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Erbe amare: Intervista con l'autore Ariel S. Levi di Gualdo

di Miguel Martinez - 11/12/2007

 

 

Ho trovato il libro di Ariel S. Levi di Gualdo di notevole autenticità e interesse.

Per questo, desidero tornare su Erbe Amare, edito dalla Bonanno Editore e distribuito in Italia dalla  Dehoniana Libri.

È un libro che presenta una forte critica di quella che possiamo chiamare la “sionistizzazione” dell’ebraismo. Poiché è legittimo – e ci mancherebbe – criticare l’agire dell’Opus Dei, oppure dei Fratelli Musulmani, o anche fare una critica radicale alla costellazione politica e antropologica del cristianesimo e dell’Islam, non vedo perché non si possa fare altrettanto nei confronti delle reali organizzazioni ebraiche, così come esse si presentano oggi.

Criticano il proprio ambiente religioso di provenienza molte persone cresciute in ambito cattolico, lo fanno molte persone cresciute in ambito islamico, trovando subito grande spazio per il “coraggio” con cui hanno “violato un tabù”, anche a prescindere dalla qualità delle loro opere. Ariel Levi di Gualdo, che ha scritto un testo senz’altro scorrevole, non ha trovato questo spazio, anzi. E proprio questo (a prescindere dalle normali differenze di idee tra me e l’autore su vari temi, in particolare sul cattolicesimo) me lo rende simpatico.

Certo, all’occorrenza, questo libro, sarà usato per estrapolazioni selvagge da coloro che ce l'hanno genericamente con "gli ebrei": quattro gatti, perché i cacciatori di capri espiatori su scala industriale oggi razzolano altrove; eppure è proprio nella sua profonda umanità che Erbe Amare contiene l'antidoto per un simile e malsano interesse.

Anzi, vorrei che lo leggessero coloro che vivono col timore del "Dominio Giudaico sul Pianeta," perché se lo facessero finirebbero col ridere della debolezza di ciò che è umano e che ci rende tutti profondamente umani, a volte ridicoli. In quest’opera l’autore dimostra un alto grado di lieve e ironico buon senso, il miglior antidoto per ogni complottismo. «L’ebreolatria», come la chiama beffardo, pro o contro che sia, rischia di farci dimenticare la natura universale di certi meccanismi: da qui, la definizione del libro come "antidoto per le paure dei complottisti, medicina per gli ebrei che si prendono troppo sul serio".

Un'analogia può aiutarci a capire: vari giornalisti si sono scontrati con Scientology, che non è un’organizzazione veramente importante, in essa corre molto denaro, ma non ha un reale potere politico-economico internazionale.

Eppure, gli adepti, sono talmente aggressivi che monopolizzano il discorso quando si tratta di loro, seguono ogni riga che esce su di loro. E a mano a mano, tanti giornalisti hanno cominciato a dire: «Se bisogna parlare di sètte, meglio parlare di quei quattro iellati dei satanisti e sfogare le penne su di loro, perché  questi altri hanno la querela facile». Di conseguenza, chi si trova a scontrarsi con questa sètta può arrivare a pensare che sia una superpotenza.

Credo che i sionisti, grazie a efficaci organizzazioni internazionali, siano riusciti a monopolizzare il discorso quando si tratta di  loro, usando metodi simili; e questo è stato ormai interiorizzato da tanti. Solo che questa interiorizzazione è complottistica, se vogliamo antisemita, e il prode giornalista non esiterà a pensare nel suo segreto profondo:

«L'argomento sionismo non va toccato perché gli ebrei dominano il mondo… perché dominano sul sistema bancario… perché sono piazzati nei giornali, perché posseggono le grandi società editrici».

Il problema è che l’affare sionista, al contrario di questioni legate ad altri settarismi politici o religiosi, è divenuto centrale per varie questioni, o come spiega Levi di Gualdo: «Per il modo in cui la Shoa è usata sul tavolo della politica come arma di ricatto». L’opera di questo autore frantuma certe interiorizzazioni sociali, distrugge l’aura intoccabile con la quale oggi i media hanno avvolto gli ebrei e li riporta dalle stelle alle umane stalle, ora in molto serio ora con gustosa e sferzante ironia.

