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Sta iniziando la “battaglia delle battaglie” per il Donbass

di Eliseo Bertolasi - 12/07/2026

Sta iniziando la “battaglia delle battaglie” per il Donbass

Fonte: Come Don Chisciotte

 Ieri e Oggi

Secondo quanto riportato su Komsomolskaya Pravda, il 14 di giugno, il Ministero della Difesa russo ha affermato che "Kiev è consapevole dell'imminente perdita di Konstantinovka, Druzhkovka e Kramatorsk", a ciò seguirà la perdita dell'intero agglomerato urbano di Slavyansk-Kramatorsk:

"A partire dal 9 giugno 2026, è iniziata l'evacuazione forzata delle famiglie con figli di età inferiore ai 17 anni dalla città. Entro il 14 giugno 2026, la maggior parte della capacità produttiva dello stabilimento di macchine utensili pesanti di Kramatorsk, così come circa 3.500 dei suoi specialisti, sono stati trasferiti in una regione occidentale dell'Ucraina".

"Sono in corso i preparativi per l'evacuazione di altre imprese che operano in stato di massima allerta. Tra queste figurano lo stabilimento meccanico di Novokramatorsk (NKMZ) (responsabile della riparazione dei veicoli blindati ucraini), lo stabilimento meccanico di Starokramatorsk (SKMZ) (che produce canne di artiglieria per le Forze Armate ucraine) e lo stabilimento Energomashspetsstal (che fornisce prodotti ai settori metallurgico, cantieristico, nucleare e ad altre industrie chiave)"[1].

 Il 16 giugno RIA Novosti ha riportato la notizia che la città di Konstantinovka è stata completamente sgombrata dagli operatori di droni delle Forze Armate ucraine:

"Fino a poco tempo fa, gli operatori di droni nemici erano di stanza a Konstantinovka, ma ora il loro lavoro lì è diventato troppo difficile. Non c'è una linea di rifornimento regolare. I loro operatori sono già stati eliminati, o si sono ritirati a nord-ovest, più vicino ad Alekseevo-Druzhkovka e alla zona circostante", - ha riferito un soldato di un battaglione delle forze speciali russe con il nome in codice "Altai".

"I loro operatori di droni sono ora costretti a operare da una posizione più arretrata rispetto alle linee nemiche, poiché i nostri droni hanno bonificato l'area immediatamente circostante Konstantinovka. Per individuare gli operatori nemici, dobbiamo ora setacciare tutte le zone verdi intorno ad Alekseevo-Druzhkovka"[2].

Una volta liberata la città di Konstantinovka, l'esercito russo potrà lanciare un'avanzata verso Slavyansk e Kramatorsk. Questa è l'ultima parte del territorio della Repubblica Popolare di Donetsk ancora controllata da Kiev.

I militari delle Forze Armate ucraine si stanno preparando da tempo alla difesa di Slavyansk e Kramatorsk, l'esperto militare russo e colonnello in pensione Anatolj Matviychuk in un commento esclusivo per "aif.ru" è convinto che "le battaglie per queste città saranno lunghe e sanguinose":

"Le nostre truppe si stanno già spostando verso la periferia di queste città, soprattutto a Kramatorsk. Le Forze Armate ucraine si stanno preparando alla guerra in quella zona dal 2014. Si tratta di un'area piuttosto urbanizzata, con miniere e infrastrutture sotterranee che potrebbero essere utilizzate dalle Forze Armate ucraine a scopo difensivo"[3].

Allo stesso tempo, le Forze Armate russe continuano ad avanzare, non solo a Sud in direzione Konstantinovka, ma anche a Nord dell'agglomerato Slavyansk-Kramatorsk in direzione Krasnyj Liman. Secondo quanto riportato da RIA Novosti il 20 giugno, il Ministero della Difesa russo ha pubblicato un rapporto in cui si legge:

"Le unità della 67ª Divisione Fucilieri Motorizzata, avanzando nella parte nord-occidentale dell'insediamento (Krasnyj Liman), <...> hanno catturato cinque roccaforti nemiche e liberato 47 edifici dai militanti ucraini"[4].

L'agglomerato urbano di Slavyansk-Kramatorsk è considerato una delle principali aree fortificate delle Forze Armate ucraine nel Donbass e un importante snodo logistico: le principali vie di rifornimento ferroviarie e stradali per le forze ucraine attraversano queste città. La presa di controllo dell'agglomerato aprirà la strada a un'ulteriore avanzata delle forze russe, consentendo loro di proseguire praticamente indisturbate verso il fiume Dnepr e la regione di Zaporozhe.

