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Grazie crisi

di Stefano Fusi - 30/09/2010

Fonte: fiorigialli



Grazie, crisi!!

Ora ci dicono che c’è la crisi. Che ci sarà crisi. Che crollano i consumi. Che l’economia deve ripartire. Che per farlo dobbiamo consumare. E ce la fanno vivere davvero, la crisi. Che sarà dura, durissima. E la sentiamo eccome, la crisi. Quella economica: non abbiamo più soldi. Quella sociale: di chi fidarsi? Quella ecologica ed energetica: stiamo andando a fuoco e in fumo.

Ma è davvero crisi? Chi ci dice che sia crisi, o non piuttosto un bel ritorno alla normalità? Dura, ardua, complicata, drammatica, ma finalmente un bel bagno di realtà?

Pensiamoci un po’: chi ci dice che questa è crisi? Chi la definisce così? Proprio gli stessi che la rinforzano, la crisi, portandoci via anche quel poco che avevamo, mettendosi in saccoccia anche quello che ci resta, dopo aver già trasformato in merce ogni cosa che sarebbe naturale per vivere (la casa, la salute, la scuola, l’amore, il sesso, la politica, lo spirito -si erano dimenticati l’acqua e stanno rimediando- e via di questo passo).

Chi ci dice che c’è’ la crisi?

Perché dobbiamo crederci?

Guardiamo a chi la definisce crisi Gli stessi. Gli stessi che prima non ci dicevano che stava per arrivare la crisi. Quegli stessi mega personaggi con le iniziali maiuscole, gli Economisti, i Giornalisti, i Politici, gli Industriali, che oggi la chiamano crisi per poterci rubare gli ultimi soldi che ci restano. Quelli che prestano soldi solo a chi ne ha già, quelli che ne vogliono ancora di più. Perché li hanno buttati via tutti, se li sono sniffati e fumati tutti nel loro delirio. E ci hanno fatto pagare i loro soldi con le malattie producendo cemento e acciaio e amianto e scorie nucleari.
Era quello, il loro delirio, la vera crisi. Quella a cui ci eravamo tutti assuefatti chiamandola normalità, dando per scontati i dogmi della Crescita, dell’Economia, dello Sviluppo.

Oggi ci vendono la crisi dalle stesse pagine e dagli stessi schermi in cui un attimo dopo ci mostrano e ci propongono in vendita quello che la crisi vera la crea, da tempo.
Ce lo dicono quegli stessi che dai loro bozzoli intrecciati di prebende e di certezze non avevano previsto nulla della crisi, e oggi ce la spiegano, e ci dicono quanto durerà e come fare per uscirne.
Gli stessi giornali e schermi di proprietà delle stesse persone che sono nate e cresciute e sono diventate potenti grazie alla pubblicità dei consumi più futili, oggi dovrebbero gestire la crisi. E ci regalano social card vuote, fondazioni per il welfare e quant’altro.

Noi gente comune siamo in crisi da tanto, la crisi vera c’è da tanto. La gente comune, e i popoli del Sud del mondo, sono in crisi da quando sono costretti a crescere. La crisi vera c’è da quando questi personaggi ci sono riusciti convincere che dobbiamo avere sempre di più. Che tutti dobbiamo andare in auto, magari due a famiglia. Che tutti dobbiamo diventare dottori, e che chi non è dottore ne sa meno ed è meno importante di chi non lo è: chi è autodidatta, chi studia per passione, chi impara sul campo non ha i crismi dell’ufficialità.
Noi contadini della campagna o della vita, noi persone comuni siamo in crisi da tanto. Ci siamo abituati. Lo siamo da quando hanno convinto tutti che per nascere, coltivare, imparare, guarire, costruire una casa, andare d’accordo fra noi, riscaldarci abbiamo bisogno di Dottori, Ingegneri, Avvocati, Onorevoli, Assessori, Manager, Pianificatori e quanti hanno barattato la propria libertà e responsabilità in cambio di un bel posto al calduccio con scrivania annessa e magari idromassaggio a carico del contribuente.

Ci dicono che c’è crisi gli stessi schermi che ci stupiscono dicendoci che c’è freddo d’inverno.
Secondo loro oggi c’è crisi perché non si compra, perché le aziende che producono cose inutili chiudono, perché ora anche i manager vengono licenziati. Non perché la gente non ha soldi o non ha più quello che gli serve. Di questo loro poco importa, da sempre. A loro importa fare esposizioni universali e intascarsi stipendi da 600mila euro in su l’anno, fare treni a 400 all’ora per andare velocemente in un’altra città ad accumulare ancora più soldi, non il lavoro quotidiano dei più.

La crisi vera c’è già da tanti, tanti anni. Quella che c’è ora è robetta. Anzi forse è l’occasione per uscire dalla crisi vera. La crisi vera è quella dell’impazzimento di chi ci vuole far uscire di senno facendoci credere che è possibile produrre e consumare sempre di più, spendere sempre di più, comprare tutti la casa, vivere tutti meglio dei genitori, staccarsi da ogni fatica impegno incertezza lavoro così, oplà, investendo, facendo soldi coi soldi, speculando sulle case e sui terreni, e non col lavoro e le idee e l’immaginazione e la passione.