Pubblico qui l'intervista che mi ha concesso Ariel S. Levi di Gualdo, autore di Erbe Amare.

 

 

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Ariel Levi di Gualdo

Dottor Levi di Gualdo…
 
Lascia perdere, siamo più o meno coetanei…
 
Allora comincia col dirmi: si scrive per se stessi o per gli altri?

Avendo fatto l’editorialista finché mi fu concesso esprimere opinioni castigate come le calze nere messe dalla televisione del 1961 sulle splendide gambe delle gemelle Kessler, ho potuto appurare quanto l’essere umano cerchi di affermare se stesso in mestieri legati a servizi sociali molto importanti. A tanti giornalisti non interessa il caso più straziante del mondo, né la grave ingiustizia; interessa emergere dal lago di Narciso.

Lo scrittore ha tutti i difetti del giornalista elevati alla massima potenza. Esempio: Oriana Fallaci era l’emblema del teatro di sé. Quando finiva di scrivere si udiva il banditore annunciare: «Ecco adesso in scena Oriana e Narciso». Oriana aveva un talento che ha usato per dare spettacolo di sé, perfino del suo cancro. A chi la definì un’eroina per aver parlato della sua malattia, risposi che eroi erano i padri di famiglia senza i milioni d’euro della Fallaci che con pudica rassegnazione morivano in certe corsie, non una Signora bizzosa che riceveva i migliori oncologi americani nel suo super attico di Manhattan.

Tutt’altra pasta Indro Montanelli, un vero bracco della verità. E quando credeva d’averla scovata cominciava a lavorare per esporla, perché era lei la protagonista: la verità. Il motivo per cui ho scritto e lo spirito col quale l’ho fatto lo giudicheranno i lettori, che saranno pochi, ma forse attenti e buoni.

Pensi che il pubblico apprezzi lavori contro corrente che implicano anni d’impegno e che spesso sono pagati dell’autore con l’esclusione dai circoli intellettuali e giornalistici ?

Che abbia reso accessibili a tutti argomenti complessi, non vuol dire che “Erbe Amare” vada a ruba nel gran pubblico, nutrito ormai col salotto di Maria De Filippi e con le Isole condotte da quella Santa Maria Goretti di Simona Ventura.

Tieni conto che io sono un uomo di fede riconquistata e matura e da tale ragiono. È vero, l’umanità non è edificante, ma in essa vedo l’immagine di Dio che ci ha creati a propria somiglianza inspirando in noi il suo soffio. Questo non cancella le brutture del mondo e dell’uomo, però ispira in me una insopprimibile speranza: prima o poi l’uomo riscoprirà il tesoro del soffio divino racchiuso in lui.

Un mio amico che ha letto il tuo libro, mi ha detto: “Chi volesse cogliere in questo libro un attacco sferrato all’ebraismo e agli ebrei, o è un superficiale o è una persona in malafede.” Condividi?

Si. E aggiungo di più: le persone superficiali e quelle in malafede tendono a disprezzare in modo diverso ogni espressione d’amore. Le prime perché non riescono a coglierlo, le seconde perché vivono all’ombra dell’odio che le alimenta. Ecco, vorrei che l’Ebraismo si liberasse dall’odio che alimenta il suo sacro disprezzo per gli altri. La storia non è un’opinione: a disprezzare, perseguitare e uccidere per primi hanno cominciato gli ebrei, perché prima è nato l’uovo ebreo e poi il pulcino cristiano. Teniamolo ben presente, in questi tempi di grandi mistificatori e di grandi mistificazioni. 

A volte, qualcuno dice che “gli ebrei se la sono cercata”. Il tuo libro mi sembra anche una risposta a costoro …

Il Cristianesimo nasce da un’esaltazione umana e spirituale dell’amore e fonda la sua teologia sulla ricerca di Dio attraverso l’amore per l’altro. Non sempre i cristiani hanno operato al meglio per  l’amore dell’altro, ce lo narra la storia. Nel corso del tempo i cristiani hanno sbagliato e sbagliando hanno peccato contro Dio, contro sé stessi, contro l’umanità e contro il messaggio del Vangelo. Dei propri errori oggi hanno acquisito consapevolezza storica e teologica, cosa dimostrata dai Sommi Pontefici degli ultimi cinquant’anni e documentata nel loro Magistero.

