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Venezuela: ultimo atto del tragico declino dell’Occidente

di Luigi Tedeschi - 09/01/2026

Venezuela: ultimo atto del tragico declino dell’Occidente

Fonte: Italicum

E’ tornata la diplomazia delle cannoniere. Trump infatti, ha ripristinato, col blocco navale, l’intervento armato e il rapimento di Maduro, quella strategia con cui il vecchio colonialismo imperialista britannico imponeva alle terre conquistate il proprio dominio predatorio. La presidenza Trump è improntata al nostalgismo imperialistico anglosassone, ereditato dall’impero britannico.
L’eurocentrismo colonialista talassocratico rivive nell’americanismo aggressivo, compresa la pratica della pirateria, col sequestro nei Caraibi di due navi russe che trasportavano petrolio venezuelano, in violazione delle sanzioni americane. 
Lo spirito colonialista è connaturato all’indole anglosassone. Il colonialismo nacque infatti in concomitanza con il capitalismo. La Gran Bretagna finanziò la prima rivoluzione industriale con le risorse depredate al Bengala, a seguito di una spedizione coloniale. 
Si rileva inoltre un particolare parallelismo. Trump imputa a Maduro di aver sottratto agli USA l’industria petrolifera, considerata di diritto americana, seppur collocata in Venezuela. Allo stesso modo in cui Israele impone il suo dominio sulla Palestina. I miti del destino manifesto americano e quello della terra promessa sionista si saldano in perfetta simbiosi, in quanto si riconoscono nella comune origine veterotestamentaria. Il primato dell’Occidente si identifica con il suprematismo sia americano che sionista, quali espressioni diversificate ma convergenti di un imperialismo globalista, oggi guerrafondaio ad oltranza perché in manifesto declino. 
Nel recente incontro in Florida, Trump ha dato carta bianca a Netanyahu per un nuovo attacco all’Iran. Secondo una strategia ormai consolidata, sono scoppiati violenti disordini in Iran. Gli USA sono l’impero del bene, quindi si ritengono legittimati ad intervenire militarmente contro la politica repressiva del regime iraniano. L’aggressione al Venezuela e quella imminente all’Iran, sono entrambe parte integrante di un’unica strategia imperialista, volta alla riaffermazione di un primato occidentale in via di dissoluzione.  
Tuttavia il blitz americano non ha comportato la destituzione del regime bolivariano del Venezuela. Una invasione americana del Venezuela è assai improbabile, perché comporterebbe la vietnamizzazione del conflitto, data la prevedibile reazione armata di un popolo animato da un profondo sentimento patriottico. 
L’opposizione al regime di Maduro, seppur sostenuta dagli USA con personaggi di spicco, quale la premio Nobel per la pace Machado, non sarebbe in grado di effettuare una azione di regime – change. Quand’anche il regime di Maduro venisse rovesciato con un golpe militare filo – americano, la nuova classe dirigente non sarebbe in grado di controllare il paese, dato il radicamento del chavismo nelle istituzioni e nel popolo venezuelano. Benché una parte consistente della popolazione sia avversa a Maduro, a causa della grave crisi economica in cui versa il Venezuela, già sottoposto ad un massiccio regime sanzionatorio americano sin  dai tempi di Obama, in caso di invasione e/o destabilizzazione per mano americana del paese, il popolo si ricompatterebbe in difesa della indipendenza nazionale. Come è accaduto e accadrà prossimamente in Iran. 
Trump intende pertanto pervenire ad un accordo con la vicepresidente  Delcy Rodríguez, che assicuri il reingresso nel paese delle compagnie petrolifere americane per lo sfruttamento dei giacimenti. Ma tali prospettive di accordo appaiono improbabili. La sovranità del Venezuela fu infatti affermata da Chavez nei primi anni duemila mediante la nazionalizzazione dei giacimenti petroliferi. In casi di accordo poi, è facile prevedere che l’attuale regime avrebbe i giorni contati. 
Lo sfruttamento delle risorse venezuelane, richiederebbe ingenti investimenti protratti nel lungo periodo. E l’effettuazione di tali investimenti presupporrebbe una stabilità politica interna del Venezuela che sembra al di là da venire. L’attuale situazione è dunque densa di incognite. Si profilano orizzonti conflittuali protratti nel tempo. Assisteremo con tutta probabilità a nuovi bombardamenti americani, a causa della resistenza del regime venezuelano alle pretese imperialiste americane. Nel caso che si verificasse un regime –  change istigato dagli USA, il Venezuela sprofonderebbe in una guerra civile simile a quella esplosa in Iraq a seguito della invasione americana, con una destabilizzazione del paese a tempo indeterminato, senza possibili soluzioni politiche che possano assicurare una pacificazione nazionale.
La finalità dell’intervento americano è quella di riappropriarsi dei giacimenti petroliferi e di altre materie prime necessarie allo sviluppo della I.A. Gli USA, per far fronte alla crisi del dollaro, quale valuta di riserva mondiale, intendono agganciare il valore del dollaro al prezzo del petrolio. Inoltre, acquisito il controllo delle risorse petrolifere venezuelane, mediante l’export del greggio a prezzi competitivi, vogliono provocare una guerra commerciale su scala mondiale, onde contrastare i mercati delle potenze petrolifere ostili e/o concorrenti nei confronti degli USA, quali la Russia, l’Iran, le monarchie della penisola arabica. 
