Da Belfast, le fiamme di rivolta contro l'odio antieuropeo
di Antonio Terrenzio - 12/06/2026

Fonte: Antonio Terrenzio
Belfast a ferro e fuoco, unionisti e cattolici insieme nella reazione collettiva all'ennesima aggressione shock su un uomo di 30 anni Irlandese ad opera di un sudanese che stava per decapitarlo con un coltello. Le immagini orripilanti sono seguite a pochi giorni dall'omicidio del giovane inglese Henry Nowak, accoltellato da un individuo di etnia sikh con un coltello da 21 cm. Belfast è stato il teatro di rivolte di cittadini irlandesi, cattolici e protestanti che vestiti di nero hanno incendiato quartieri residenziali dando la caccia all'immigrato. In diverse città del Regno Unito sono scesi in strada cittadini con la bandiera dell'Union Jack, stanchi di assistere ad aggressioni all'arma bianca da parte di immigrati extraeuropei.
Il fallimento della società multietnica è ormai un problema annoso, che si trascina da tempo e che nell'ultimo decennio ha subito un cambio di percezione nell'opinione pubblica. C'è la consapevolezza che qualcosa sia cambiato, che una linea rossa sia stata fatalmente varcata e che vaste frange della popolazione europea non siano più disposte ad accettare violenze ed aggressioni senza reagire. Oramai i nodi stanno venendo drammaticamente al pettine rivelando presagi di guerra interetnica, già prevista nei libri di Houellebecq e dagli scenari catastrofici del politologo francese Guillaume Faye.
Il tema dell'immigrazione, della sicurezza e della "sostituzione etnica" (espressione aborrita dal glossario della correzione politica) sono entrate prepotentemente nel dibattito politico in vari contesti nazionali. E con essi quello della "remigrazione" è il grande tema che catalizzerà voti e consensi di vaste fasce della popolazione Europea. Il rischio di una guerra civile dal basso tra autoctoni ed immigrati di II e III generazione è ben più alto della problematica di integrare immigrati irregolari. E in questo quadro esistente che le destre più estreme o i sovranismi più duri e risoluti si apprestano a fare man bassa di voti alle prossime tornate elettorali, specialmente in quei Paesi come Germania, Regno Unito e Francia, dove l'utopia del multiculturalismo sta franando giorno dopo giorno ingrossando le file delle forze antisistema.
Queste formazioni sono ancora imperfette, non rappresentano un optimum sul piano programmatico e sono ancora carenti sul piano della critica al modello ultra-liberista, ma la crisi della "società aperta" è oramai evidente e i valori liberali che prevedono il primato dell'individuo e del mercato su quelli organici e comunitari sono i principali responsabili di questo stato di fatto. La crisi del modello della società multietnica investe tutte le società liberali le quali hanno accettato in premessa il principio filosofico di un individualismo svincolato da qualsiasi legame comunitario e dove ogni valore che non sia l'interesse egoistico sia sempre rinegoziabile.Il problema del fallimento della società interetnica riguarda quindi la crisi delle società liberali, dagli Usa ai paesi del Vecchio Continente.
Il tema dell'immigrazione, della sicurezza e della "sostituzione etnica" (espressione aborrita dal glossario della correzione politica) sono entrati prepotentemente nel dibattito politico in vari contesti nazionali. Con essi quello della "remigrazione" è il grande tema che catalizzerà voti e consensi di vaste fasce della popolazione Europea. Il rischio di una guerra civile dal basso tra autoctoni ed immigrati di II e III generazione, è ben più alto della problematica di integrare immigrati irregolari. E in questo quadro esistente che le destre più estreme o i sovranismi più duri e risoluti si apprestano a fare man bassa di voti alle prossime tornate elettorali, specialmente in quei Paesi come Germania, Regno Unito e Francia, dove l'utopia del multiculturalismo sta franando giorno dopo giorno ingrossando le file delle rispettive forze antisistema.
Come dicevamo, il modello liberale è il principale responsabile dello stato di disfacimento e disarticolazione delle comunità nazionali, ridotte a società di mercato. Non è infatti casuale che le rivolte si siano scatenate in quel Regno Unito, luogo originario fondatore del primato liberal-capitalistico sull'interesse comunitario. Ragion per cui le rivolte di Southampton e di Belfast sono dirette non solo contro la società buonista dell'accoglienza ed il canone unico progressista, ma verso quelle istituzioni ed i suoi rappresentanti, conservatori e progressisti, che hanno sempre coltivato e promosso politiche dove la persona è subordinata alle logiche del mercato e dove la "società non esiste". Per mettere finalmente allo scoperto questo inganno serviva un innesco, e tale innesco è stato fornito dalle politiche inclusive di minoranze etniche che avrebbero dovuto fungere da manovalanza di riserva del sistema produttivo, ma soprattutto ad ibridare, sfilacciare quei legami culturali tipici di ogni comunità di appartenenza attraverso la società multietnica, vendutaci dalle sinistre catto-comuniste come modello virtuoso di società tollerante ed antirazzista. Questo modello sta finalmente esplodendo ed il risveglio non sarà indolore. Prepariamoci quindi ad episodi come quelli visti a Belfast che si moltiplicheranno, ma ad essere protagonisti saranno gli autoctoni europei che reagiranno in maniera violenta alle aggressioni di maranza, di finti richiedenti asilo o di qualche risorsa uscita fuori di testa. Le rivolte viste in Regno Unito ci dicono che i bianchi non sono più disposti ad accettare supinamente la sostituzione etnica e la colonizzazione islamista di rapina. E che vogliono il rimpatrio forzato non solo per quei soggetti sprovvisti di documenti regolari di soggiorno, ma soprattutto di quegli immigrati di II e III generazione che sono la vera piaga e che non si rivedono nella cultura della nazione che li accolti e cresciuti, che invece coltivano disprezzo e vedono le nostre donne come puttane da stuprare (vedi episodi di Colonia e Milano) ed il nostri come paesi da razziare e da sfruttare.
