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Rientrare nella storia

di Vincenzo Costa - 06/01/2026

Rientrare nella storia

Fonte: Vincenzo Costa

C'è questo aspetto infantile che ci induce a cercare un papà che interviene e mette a posto i cattivi. Sembra che la liberta dei  popoli dipenda dalla Russia o dalla Cina.
Non mi interessa l'analisi di quanto sia infondata l'idea che Russia e Cina stiano per dare scacco matto agli usa, non mi interessa discutere questa smania dei numeri che vedono gli usa sull'orlo del crollo, né la mitologia che via debito pubblico la Cina tiene per le palle gli usa.
C'è tutta una mitologia che non si può scuotere, perché fa leva sul bisogno di speranza, sulla volontà di credere che verrà il grande papà è metterà a posto l'uomo nero prepotente. Qualcuno crede che la Cina sia patria socialista. Amen.
Mi interessa solo rilevare che abbiamo abdicato all'idea di prendere in mano la nostra vita, non crediamo più che i popoli debbano prendere in mano la storia.
Anche l'idea di multipolarismo l'abbiamo resa una riedizione del potere, della ripartizione delle sfere, senza comprendere che puo essere l'altra faccia del globalismo.
A me interessa il multipolarismo dei popoli, delle nazioni e delle culture, non la ripartizione del mondo tra multinazionali e satrapi.
Abbiamo accettato una posizione passiva, di chi attende la salvezza da altri. Lo abbiamo fatto perché non abbiamo più alcuna stella nostra da seguire. Ma passività è morte, e' dipendenza, attesa passiva.
Abbiamo bisogno non di uomini e donne che sperano, scrutano, confidano in qualche potere o potenza, ma di uomini e donne che lavorino, sui libri, nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri, su di loro stessi.
Per riaprire un futuro, per dire che l'Occidente non è Trump o Biden o Mattarella.
Senza illusioni di salvezza, senza ansia di Redenzione, si tratta di fare un lavoro umile, in cui si fa quello che deve essere fatto, senza menarsela tanto, senza attendersi niente.
Abbiamo dimenticato questa cosa: si fa quello che deve essere fatto, punto e basta.
La speranza è qualcosa di attivo, non è  attesa passiva. I magi si mettono in cammino, non stanno li  ad aspettare o a disquisire sulla luminosità della stella.
Il confronto trasversale può essere uno strumento utile se serve a collegare esperienze diverse, realtà differenti e in movimento. Ma può essere anche uno strumento di quietismo se serve a sostituire il lavoro nella realtà.