Premesso che gli ebrei non sbagliano mai e che loro sono solo e di rigore le vittime e gli altri solo e di rigore gli aguzzini, se andiamo a scavare nei dati oggettivi scopriamo che l’Ebraismo si sviluppa sin da epoche remote sul sommo disprezzo dell’altro; questo ben prima che il Cristianesimo venga alla luce. La letteratura ebraica, il Talmud e le varie interpretazioni, sono un tripudio al sacro distacco dall’altro, al disprezzo talora morboso del non ebreo.

Stiamo parlando di testi scritti e di legislazioni tutt’oggi in vigore, gran parte delle quali penetrate nell’impianto giuridico di quel paesello del Medio Oriente nato per lavare la lurida coscienza dell’Europa dall’immane peccato della Shoa. Oggi, l’Ebraismo e gli ebrei, sono il solo razzismo e gli unici razzisti legalizzati. Nell’esercizio del loro diritto al razzismo sono protetti da severe leggi che perseguono ogni pensiero razzista che li possa anche vagamente sfiorare. Il razzismo è ciò che le lobby sioniste decidono di bollare come tale; i politici piegano il capo e legiferano, i giudici applicano le leggi e condannano. Io credo che tutto questo non durerà a lungo. Ecco perché invito gli ebrei a correre ai ripari e isolare quegli scellerati convinti che questo gioco posto in essere sia eterno.

Da dove potrebbe nascere il vero, il grave pericolo?

Dalla piazza. Se la massa incomincia a pensare che una lobby esercita il disprezzo religioso e l’ingiustizia socio-politica e che di ciò rivendica il diritto in nome del ricatto di Auschwitz; se la massa comincia a pensare che questi soggetti gridano all’antisemita e al razzista a ogni nonnulla ma che nei fatti si reggono in piedi su un impianto religioso e socio-politico basato sul disprezzo e sul razzismo praticato verso gli altri… Beh, nessun Gianfranco Fini penitente e nessun Clemente Mastella che ha dato nome a una Legge, potranno controllare la piazza che s’accende d’odio.

Per questo invito gli ebrei a isolare dal loro seno quei sionisti ormai persi nel delirio d’onnipotenza, ai quali la storia e le persecuzioni patite dagli ebrei pare non abbiano insegnato niente, al punto da riprodurre gli stessi meccanismi auto-lesionisti a intervalli ciclici di tempo, con una durezza di cervice e una superbia senza pari che è tipica, ahimé, dell’Ebraismo rabbinico e dell’ebreo standard.

Nelle tue pagine insisti molto sulla perdita di contatto col reale.

I sionisti e certi ebrei hanno perduto il contatto col reale e superato da tempo i livelli di guardia. Nelle mie pagine spiego: credono che tutto sia loro concesso e dovuto solo perché ebrei, vale a dire delle vittime dinanzi alle quali non si ragiona né si dibatte serenamente alla pari, si può solo chiedere perdono dal basso, mentre dall’alto piovono aggressive e impietose accuse sempre meno vere e sempre più strumentali. 

Insisti molto sul concetto di Cristianesimo inteso come patrimonio europeo che appartiene a pieno titolo anche a non cristiani, laici e non credenti e lamenti sentimenti d’intollerante odio anticattolico sempre più acuti.

Vi sono concetti etici cristiani assorbiti da secoli da società laiche che di cristiano non hanno nulla. Esempio: nei Codici di tutto il mondo troviamo la persona giuridica, nata dalla teologia dell’Apostolo Paolo per il quale la Chiesa è un corpo di cui Cristo è capo e i fedeli membra che formano tutti assieme una persona sola. Usata dieci secoli dopo dai canonisti, questa idea portò i glossatori bolognesi del Duecento a coniare l’istituto della persona giuridica.