Infine, gli USA necessitano degli approvvigionamenti del greggio venezuelano, per ricostituire le proprie riserve strategiche, attualmente carenti, ed indispensabili per far fronte a eventuali crisi energetiche, specie nell’area mediorientale. 
Le quotazioni del petrolio salgono e creeranno una nuova bolla finanziaria. L’economia americana è deindustrializzata, affetta da una crisi sistemica del dollaro, oltre che da quella del debito pubblico e privato. Pertanto, l’economia finanziaria crea periodicamente bolle finanziarie, a sostegno del primato americano nel mondo. Alla bolla sanitaria, ha fatto seguito quella del green, poi, a turno, quella del riarmo europeo, quella tecnologica della I.A. e quindi quella imminente del petrolio. Gli USA e tutto l’Occidente si alimentano della speculazione finanziaria ad alto rischio. E’ comunque un sistema assai instabile, senza futuro: prima o poi, lo scoppio di una bolla finanziaria potrebbe far implodere l’Occidente, con effetti devastanti per tutta l’economia mondiale. 
L’aggressione al Venezuela coinvolge l’intero continente sudamericano, in particolare il Messico, la Colombia e Cuba, già da tempo nel mirino degli USA. Ma occorre tener conto che l’attacco al Venezuela ha suscitato deboli reazioni di condanna da parte del Brasile di Lula, potenza emergente dell’America Latina, in un contesto politico, che registra da tempo, a causa dell’influenza statunitense, il moltiplicarsi dei governi di destra filo – americani, come in Cile, Argentina, Bolivia. 
La politica trumpiana di riconversione progressiva dell’America Latina a “cortile di casa” degli USA, secondo la riedizione della Dottrina Monroe, potrebbe condurre allo strangolamento di un Venezuela, privo di alleati in grado di sostenerne la resistenza, soggetto a dure sanzioni economiche, isolato dal blocco navale americano e dilaniato da una situazione di instabilità interna crescente. 
E’ assai diffusa la tesi secondo cui l’attacco al Venezuela degli USA si inserirebbe in un accordo tacito con le potenze competitor di Russia e Cina, che prevederebbe la spartizione del mondo in varie aree di influenza. Al dominio americano in America Latina, farebbero riscontro il ripristino dell’influenza russa nell’area dei paesi ex sovietici e il ritorno di Taiwan sotto la sovranità cinese. Tale tesi appare infondata. Gli USA infatti non hanno cessato di rifornire di armi l’Ucraina e condurre una guerra asimmetrica contro la Russia, con continui attentati terroristici nel suo territorio. Oltre a rifornire Taiwan di 5 miliardi di armamenti e predisporre nuovi attacchi contro l’Iran. 
In realtà gli USA, con l’intento di sradicare la presenza russa e cinese da Sudamerica, col sequestro delle navi russe, hanno intrapreso una politica di estrema ostilità nei confronti della Russia, con elevati rischi anche di esplosione di un conflitto nucleare. In tal modo, gli USA hanno compiuto una scelta strategica di contrapposizione bellica, che precluderà (forse per sempre), a qualsiasi accordo con la Russia e la Cina per istaurare un nuovo ordine mondiale. Gli USA e l’Occidente, nel totale disconoscimento del diritto internazionale, si sono avventurati in una politica di conflittualità permanente astrategica: una scelta irreversibile e senza vie d’uscita. 
Così come Israele è un elemento distonico per la creazione di qualsiasi equilibrio stabile nell’area mediorientale, altrettanto incompatibili sono gli USA con qualunque ordine internazionale prefigurabile nel prossimo futuro. Tutto ciò è peraltro del tutto conforme alla storia e alla identità degli Stati Uniti. Come ha scritto Marco Travaglio sul “Fatto Quotidiano” del 09/01/2026: «Gli USA sono il più longevo Stato Canaglia dei tempi moderni: da Hiroshima e Nagasaki in poi, hanno il record mondiale dei morti ammazzati e delle violazioni del diritto internazionale».
Il destino della superpotenza americana e dell’intero Occidente è comunque del tutto prevedibile: la loro sovraesposizione mondiale in tanti conflitti, che non riusciranno a vincere e nemmeno a perdere con dignità, comporterà il loro progressivo logoramento e, alla lunga, provocherà la loro implosione interna. 
Dal posizionamento filo – atlantico della UE (seppure differenziato in tante ipocrite sfumature), emergono chiaramente le responsabilità storiche e morali dell’Europa nei confronti del Sudamerica. L’Europa (e in particolare l’Italia), ha contribuito decisivamente allo sviluppo del continente sudamericano, oltre ad essere parte integrante dell’identità politica e culturale dell’America Latina. Essa non è solo a noi affine, ma costituisce un elemento imprescindibile del nostro essere europei. L’Europa avrebbe potuto svolgere un ruolo essenziale nel porre le basi di un equilibrio geopolitico nella storica conflittualità tra gli USA e l’America Latina. 
L’Europa nel tradire il Sudamerica, ha rinnegato se stessa. Sull’Europa incomberà una condanna storico – morale che graverà su di essa per decenni, se non per secoli. L’Europa verrà inghiottita nel buco nero della decomposizione di una civiltà in cui è attratta la potenza americana con tutto l’Occidente. Non ci sono alternative. Il Venezuela è l’ultimo atto del tragico declino dell’Occidente.