Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / L´ennesimo anello mancante di una catena inesistente

L´ennesimo anello mancante di una catena inesistente

di Cristina Nadotti - 06/04/2010

http://www.airdave.it/wp-content/uploads/evoluzione-2-590x312.jpg

Nascosto per due milioni di anni in una caverna in Sudafrica e ora in un laboratorio del sincrotrone europeo di Grenoble, l´ominide che potrebbe dirci molto sull´evoluzione umana è un caso poliziesco. Domenica il quotidiano britannico Sunday Telegraph svela al mondo che il paleontologo Lee Berger, dell´università sudafricana di Witwatersrand, ha trovato "lo scheletro quasi completo e fossilizzato di un antenato umano finora sconosciuto". L´ominide, secondo il quotidiano, potrebbe essere l´esemplare di una specie collocabile in uno stadio intermedio tra gli uomini-scimmia e il primo uomo evoluto, cioè l´homo habilis.
Le agenzie di stampa si scatenano, e così i siti web di tutto il mondo, salutando la scoperta come il tassello che mancava alla comprensione della intricata ramificazione dell´albero genealogico dell´umanità. Dell´ominide in questione, però, non si riesce a sapere di più, neanche il suo nome. E non è un particolare da poco. Qui non si tratta di dire se, come nel caso di Lucy - l´australopithecus afarensis datato 3,4 milioni di anni fa e trovato nella regione di Afar in Etiopia nel 1974 - chi è entrato nella caverna Malapa a Sterkfontein stava ascoltando musica e darà all´ominide un nome ispirato da una canzone. Qui si tratta di usare una tassonomia capace di indicare qualcosa di più sul reale peso scientifico di questa nuova scoperta, al di là del fascino che essa può suscitare nel grande pubblico. Il professor Lee Berger non risponde a telefono né alle mail, i paleontologi preferiscono non pronunciarsi finché non ci saranno maggiori dettagli, e dal sincrotrone di Grenoble, pensato anche per ricerche di precisione sulla struttura atomica dei materiali e del quale è partner il Cnr italiano, confermano la presenza del fossile ma tengono la bocca ben chiusa, in osservanza di un embargo fino a dopodomani. Non altrettanto silenziosi sono i blog scientifici, ricchi di frasi sprezzanti per chi saluta "l´ennesimo anello mancante" di una catena inesistente, visto che l´evoluzione umana è tutt´altro che regolare e non si può tracciare una linea di successione diretta tra australopitecus, più simile alla scimmia e risalente circa a 4 milioni di anni fa e l´homo habilis, di circa 2,5 milioni di anni fa. Dell´ominide non si sa il nome, ma ha già fama sufficiente per essere il protagonista di una serie di documentari programmati dal professor Berger per il National Geographic. Secondo i blogger più esperti, per la paleontologia il fossile in questione non avrebbe la rilevanza che la pubblicità gli attribuisce. Di sicuro, trovare uno scheletro intero sarebbe utile a capire meglio come si sono evolute la deambulazione e la manualità ma, questo è l´altro particolare interessante che viene dai blog, Berger non avrebbe trovato uno scheletro intero, ma più parti di scheletri appartenenti tutti a uno stesso gruppo, che possono essere riassemblate in una stessa struttura scheletrica.
Al momento paleontologi e antropologi si barcamenano tra resti di ominidi molto più vecchi del più giovane tra i nostri comuni antenati scimmieschi e le prove della genetica, capaci di fornire datazioni ancora diverse. La scienza è fatta proprio di dibattiti, di "falsificabilità", per citare Karl Popper, e quindi ben venga anche l´ultima diatriba sulla nuova scoperta, ma bisognerà aspettare giovedì per sapere se "l´ominide televisivo" è davvero tanto eccezionale da togliere magari fama a Lucy.