Tanti altri sarebbero gli esempi. Questo intendo quando parlo di radici cristiane europee: un patrimonio di tutti. Purtroppo è difficile parlarne sia con taluni protestanti scandinavi affetti d’anacronistico anti-papismo sia coi religiosi del laicismo integralista che hanno mutato l’anticlericalismo anti-cattolico in un sacro dogma di fede.

Hai criticato vari potentati politici in modo mirato e circostanziato. Quali reazioni ci sono state negli organi di stampa, in particolare nella stampa cattolica?

Nessuna. La censura è molto pratica nelle democrazie ridotte a contenitori vuotati dai princìpi di libertà. Io posso contestare chi voglio in un libro che non venderà mai decine di migliaia di copie e che non sarà mai reso oggetto di dibattiti. La critica diventa tale quando investe l’opinione pubblica. Io sono stato subito ridotto a una voce che blatera nel deserto, a partire dalla stampa cattolica ultra ecumenista, capace solo a prendere frustate  come quella sadica depravata che a ogni sferzata di scudiscio godeva come una mandrilla.

Trovo sexy il Cattolicesimo del compromesso ecumenico portato avanti da cattolici impegnati sulle passerelle televisive a blaterare banalità socio-teologiche, meri politici mascherati da credenti cristiani che cercano di compiacere tutti e non deludere nessuno. Proprio come fece il Cristo, che per non deludere nessuno finì con tre chiodi a penzolare da una croce. Mi pare di udirli, certi politiconi trasteverini ex sessantottini redenti nell’ecumenismo internazionale all’amatriciana: «Se coi protestanti si cedesse sull’Immacolata Concezione e sulla reale presenza del Cristo nell’Eucaristia, se con Ortodossi e Anglicani trattassimo il Primato di Pietro e se con Ebrei e Musulmani si ridimensionasse la divinità del Cristo, potremmo avere l’uovo, la gallina e il culo caldo!». Ogni Chiesa ha le sue Oriana Fallaci col teatro di sé stesse. D’ogni modo, se vuoi sapere com’è andata ti servo subito: l’8 Settembre 2007 un celebre giornalista de Il Giornale, Andrea Tornielli, dedicò un ampio servizio al mio libro. Col margine d’ingenuità che mi ostino a mantenere credevo fosse il primo di una serie e che in breve si sarebbe aperto il dibattito…

Invece?

Invece è accaduto che vari giornalisti prepararono e presentarono recensioni che si videro respingere. Quel servizio fu il primo e l’ultimo. Partì subito l’ordine del silenzio. Un vecchio giornalista si sentì rispondere dal suo giovane direttore: «Nulla di personale, c’è di mezzo la proprietà che mi ha legato le mani». Persino il quotidiano col quale ho collaborato come editorialista per tre anni – e non ti dico quanto mi pagavano perché è uno sconcio – ha rifiutato di recensire il libro.

Torniamo alle tue critiche ai politici: non hai risparmiato neppure una sferzata all’attuale Presidente della Repubblica.

Premetto che il Sionismo politico, al quale poco o nulla interessa dell’Ebraismo e della Tradizione ebraica, si è servito dell’uno e dell’altra per affermare le sue arroganze di per sé non accettabile per qualsiasi democrazia. Le prime vittime del Sionismo sono gli ebrei. Bisogna tener conto che i capocomici giocano sul senso di colpa della Shoa, dinanzi al quale nessun politico europeo oserebbe dissentire dinanzi ai pronipoti piangenti degli ebrei sterminati nei lager, col dito puntato contro tutto e contro tutti. Per questo sono finiti con la cenere in testa davanti al Muro del Pianto i cherubini dell’ex Movimento Sociale e i serafini dell’ex Partito Comunista.

Ciò premesso passiamo al Presidente della Repubblica Italiana: non so chi abbia imbeccato Giorgio Napolitano il 25 Gennaio 2007, resta però gravissimo che egli abbia dichiarato: «Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato Ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele».