Le reazioni popolari che vediamo in giro nei paesi nordeuropei, riguarderanno da vicino anche l'Italia che viaggia con un decennio di ritardo rispetto a situazioni che in quei paesi sono ormai ad un punto di non ritorno. Ed eccoci arrivati al fatidico che fare e al “Momento Vannacci” ed al suo partito Futuro Nazionale, che negli ultimi mesi sta raccogliendo migliaia e migliaia di adesioni. Il Generale ha indubbiamente il vento in poppa ed il suo neopartito veleggia intorno al 5% e già viene dato come ago della bilancia, determinante per la vittoria o lo sconfitta del centro-destra alle prossime elezioni. Dalla Gruber si è abilmente destreggiato e non si è fatto intimorire dalle domande provocatorie della conduttrice di Otto e Mezzo e della giornalista altrettanto ostile che l'affiancava.
Il programma della Remigrazione è uno dei cavalli di battaglia del Generale Vannacci e quello della sicurezza sarà il tema principale che riguarderà le prossime elezioni per il 2027. Anche in Francia il Rassemblement National è primo partito nei sondaggi, così come la Weidel, leader dell'AfD, in Germania sta scalando sempre più velocemente posizioni portandosi a ridosso dei Cristiano-democratici guidati da Mertz. In UK dopo i fatti di cronaca recente ed un popolazione sempre più insofferente verso i crimini degli immigrati o dei naturalizzati, Nigel Farage è candidato a vincere le prossime elezioni. La convergente vittoria di partiti sovranisti di destra porterà ad uno scontro con le elité europieste che hanno fatto del dogma assimilazionista uno degli strumenti di controllo e di annichilimento dei cittadini europei. La “Remigrazione” che tali movimenti antisistema promuovono, non dovrà essere un mero slogan elettorale, ma trasformarsi in proposta concreta, attraverso una serie di misure come il taglio dei sussidi, il ritiro della cittadinanza immediata verso quei soggetti che si macchino di crimini intollerabili come quelli che quotidianamente siamo costretti a sopportore; una riduzione sistematica di tutte le misure di accoglienza con politiche discrimanitorie “virtuose” come la richiesta di requisiti sempre più severi per l'entrata (conoscenza della lingua e delle leggi ecc). Insomma tutta una serie di misure che siano in grado di rimettere in discussione anche i capisaldi del Diritto Comunitario basato su prinpici di “eguglianza umanitaria” e che obbligano gli Stati aderenti a favorire ricongiungimenti familiari, e soprattutto lo smantellamento graduale di tutti quegli enti parassitari del parastato e di Ong che campano sul Business dell'accoglienza attraverso il taglio di fondi pubblici. Anche per la Penisola esistono quindi delle misure che possono essere attuate sin da subito per arginare il problema e ridimensionarlo radicalmente. Per non citare poi “il Piano Mattei” promosso dall'attuale governo Meloni ed ostacolato e bistrattato dalla sinistra di palazzo.
Se non vogliamo che il nostro Paese e l'Europa precipitino irreversibilmente verso una guerra civile etnica, è necessario un cambio di rotta radicale e se i partiti su menzionati tradiranno le attese e le loro promesse come fatto dal Governo Meloni, la situazione generale non farà altro che peggiorare generando quei disordini che sono poi manovrati ed utilizzati dalle oligarchie liberiste per reprimere e togliere qualsiasi spazio per il dissenso.
Tuttavia, le rivolte in atto nel Regno Unito vanno prese come segnale positivo, segno che i bianchi, vittime di un'ideologia etno-masochista promossa dai gendarmi della sinistra conforme al pensiero unico, stanno reagendo. Ma stiamo attenti, la guerra all'immigrato o all'islamico con cittadinanza europea non dovrà sostituire la lotta verso l'alto. Le politiche anti migratorie e le assurdità dell'ideologia LBGT dovranno essere il volano per smantellare l'Unione Europea, la sua ideologia perversa, che si estenderà naturalmente anche verso una totale revisione della sua politica internazionale, come lo spostamento verso politiche di sicurezza nel Mediterraneo e dell'abbandono di un folle riarmo diretto verso una guerra suicida contro la Russia. I punti programmatici dei partiti sovranisti europei sembrano convergere nella stessa direzione. Le destre nazionaliste hanno un futuro spianato e i potentati economici ed industriali sono consapevoli di questo cambio di clima. Presto si riposizioneranno e come il magnate Elon Musk appoggeranno quelle frange della popolazione più insofferenti verso le politiche mondialiste. Sarà il segnale che i tempi per i sovranismi saranno maturi per prendere le redini del potere in Europa. Quel momento non sembra essere lontano.
