Una nuova cultura per una nuova politica
di Vincenzo Costa - 09/03/2026

Fonte: Vincenzo Costa
Azioni di americani e israeliani
1) bombardare intenzionalmente una scuola di bambine frequentata da figlie di ufficiali dell'esercito
2) affondare una nave militare disarmata che tornava da una parata
3) bombardare centri petroliferi vicino Teheran per avvelenare l'aria. Ora sta piovendo pioggia contaminata, che contamina l'acqua da bere.
Questi sono i nostri alleati.
Ma davanti a tutto ciò che fare?
Dobbiamo entrare nell'ottica di una ricostruzione della cultura occidentale, e che già prendere le distanze da tutto ciò significa dire: questo non è l'Occidente, non è la sua cultura, c'è un altro Occidente e un altro modo di essere occidentali.
Sembra niente, ma significa mantenere aperto il filo della relazione, e nel frattempo costruire una differente cultura europea.
Invece di universalismo astratto, invece di normativismo, come ha fatto la filosofia italiana a partire da Veca, seguendo Habermas, Rawls e tutta questa genia, si tratta di imparare a conoscere gli altri.
Abbiamo bisogno di formare politici, diplomatici e cittadini capaci di vivere in un mondo di differenti, che conoscono le altre culture, che non si sono formati sulle sciocchezze di Paolo Mieli.
Solo questa cultura può produrre una nuova classe politica. Una politica non può sorgere senza una nuova prospettiva culturale.
C'è un insieme di piccoli uomini che non desiste, che cerca, che si è già lasciato alle spalle quella regressione culturale che ha caratterizzato l'Occidente degli ultimi 40 anni.
Sembra niente, ma nel contesto attuale, nel mondo totalmente amministrato, senza mezzi di comunicazione e senza un referente politico questo è già un miracolo.
C'è un Occidente nuovo che si sta delineando, seguendo tanti rivoli, a volte con ingenuità, esasperazioni. Ma tutto ciò sono le doglie del parto.
Quello che vediamo vincere è invece l'Occidente che muore e che porta morte.

