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Prendete e mangiatene tutti

di Renato Colucci - 30/11/2021

Prendete e mangiatene tutti

Fonte: Frontiere

Parliamo di agricoltura, alimentazione e di cibo.

Da alcuni decenni in Italia abbiamo vissuto i cambiamenti che le politiche comunitarie hanno imposto alle nostre colture tradizionali. Abbiamo obbedito dismettendo alcune produzioni, limitandone altre e incentivandone altre ancora; seguendo una logica dirigistica di difficile comprensione (così come spinosi sono stati i conflitti –in altro settore- legati alle arcinote “quote latte”).
Ciò ha causato l’abbandono di terreni, produzioni poco differenziate e insensate importazioni (limoni –sic!- dall’Argentina, pomodori dalla Cina ecc.) insieme anche ad altre importazioni di tipo strisciante (quanto involontarie ?) di parassiti (la xylella degli ulivi e il “punteruolo delle palme”), animali non autoctoni (corsi d’acqua ormai invasi dalle nutrie, lo scoiattolo grigio americano che cannibalizza quello nostrano) e insetti minacciosi (zanzare sempre più aggressive e resistenti). Tutto fa parte della ormai dilagante realtà della mondializzazione: si pensi, tra l’altro, al trasporto di alimenti su immense distanze con selvaggio disinteresse del controllo igienico e delle emissioni di CO2.

Come esempio emblematico possiamo citare il caso dell’importazione di grano proveniente dal Canada e dall’Australia.

Non solamente esso è irrorato dal velenoso glifosato, usato come antiparassitario, ma è anche affetto dalla presenza di micotossine per un’eccessiva umidità del grano dovuta a coltivazioni in zone climatiche non adatte. Il grano canadese (e quindi la farina manitoba) si è diffuso molto non solo per il suo prezzo basso ma anche per l’alta quantità di glutine che permette di accorciare i tempi di essiccazione della pasta.

È facile pensare ad una possibile correlazione con il vertiginoso aumento della celiachia e delle intolleranze alimentari nel nostro paese grande consumatore di pasta.
I progetti delle agenzie mondialiste

I programmi globalisti travolgono ogni resistenza e impostano piani a lunghissimo termine: considerano tutto il pianeta come un’unica terra da dissodare e mettere a coltura senza rispetto per confini e sovranità. Ma è sempre lo stesso piano.

È un piano strategico completo, planetario, per il quale si devono possedere e dominare tutte le componenti necessarie: sopra tutte i suoli e i semi.

Sì, sembra un delirio totalitario, anzi lo è.

Le grandi “agenzie mondialiste” si stanno occupando da anni del tema dell’agricoltura e del cibo, è interessante osservare che il premio Nobel per la pace del 2020 è stato assegnato al programma alimentare mondiale WFP. In un report del 2018 prodotto dal World Economic Forum in collaborazione con la McKinsey & Company si promuove l’utilizzo di 12 tecnologie atte a “trasformare il sistema alimentare globale”.

Una prima tecnologia fondamentale per “l’innovazione” si basa sull’utilizzo di proteine alternative. Si è già parlato diffusamente dell’utilizzo di proteine a base di insetti, che secondo i promotori devono poter simulare quelle a base di carne e devono avere un prezzo sul mercato di molto inferiore (per incentivarne o obbligarne l’acquisto).

Grazie all’ingegneria genetica saranno prodotte proteine artificiali: sostanze: vegetali vengono manipolate al fine di avere un odore e sapore simile a quello della carne ma, secondo i promotori, con minore impatto ambientale. Un’altra importante innovazione si baserà sulla nutrigenetica: grazie alla raccolta e all’analisi dei dati genetici individuali, proporrà diete personalizzate per garantire il massimo dell’assorbimento e soddisfazione delle fabbisogni nutritivi senza sprechi (e immaginiamo minimizzando la produzione di CO2).
Ciò permetterà agli stati di controllare i cittadini anche nel campo dell’alimentazione, penalizzando le scelte alimentari “sbagliate” o troppo dispendiose. I Big data poi permetteranno la scelta della giusta assicurazione da parte dei contadini, mentre grazie all’internet delle cose i prodotti verranno monitorati durante tutto il loro percorso, dal produttore al consumatore.
L’agricoltura di precisione, basata su robotica e analisi dei big data, aiuterà i contadini a non prendere decisioni sbagliate e a non fare errori. Grazie all’editing genomico, infine, sarà (ed è tuttora) possibile manipolare i geni di una pianta per ottenere delle caratteristiche desiderate mentre virus e batteri manipolati dovranno essere impiegati al posto dei pesticidi.
Il controllo delle terre

Di “suolo coltivabile” si dice che ci sia penuria, dato che non più di 30 centimetri in profondità sono utilizzabili per essere seminati. Per questa ragione i mega-gruppi mirano a fare ovunque incetta di terreni (e Bill Gates ha già iniziato, dichiarandolo, di accumulare sempre più vaste distese coltivabili).

Tramite incendi dolosi e politiche economiche sbagliate, come il set-aside promosso per anni dall’unione europea, si è promosso l’abbandono di terre coltivate (soprattutto quelle delle aree interne nel nostro paese) ed il loro conseguente abbandono. Ciò permetterà in futuro di poterle svendere a beneficio dei soliti noti.

