Tutto chiaro
di Guido Dalla Casa - 12/07/2026

Fonte: Arianna editrice
Alcuni anni fa uno scienziato italiano aveva scritto che i politici, i decisori, gli industriali dovrebbero tutti conoscere i primi due princìpi della termodinamica, che sono essenziali per comprendere il mondo e agire di conseguenza.
Infatti, salvo qualche eccezione, quei signori non sanno neanche di cosa stiamo parlando, come dimostrano i discorsi dei politici e l’andamento suicida che si sforzano di dare agli eventi, cioè il continuo invito alla crescita economica, al cosiddetto “sviluppo”, il male della Terra.
I primi due princìpi della termodinamica
I due princìpi essenziali della termodinamica, definiti nell’Ottocento, sono chiarissimi e stabiliscono:
- la conservazione dell’energia;
- l’inesorabile tendenza dell’energia verso il calore.
Ciò che sta accadendo nell’atmosfera terrestre (dove vengono riversati 50 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno) è chiaro, evidente e prevedibile da più di un secolo:
- L’energia solare viene riemessa dal suolo come radiazione infrarossa che resta intrappolata dalla CO2 (e altri gas) nell’atmosfera terrestre (effetto serra). A causa delle emissioni “aggiunte” la CO2 è passata da 280 a 420 ppm in pochi decenni (era quasi-stazionaria da almeno un milione di anni);
- L’eccesso di energia così presente nell’atmosfera non può sparire ma si manifesta come riscaldamento e fenomeni estremi.
Si tratta di principi universali non modificabili da alcun provvedimento tecnologico.
Da un rapporto di molti anni fa:
Questo rapporto indiscutibilmente stimolerà le emozioni, solleverà le paure e porterà richieste di azione. La sostanza del rapporto è che c'è ancora tempo per salvare i popoli del mondo dalle conseguenze catastrofiche dell'inquinamento, ma il tempo stringe.
Una delle previsioni più importanti del rapporto è che l'anidride carbonica viene aggiunta all'atmosfera dalla combustione di carbone, petrolio e gas naturale a una velocità tale che attorno al 2000 il bilancio termico sarà modificato in modo tale da causare marcati cambiamenti climatici al di là degli sforzi locali o addirittura nazionali. Il rapporto afferma inoltre:
"... l'inquinamento dei motori a combustione interna è così grave e sta crescendo così rapidamente che è probabile che un mezzo alternativo non inquinante per alimentare automobili, autobus e camion diventi una necessità nazionale". Ikard, Affrontare le sfide del 1966.-Nella riunione annuale dell'American Petroleum Institute del 1965 12–15 (API, 1965).
Il fenomeno dell’aumento di energia nell’atmosfera terrestre è molto chiaro, ma è stata fatta una confusione incredibile sull’argomento, allo scopo di confondere le idee al grosso pubblico, o per semplice ignoranza.
Le cosiddette “energie rinnovabili”, cioè non provenienti da combustibili fossili, sono un piccolo palliativo e in sostanza una pia illusione: in generale una unità produttiva di queste energie ha una potenza dell’ordine di un millesimo di quelle “da fossili”. Inoltre il consumo energetico per allestire molte di queste cosiddette “fonti” è piuttosto alto e di solito non viene messo in conto. Sul nucleare, meglio non parlarne neanche: una catastrofe, un pericolo incombente per secoli o millenni, oltre al rischio altissimo. La conclusione è evidente: di energia ce n’è anche troppa. Dobbiamo consumare molto, ma molto di meno.
Ma l’evidenza non è bastata, perché il paradigma è rimasto quello meccanicista, che richiede la crescita e il primato dell’economia, caratteristiche della nostra civiltà attuale. Come ha affermato Thomas Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche), la scienza non è considerata scientifica (!) se non si adatta al paradigma dominante. I fatti che lo contraddicono vengono ignorati e spesso derisi.
La civiltà industriale
E’ chiaro che quanto detto sopra significa la fine della civiltà industriale, cioè di quel modello culturale nato in Occidente, più precisamente in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento, e che ha poi invaso tutto il mondo, autonominandosi “il progresso”. C’è poi un problema ormai insolubile: Quando è iniziato il processo, nel mondo eravamo circa un miliardo, ora abbiamo superato gli otto miliardi e aumentiamo di tre individui al secondo. Riportiamo, con riferimento solo al continente “più pericoloso” (e che un tempo era ricchissimo di Vita):
Si continua a sorvolare su un semplice dato di fatto: né l’ecatombe provocata dalla fame né quella derivante dall’Aids (o da ebola) né il continuo calo della speranza di vita in Africa, scalfiscono minimamente la crescita esponenziale della popolazione. Procreare senza posa in queste condizioni significa rinnovare con alacre follia un gigantesco rito di sacrifici umani. (dal libro La Terra scoppia di Sartori e Mazzoleni – Rizzoli, 2003)
Un caso tipico della suprema ignoranza dei due princìpi della termodinamica sopra citati è dato da quei politici che invocano come rimedio ai cambiamenti climatici l’impiego dell’aria condizionata, che invece aggrava non poco la situazione generale, perché il calore complessivo aumenta e non diminuisce. Lo ha dovuto affermare perfino un Papa, che evidentemente conosce la termodinamica meglio di politici, industriali e sindacati, come si deduce dal punto 55 dell’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco (anno 2015), dove si parla in modo esplicito del condizionamento dell’aria e dei suoi danni (www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=51722).
