Ludi cartacei
di Fabio Filomeni - 15/07/2026

Fonte: Fabio Filomeni
C’avrei giurato che finiva così. I signori parlamentari, bocciando l’emendamento sulla legge elettorale che ripristinava le preferenze, hanno deciso che il popolo bue non ha diritto di scegliere da chi vuole essere rappresentato. Anche per la prossima legislatura, saranno i segretari dei partiti a nominare i leccaculo più appropriati da mettere in parlamento. E il bello è che a parole erano tutti compatti nel voler restituire la scelta democratica al popolo sovrano. Poi hanno trovato l’escamotage del voto segreto così, nel buio dell’urna, ognuno ha potuto votare come gli è parso senza essere additato. Perché la verità è che nessuno di quei deputati da 14 mila euro al mese voleva seriamente rimettere nelle mani del popolo la propria futura candidatura. Perché? Molto semplice: sanno di aver tradito il mandato popolare, di aver raggirato le promesse elettorali, di aver mangiato pane a ufo per quattro anni senza redigere uno straccio di legge (tanto ci pensa il governo a colpi di decreto sottoposti a fiducia). E sanno benissimo che nessuno di loro sarebbe rieletto in parlamento per volontà popolare. Un popolo che li disistima, quando non li detesta per la loro ignavia e la loro viltà. Sono quelli che per una poltrona venderebbero la madre e che poi predicano la meritocrazia senza un minimo di cultura e di istruzione. Ecco perché la scorsa notte nessuno di loro avrà dormito. Perché se è vero che si può rimanere a fissare il soffitto arrovellati dalle preoccupazioni, dai debiti o dai problemi di salute, è altrettanto vero che si può passare la notte insonne per la felicità di sapere che anche la prossima volta, ad aggiudicarsi il biglietto della lotteria di un seggio in parlamento, saranno i soliti raccomandati, gli amici degli amici, cioè loro stessi. E con tanto più gusto perché in barba al popolo bue che cornuto è e cornuto rimarrà. Uno spettacolo vergognoso. L’unico atto di decenza che potrebbe fare questo governo sarebbe quello di dimettersi. Ma non lo farà. E in fondo per noi popolo bue cambierebbe ben poco perché dovremmo andare ad elezioni sempre con la stessa legge elettorale e quindi con i listini dei candidati scelti dalla oligarchia dei partiti. Vale sempre una delle sessantacinque tesi di Jean Thiriart: “Questa democrazia dei partiti non è la vera democrazia. Il denaro è il denominatore comune: esso permette di comprare tutto, Ivi compreso il potere politico. Tutti i poteri sono concentrati nelle mani di una casta di politicanti di professione, separati dal popolo e manovrati dai gruppi finanziari, spesso estranei all’Europa”.
