
preparando la strada libertaria e pacifista che Dylan avrebbe percorso nella prima metà degli anni 60, quando aprì la strada ai nuovi attivisti che si autodefinivano rivoluzionari che poi lo
avrebbero contestato.
Quello che essi non conoscevano, era il Dylan che a 12 anni seguì il cantante negro di blues Big Joe Williams, imparando a suonare la chitarra e a capire lo spirito "negro" del blues.
Che a 20 anni andò in New Jersey a visitare Woody Guthrie relegato nel Greystone Hospital.
A 21 anni andò a New York a dormire nelle stazioni del subway (qualcuno lo definì come
l'incarnazione vivente della Beat Generation), e a cantare nervoso e impacciato nel Gerde's
Folk City, imitando Guthrie con tale magnetismo da attirare l'attenzione del critico del New York
Times e di un talent scouts della Columbia.
E ovviamente fu la sua fortuna.
Il suo primo disco è del 1962, quello famoso, con Blowin in The Wind e Masters of the War.
Il terzo, con The Times They Are A Changin, nel 1964 con l'iconica Mister Tambourine Man.
Secondo la Pivano un ritratto di uno spacciatore di marijuana, così soprannominato da una
marca di cartine da sigarette, che provocò scandalo in piena "caccia alla droga", diventando
l'inno nazionale di una larga minoranza di gioventù.
Tuttavia, a nostro avviso il brano non è solo il ritratto di uno spacciatore. Ad una attenta lettura
è anche Dylan che si sottopone ad una esperienza allucinogena.
E non è una concessione alla gioventù psichedelica. Il ricorso ad una sostanza non è dovuto ad un impulso di "allargare la coscienza", ma da un disagio esistenziale, da uno smarrimento
“Hey Mister Tambourine, suona una canzone per me. Non ho dormito e non ho un posto dove
andare".
Al Festival folk di New Port nel 1965 Dylan mette in atto una provocazione, il che, come anticipato rientra nella sua natura.
Si presenta con un gruppo rock e una chitarra elettrica al posto della sua vecchia chitarra.
E dal palcoscenico dove due anni prima aveva raggiunto la fama davanti a 36.000 persone, accompagnato da tutte le stelle del movimento, da Peter Seeger a Joan Baez, con il suo
Blowing in the Wind, già diventato l'inno dei diritti civili, fu accolto dai fischi.
Il pubblico, secondo la Pivano, non gli perdonò il passaggio dal folk al rock.
Va tuttavia considerato che la chitarra elettrica è lo strumento principe del rock'n roll, ovvero
la colonna sonora della cosiddetta "gioventù bruciata", (immortalata dai film con Marlon
Brando e James Dean).
Una gioventù a suo modo tragica dalla quale il pubblico ottimista (nel senso filosofico del
Termine) e pulito dei "diritti civili" vuole prendere le distanze e non confondersi.
A farlo diventare una stella del rock fu Like a Rolling Stone, composta dopo un viaggio in
Inghilterra.
Grazie al successo di Mister Tambourine Man Dylan incassò la fiducia della Columbia (alla
faccia della "caccia alla droga": il business è il business).
Con quello di Like a Rolling Stone, Dylan da qui in avanti, poteva fare quello che voleva.
Fernanda Pivano afferma che con Dylan il Rock diventa comunitario, ma ciò è insostenibile.
Il Rock è sempre individualista: a riprova si confronti la produzione del gruppo Rock per eccellenza, ovvero i Rolling Stones.
Poi, in sintesi, il pauroso incidente in motocicletta (Dylan passa la sua convalescenza in campagna ospite di un amico, dove probabilmente matura la sua svolta ecologica).
Dopo l'incidente il primo album che esce è lo splendido John Wesley Harding.
Un album incentrato sui temi del destino, della morte, della libertà, non più intesi come rivolta
ma come meditazione.
Probabilmente i boss della Columbia avrebbero preferito un album rivoluzionario, dato che nel frattempo la scena della contestazione è mutata.
Tramontato il pacifismo hippie, è la volta di gruppi come gli Weatherman, animati da un confuso
spirito anticapitalista, e degli yppies di Jerry Rubin (sulla cui svolta salutista negli anni 70 rimandiamo alla magistrale interpretazione di Christopher Lasch).
Nel 1968 nel tribunale di Chicago si tiene un mega processo ai principali esponenti della Beat
Generation, con l'accusa implicita di aver rovinato una generazione e di aver attentato a valori
fondamentali dell' America.
Davanti scoppiano scontri violentissimi.
Non manca ovviamente chi ne approfitta commercialmente. Graham Nash incide tempestivamente Chicago.
Tornando a Dylan, oggi ottantenne, è perennemente in tour, proponendo e stravolgendo i brani del suo repertorio.
Sembra essere caduto nel dimenticatoio, ma la sua morte sarà la prima notizia di tutti i media occidentali.
Inoltre ha trovato già il suo testimone, ovvero quel Bruce Springsteen inviso ai conservatori
perché legato alla sinistra radicale.
Springsteen nel 1988 ha voluto un "Tributo a Bob Dylan" , alla presenza dell'ex presidente Clinton con relativa First Lady e di Dylan stesso.
Bruce Springsteen ha intonato The Times They Are a Changin, con fragoroso applauso finale.
Dylan e The Boss, si sono esibiti più volte in pubblico, eseguendo brani di Dylan, fra cui Forever
Young, un brano che mette ottimismo almeno nel paese dove l'ottimismo, nel bene e nel male,
finisce sempre con il prevalere.
Non dimentichiamo la promessa elettorale di Trump di resuscitare l'American Dream.