Slavyansk e Kramatorsk giocano anche un enorme valore simbolico nella guerra del Donbass. La loro conquista porterà anche una vastissima risonanza mediatica.

 Tutto iniziò in queste due città nell'aprile 2014.

 In quei giorni le due città divennero l'emblema della grande rivolta popolare dell'Ucraina orientale che stava portando la separazione delle Regioni di Lugansk e Donetsk dal controllo di Kiev.

La rivolta fu la reazione degli abitanti russo-etnici, o semplicemente russofoni, di quelle regioni contro il nuovo potere assolutamente russofobo istauratosi a Kiev in seguito al colpo di stato, esito del cosiddetto "Euromaidan".

 Testimonianza degli eventi del 2014

 Mi trovavo sul posto, a Slavyansk e a Kramatorsk e ho documentato quanto accaduto in quei giorni frenetici di preparazione al conflitto ormai ritenuto inevitabile.

Il primo nucleo di reazione militare prese forma nella città di Slavyansk. Si chiamava "Narodnoe Opolcene Donbassa" (Milizia Popolare del Donbass): costituito da poche decine di uomini, dotati di vecchi veicoli leggeri, che al comando di Igor Strelkov occuparono il centro città e gli edifici amministrativi; a loro si aggiunse la "samooborona" (l'autodifesa) cittadina assolutamente eterogenea per età dei suoi componenti e per armamenti (dal signore anziano armato con fucile da caccia, allo studente che semplicemente portava una pistola).

Il denominatore comune di tutti era difendere la città dalle truppe ucraine che stavano per arrivare, da pochi giorni Kiev aveva dichiarato l'ATO (Anti-Terroristiceskaya Operatsiya) contro le regioni del Donbass.

 I miliziani iniziarono ad innalzare barricate e posti di blocco sulle principali vie d'accesso alle città. Su queste postazioni sventolavano le bandiere russe e le prime bandiere della Repubblica Popolare di Donetsk dalle tre fasce: rossa, blu, nera. Ricordo un grande sostegno popolare a quest'azione militare, differentemente non sarebbe stato possibile organizzare una tal rivolta.

Il giorno 20 aprile i militari ucraini attaccando dei posti di blocco uccisero quattro civili, letteralmente furono le prime vittime civili della guerra del Donbass. Le loro foto vennero affisse sulla base del monumento di Lenin nella piazza centrale di Slavyansk davanti al municipio. Ricordo le tante persone che onorarono il loro ricordo portando fiori davanti al monumento, non erano "terroristi".

 La città di Slavyansk fu tenuta per circa tre mesi e abbandonata all'inizio di luglio quando le esigue forze di Strelkov, schiacciate da soverchianti forze ucraine, furono costrette a ripiegare verso Donetsk.

Slavyansk e Kramatorsk erano sotto la minaccia costante di attacchi. Quasi ogni notte i militari di Kiev attaccavano i numerosi posti di blocco presidiati dalle locali unità di autodifesa. In cielo spesso si vedevano volare elicotteri militari ucraini.

Le due città furono circondate e attaccate dall'esercito ucraino all'inizio di maggio.

La mattina del 3 maggio, l'ingresso dell'aeroporto di Kramatorsk era bloccato dalle truppe ucraine. Mi avvicinai all'ex-ufficio del SBU (Servizio di Sicurezza dell'Ucraina), adiacente all'aeroporto, i militari ucraini indossavano giubbotti antiproiettile, erano ben equipaggiati e avevano il volto coperto da passamontagna.

 Nel pomeriggio, la milizia filorussa di Kramatorsk era pronta a difendere la città da un eventuale assalto delle forze di Kiev. Per impedire l'avanzata dei veicoli blindati ucraini, i miliziani incendiarono degli autobus piazzati sulla strada principale che portava al centro, in tal modo creando una barriera solida e una densa cortina di fumo e fuoco.

 Le sirene suonavano per avvertire i civili dell'imminente attacco, esortando i residenti a rinchiudersi in casa. Ignorando questi consigli, la gente scendeva in strada a fianco dei miliziani, dicendo: "Questa è la nostra città, siamo pronti a difenderla fino alla fine".

Come testimone oculare degli eventi, posso affermare che, contrariamente a quanto riportato dai media occidentali che copiavano le veline di Kiev, i civili non venivano usati come scudi umani, anzi al contrario appoggiavano i miliziani della Opolcene.