Poi ci sono quelli che pensano che la crisi climatica sia tutta un’invenzione dei super-ricchi per “dominare il mondo”! Cari complottisti, ma davvero pensate una cosa simile? I cosiddetti super-ricchi sono solo quattro coglioni malati del delirio di onnipotenza, che hanno lo stesso potere sulla Terra di quello che hanno i gabbiani di fermare le tempeste!
Due personaggi
Recentemente, dopo molto silenzio e solo in ambienti di nicchia per l’evidente opposizione dell’informazione ufficiale, sono stati di nuovo citati due personaggi molto distanti nel tempo, che però avevano capito dove si andava a parare: Ned Ludd (inizio Ottocento) e Ted Kaczynski, detto Unabomber, professore di matematica statunitense. Di Ludd, inglese, non si sa molto, se non che fu impiccato per terrorismo, perché distruggeva le prime catene di montaggio; comunque probabilmente non sapeva niente di termodinamica, né dell’atmosfera terrestre. Invece si sa tutto del secondo personaggio, validissimo matematico e specialista dei sistemi complessi, professore a Berkeley, poi ritiratosi in un bosco del Montana: ha ammazzato tre persone (oltre ai feriti) con l’invio di pacchi-bomba. È stato catturato dopo 18 anni ed è stato condannato all’ergastolo. E’ morto in carcere nel 2023, all’età di 81 anni, dopo avere scritto libri molto notevoli e preveggenti sui pericoli della tecnologia e dell’industrializzazione, pubblicati in italiano dalla Larsen Edizioni.
Conclusioni
Solo la fine della civiltà industriale può salvarci. Quali sono i suoi fondamenti filosofici, qual’è la sua visione del mondo? Sintetizzando al massimo, le sue basi sono:
- l’antropocentrismo, cioè l’avere considerato l’umanità come al di fuori e al di sopra
della Natura, ritenuta a nostra disposizione. Questa visione del mondo discende in gran parte dal mito delle origini dell’Antico Testamento (la Genesi), che, al massimo, dovrebbe avere lo stesso peso del mito delle altre culture umane, come quello dei Lakota (Tokahe) o dei polinesiani (Taaroa), o altri: insomma, una favoletta. La posizione dell’uomo che deriva dall’Antico Testamento è solo un curioso delirio di grandezza;
- il materialismo, cioè l’idea che tutto quanto ci sta attorno, compresi trenta milioni di
specie di esseri senzienti e tutte le relazioni che li collegano (!), sia soltanto materia manipolabile a nostro piacimento. Questa visione filosofica discende in gran parte, almeno storicamente in Occidente, oltre che dalla posizione assegnata alla nostra specie nella Genesi, anche dal pensiero di Cartesio, Bacone, Locke e alcuni altri. Questi fondamenti hanno dato origine a quel modo di vedere il mondo che il fisico-filosofo Fritjof Capra ha battezzato paradigma cartesiano-newtoniano.
Gran parte delle altre culture umane (orientali e native) si basavano su premesse profondamente diverse (spesso su forme di animismo-panteismo).
Quindi, andando alla radice, sono quelle due sopra sintetizzate le premesse filosofiche che dobbiamo buttare nel cestino per potere rimediare ai gravissimi problemi attuali. I provvedimenti soltanto pratici o settoriali, anche se utili, sono palliativi di breve durata.
Secondo il filosofo ed economista francese Serge Latouche: “Non siamo più minacciati dalla catastrofe, siamo già nella catastrofe, ma abbiamo il privilegio fantastico di assistere al crollo della civiltà occidentale”. Personalmente, ho qualche perplessità sul termine “privilegio”. Comunque, niente paura, è la Terra che ha innescato le sue difese. Per terminare allegramente, consiglierei:
- A chi ha meno di 70-80 anni, di prepararsi un Piano B, fra le montagne o in qualche isoletta;
- A chi ha meno di 50 anni, di prepararsi un Piano B e un Piano C, sempre in località fuori mano;
- A chi è nato in questo secolo, oltre ai Piani B e C, di pensare anche a vivere in un modello culturale completamente diverso: dopotutto quello attuale non è neppure tanto entusiasmante.
In fondo, si tratta di una visione ottimista: il persistere di questa civiltà provocherebbe guai ben peggiori, con una degradazione della Vita sulla Terra neppure immaginabile.