Questa frase d’inaudita gravità, racchiude in sé una perversione giuridica. Menzionando lo Stato d’Israele come “Stato Ebraico” si riconosce a questo Paese dignità di Stato confessionale, che in quanto tale comporta un’esclusione non da poco: quanti abitano il territorio e non sono ebrei, che razza di cittadini sono? Benché non si possa dire, lo sappiamo: sono cittadini di seconda classe con diritti limitati da una legislazione razzista. Adesso immaginiamo che la più alta carica istituzionale di un Paese straniero si riferisca all’Italia, al suo Popolo e alla sua Storia Patria dicendo: «Essere anti-democristiani significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato cattolico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida della Repubblica Italiana».

Che putiferio si scatenerebbe? Entro quanto, il Ministro degli Esteri, avrebbe convocato l’ambasciatore di quel Paese per esporre tutte le lagnanze del caso?

Ma c’è di peggio: le parole del Presidente Napolitano si prestano ad avallare qualcosa di più subdolo: antisionismo uguale antisemitismo. Possibile che nessuno abbia spiegato al nostro Presidente della Repubblica che tra tutti i movimenti nazionalisti sorti tra l’Ottocento e il Novecento, quello sionista è uno tra i più settari, aggressivi e razzisti? Non è che con quella frase aberrante, Napolitano doveva restituire verginità al suo vecchio utero di comunista, ed essere così gradito alle Beate Vergini del Santo Carmelo Sionista?

Nell’immediato, la verità ha mai premiato nessuno?

Nell’immediato la verità finisce premiata con tre chiodi e un legno incrociato.

Leggendo le note a fondo pagina del capitolo dedicato a Pio XII e i ringraziamenti finali si percepisce il tuo legame col gesuita Peter Gumpel, postulare della causa di beatificazione del discusso Eugenio Pacelli. Non temi che qualcuno possa accusarti di essere manipolato dai gesuiti?

Il Padre Peter Gumpel è relatore della causa, postulatore è il suo confratello Padre Paolo Molinari, col quale da mezzo secolo condivide lavori ai più alti livelli teologici e storici nella Compagnia di Gesù e presso vari dicasteri della Santa Sede. Sono due uomini straordinari e sono a loro legato da profondo affetto.

Ciò che rammarica molti cattolici è che nella Chiesa di oggi non s’intravede possibilità di sostituzione di uomini del genere, che in quanto esseri mortali non sono eterni.

 Io gioco a carte scoperte, sempre. Se per qualcuno avere maestri gesuiti vuol dire essere manipolati, lo pensino pure, purché non mi presentino da pagare la parcella dei loro preziosi pensieri, perché in tal caso li pagherei, sì, ma a suon di cazzotti; naturalmente con carità, s’intende, sempre con carità.

Adesso permettimi di rivoltare la tua domanda: usare il termine ”gesuita” e ”gesuitico” in accezione negativa è lecito, anzi per molti sedicenti intellettuali fa chic. A una persona si può dire senza problema “sei falso come un gesuita”, ma dicendo alla stessa persona “sei falso come un ebreo” si finirebbe prima alla gogna, poi trascinati alla sbarra di un tribunale e infine condannati. Tutto questo, ti pare normale?

 Mentre ti lascio riflettere sulla risposta vengo a Pio XII sul quale ho scritto il capitolo più lungo del mio libro. Questo Sommo Pontefice è stato un grande al quale nessuno, più degli ebrei, dovrebbe dir grazie. Infatti, i protagonisti ebrei di quegli anni, hanno detto grazie a Pio XII in ogni modo.

A dar vita alla leggenda del Papa “collaborazionista” che ha “taciuto in “modo criminale”, non sono state le decine di migliaia d’ebrei salvati dal massiccio intervento della Chiesa, sono stati i loro nipotini politici nati due o tre decenni dopo la fine della guerra, che hanno reputato cosa buona smentire i loro padri e nonni che vissero certi eventi sulla propria pelle e che si salvarono nascondendosi fin dentro le mura del Vaticano. A tal proposito rimando i lettori alle pagine del mio libro, ma credo che l’infamia di questo teatrino si spieghi tutta da sé.

Ti ringrazio.

Ringrazio io te, profondamente.

La rete telematica è l’unico mezzo che mi è rimasto per poter seguitare a predicare tra le sabbie del deserto, dalle quali nascono spesso i sentimenti e i pensieri migliori, ce lo insegna la storia di molti Profeti d’Israele.