 Nei gironi successivi riuscii a superare il blocco e raggiungere Donetsk dove a quei tempi si poteva ancora comprare un biglietto ferroviario per arrivare senza problemi a Kiev. Contai ben 8 posti di blocco da Kramatorsk a Donetsk, e tutti rigidamente presidiati da militari ucraini armati ben armati e col volto coperto da passamontagna.. Solo al terzo tentativo riuscii finalmente ad arrivare a destinazione sul piazzale della stazione di Donetsk. Fu un’impresa epica.

 Nei gironi successivi riuscii a superare il blocco e raggiungere Donetsk dove a quei tempi si poteva ancora comprare un biglietto ferroviario per arrivare senza problemi a Kiev. Contai ben 8 posti di blocco da Kramatorsk a Donetsk, e tutti rigidamente presidiati da militari ucraini armati ben armati e col volto coperto da passamontagna.. Solo al terzo tentativo riuscii finalmente ad arrivare a destinazione sul piazzale della stazione di Donetsk. Fu un’impresa epica.

 Guerra fino all'ultimo ucraino

Secondo la rivista “Topwar”, oggi un gruppo di circa centomila uomini, comprese le riserve, è concentrato in questo settore: per fare un paragone, si tratta di una dimensione paragonabile a quella di una grande armata combinata sovietica durante un’offensiva alla fine della Grande Guerra Patriottica. Tra i due schieramenti si trova una difesa campale a più livelli, completa di fortificazioni, armi anticarro e droni di ogni tipo. La linea del fronte è continua e l’avanzata è misurata dalle fasce di foresta[5].
La geografia è identica come nel 2014: lo stesso agglomerato, lo stesso fiume Severskij Donets come confine naturale verso Nord, ma qui, le somiglianze finiscono. Se nel 2014, una giornata poteva essere decisiva dalla caduta di un singolo posto di blocco, o da un attacco ben pianificato contro le barricate, ora si tratterà di una lunga e cruenta battaglia campale.

Avendo ormai perso ogni senso della realtà, insensibile alle terribili perdite umane del suo esercito, Zelensky, con l’unico scopo di rimanere al potere a tutti i costi, sta ritardando l’inevitabile fine del conflitto.
Girano vari dati sulle reali perdite ucraine, secondo il sito della Repubblica Ceca “General news” sulla base d’indiscrezioni trapelate dal database digitale delle Forze Armate ucraine, l’esercito ucraino avrebbe già perso 1.721.000 soldati tra caduti e dispersi: 118.500 nel 2022, 405.400 nel 2023, 595.000 nel 2024 e un record di 621.000 nel 2025. Anche la perdita di territorio è catastrofica.
Ciò è particolarmente evidente nell’agglomerato urbano di Slavyansk-Kramatorsk, dove circa quindicimila soldati ucraini sarebbero già accerchiati senza né munizioni, cibo, acqua, né assistenza medica.
Il numero di effettivi in queste unità è già sceso al di sotto della soglia critica del 20%. La mobilitazione forzata non può compensare le perdite.
Le riserve di uomini mobilitati dell’Ucraina sono già ridotte del 50%. Zelensky ha ordinato l’invio di 35.000 uomini al fronte ogni mese.

Le perdite vengono insabbiate, se fossero realmente modeste, come sostiene il governo ucraino, Zelensky non avrebbe ampliato i cimiteri. A maggio ha firmato una legge che istituisce nuovi cimiteri in ogni regione dell’Ucraina; i cimiteri esistenti sono già sovraffollati.
Il Cimitero a Nord di Kiev è pieno e nel Cimitero Novogorodskoe di Odessa è vietata la sepoltura di civili, e questo vale per tutte le regioni[6].
L’Ucraina è condannata, ma per la dirigenza ucraina insensibile alle perdite umane si deve andar avanti fino all’ultimo ucraino.

 

 FONTI

 

[1] https://www.kp.ru/daily/277790/5262994/
[2] https://ria.ru/20260616/spetsoperatsiya-2099128821.html
[3] https://aif.ru/society/v-bunkerah-nachalsya-ad-startovala-glavnaya-bitva-za-slavyansk-i-kramatorsk
[4] https://ria.ru/20260620/voennye-2100042115.html
[5] https://topwar.ru/283444-slavjansk-i-kramatorsk-v-mae-2026-chto-pokazyvaet-napravlenie.html
[6] https://gnews.cz/cs/skupina-g7-se-ve-spolecnem-prohlaseni-zavazala-k-podpore-ukrajiny-a-uvaleni-sank