Nel nostro paese, l’incentivazione all’importazione di grano estero, soprattutto ad opera dei produttori di pasta del nord Italia ha provocato una caduta di prezzo del grano italiano, soprattutto meridionale, con il conseguente abbandono di molti ettari di terra.
La guerra dei semi

Subdola, ma più pericolosa, è la guerra dei semi: la Monsanto-Bayer con la propria chimica OGM riesce a infestare (col vento, le falde acquifere…) anche i terreni limitrofi ancora sani, riducendoli tutti ad una landa inerte dove solo chi ha scatenato l’attacco dei veleni può avere campo libero.

Tali politiche di controllo dei semi sono da anni implementate nei paesi poveri. Un caso emblematico è quello della Colombia che nel 2013 ha vissuto una rivolta contadina il cosiddetto “paro agrario” contro le politiche del governo in materia di agricoltura. Grazie agli accordi commerciali con gli USA lo stato Colombiano si era impegnato a proibire i semi autoctoni obbligando i contadini a comprare solamente semi certificati OGM favorendo le solite multinazionali.
Oltre a costare molto di più dei tradizionali semi, essi sono utili per un raccolto e poi non possono essere riutilizzati per la semina successiva costringendo gli agricoltori a comprarne di nuovi.
Per tale ragione agli agricoltori colombiani fu proibito conservare i semi che avevano utilizzato fino a quel momento. Furono sequestrate e distrutte tonnellate di semi. Ciò causò una grande rivolta finita come sempre con la vittoria delle multinazionali e con le briciole regalate ai poveri. I contadini vennero messi a tacere con un piccolo rimborso.

Tali pratiche non costituiscono solamente un attacco alla salute dei cittadini ma alla vita in sé.

La vita deve essere controllata, il processo naturale di semina-raccolto e nuova semina deve essere interrotto e sostituito da quello artificiale semina raccolto acquisto di nuovi semi OGM e nuovo raccolto. È chiaro che la stessa strategia verrà a breve applicata anche alla riproduzione umana, come suggerisce anche il WEF con la scusa di salvare le vite ai prematuri. In definitiva, l’idea è che i processi naturali debbano essere mediati dal potere economico/politico.

Il programma – già in atto in molti luoghi, imminente ovunque- vede distruggere la biodiversità (con buona pace dell’ipocrita propaganda), rende sterili produzioni autoctone e diffonde il modello delle monoculture. Monoculture che – appare chiaro- costituiscono una minaccia politica micidiale: fatta di oppressione e controllo, sfruttamento e dipendenza totale -anche per la sussistenza vitale – dalle catene transnazionali. Schiavismo politico prima che alimentare.
La situazione italiana

Una guerra per i semi, dicevamo, è in atto, dove lodevolmente alcuni lungimiranti agricoltori hanno cominciato a tesaurizzare e scambiare i semi più minacciati (e l’Italia per la sua ricchezza agro-alimentare è una eccellenza in questo): i nuovi eroi per un futuro approvvigionamento non oppressivo.

In Italia vi è stato un crescente interesse nell’agricoltura, nelle produzioni locali e nel biologico. Nel periodo 2010-2019 il numero degli operatori del settore biologico è cresciuto del 69%, mentre gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati del 79%.

Tuttavia la qualità dell’agricoltura biologica è messa a rischio sia dall’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere che dalle pratiche agricole standard utilizzate nei terreni vicini. Solo grandi barriere naturali (montagne) potrebbero garantire la creazione di oasi naturali in cui praticare un’agricoltura biologica.
Anche se nel 2021 le esportazioni hanno superato le importazioni alimentari, in molti settori, come quello del grano, si è lontani dalla autonomia alimentare. Essa rappresenterebbe un obbiettivo fondamentale per garantire la vita e la libertà dei cittadini e per non cedere a ricatti e a ulteriori torsioni antidemocratiche (razionamento del cibo, imposizione di consumi particolari, tra i quali OGM etc..).
Il cibo: ultima trincea

Perché non sfuggirà a nessuno che il prossimo ricatto da mettere in essere dai nefasti poteri globalizzati sia il “ricatto del cibo”: è in gioco il potere decisivo, quello di decidere chi mangia e chi no (e questi ultimi già hanno ricevuto dalla flautata propaganda la suasion di cibarsi di vermi e cavallette).

Il cibo è cultura ma anche frutto di un adattamento al proprio ambiente, nei millenni gli esseri umani hanno imparato ad assumere gli alimenti e sostanze nutrienti adatte e necessarie alla loro salute. I cibi interamente artificiali e progettati geneticamente, potrebbero essere utilizzati come veicolo di particolari sostanze (magari anche medicinali) dannose per la salute ma utili a determinati fini. La monocultura genera poi monopoli/oligopoli agricoli e per assumere un determinato cibo potrebbe essere necessario acquistarlo solamente da tali monopoli andando incontro a rischi come la manipolazione chimica e genetica dei nostri corpi.

Il cibo con la sua profonda e diffusa simbologia sarà l’ultima ridotta, l’ultima trincea della guerra planetaria in atto.

Giacché il cibo è sì assunzione di risorse vitali ma anche occasione di socialità, di sacralità religiosa e momento di concretezza opposto ai miraggi virtuali (“non si mangia in streaming” cit.). Infatti tutto il potere accumulato è solo informazionale -tramite reti digitalizzate- rimaneva libera l’ultima frontiera materiale, il cibo per nutrirsi.

Il cibo non può in nessun caso ridursi a pura informazione, rimane fisico, materiale, corporeo.
Noi sappiamo da che parte stare.

Celebriamo questa lotta come una nostra rinascita.



Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org