Questa che chiamano “crisi” forse invece ci aprirà gli occhi. Forse. Perché uscire dall’intossicazione e dalla dipendenza non è semplice. Finora abbiamo buttato tutto lo sporco sotto il tappeto. Ora sta venendo fuori tutto d’un botto.
Gli stessi giornali che dicono che dobbiamo vaccinarci, che gli ecologisti sono catastrofisti e devono imparare a dire di sì, che dicono che le medicine naturali sono acqua fresca (magari! Dove la si trova più?), ora ci dicono che dobbiamo comprare le nuove auto ibride che sono tanto trendy. Gli stessi giornali che dicevano che Obama non poteva vincere, che ci dicono che fa caldo per l’aumento della CO2 e la pagina accanto hanno una pubblicità a tutto formato di suv o altro di dannoso. E ci propinano i nuovi modelli di partito politico e di impresa flessibile e sostenibile. Che imprese! Le imprese sostenute dal pubblico, i coraggiosi imprenditori che imprendono con la cassa integrazione, che paga chi lavora quando fallisce chi dirige. Gli imprenditori che finanziano giornali e schermi secondo tariffa e oltre, per dirci ora che c’è crisi perché le loro imprese-banche-partiti pret-a-porter sono in crisi.
Grazie della rivelazione, noi ce n’eravamo già accorti!

Questa che chiamano crisi è forse l’ultima occasione per uscire dall’ipnosi di massa e guardarci fra di noi, negli occhi (nelle tasche basta ravanare con le mani). Per smetterla di stare in riga a comprare e votare e ingozzarci con i loro veleni ridendo e scherzando. I capitani e ladroni si sono rubati quasi tutto, loro stanno meglio, forse, a breve, ma se la maggioranza ha le tasche vuote e non si fida più e non ha i soldi per comprarsi i loro gadget che si rompono subito, forse qualcosa cambia. Forse usciamo da questo luna park dove ti sparano un po’ d’adrenalina sull’ottovolante e poi nel castello delle streghe e al tiro al bersaglio, e ci accorgiamo che serve solo a prenderti soldi e tempo.

Forse ci accorgiamo che è meglio trovare il tempo e la fantasia per fare musica insieme invece di consumarla, per camminare e pedalare invece che per farsi trasportare, per abbracciare gli amici e i cari invece di andare dal medico o all’ospedale per esaurimento, per festeggiare anche se non ci sono ricorrenze invece di stare davanti a uno schermo.

Grazie alla crisi forse non staremo più fra quattro mura di idee chiuse ma riprenderemo le tende e andremo a rendere omaggio al Sole, alla Terra, alla pioggia, all’aria e alla Luna e a quanto c’è di davvero importante.

Grazie alla crisi forse non staremo più immobili dietro una maschera ad aspettare che qualche potente ci lanci una monetina, ma lo scherzeremo e lo renderemo innocuo.

Grazie alla crisi forse vedremo svanire paure e desideri fasulli e ritroveremo il gusto delle paure vere, delle aspirazioni vere, che sono quelle della vera vita, che ci spingono alla sfida e al migliorare noi stessi, uscendo dal bozzolo della megamacchina.

Grazie alla crisi forse ritroveremo i sorrisi che avevamo lasciato da qualche parte perché avevamo altro da fare, sempre da fare.

Grazie alla crisi forse i nostri corpi saranno di nuovo liberi di sentire la paura, il freddo e la fame, ma anche la gioia e l’estasi.

Grazie alla crisi forse scopriremo che insieme è più bello mangiare, capire, giocare, lavorare e dormire, che anche da soli e senza veline (in tutti i sensi) si può celebrare e pregare e ballare, che ciascuno è capace di dare la sua verità e viverci bene.

Grazie alla crisi forse… forse la crisi è una grazia che abbiamo cercato, senza volerlo, che hanno cercato anche i rapaci nel loro delirio cui ci siamo accodati, forse loro stessi hanno avuto paura della montagna di soldi e di solitudine e di sofferenze che hanno creato e accumulato, e ora la condividono.

Forse la crisi è una grazia che nel dolore e nella confusione ci permetterà di ricominciare a vivere: la vita è anche caos.

Grazie alla crisi forse il nostro lavoro sarà di nuovo quello di seminare, di creare con amore, di raccogliere frutti, di aspettare e immaginare, di collegare (“intelligenza!” significa collegare), impastare e cuocere, mescolare e usare le mani, aggiustare, riparare guardando diretto alle cose e alle persone perché siano belle, complete e contente.

Grazie alla crisi forse sapremo arrivare alla calma della chiara visione, all’amicizia con il mondo, a sentire che tutto è legato e ci parla. Forse deporremo le motoseghe e le gru, si fermeranno balene e uccelli di ferro, andremo a piedi e potremo sentire il moto delle piante e dell’aria, uscendo dalla furia che ci impedisce di porre loro domande, avere risposte, offrire preghiere.

Grazie alla crisi forse ci ricorderemo del Sole che ci inonda ogni attimo di luce e calore, dell’acqua che si muove ed è sangue e linfa e pulizia, del vento che soffia sulla pelle ed è passione, della terra che guarisce ed è coperta, cibo, riparo. Lasceremo forse il delirio che ci fa scavare sempre più in fondo insozzando tutto per bruciare vecchie piante carbonizzate o liquefatte dal tempo, invece di vedere semplicemente le piante vive e imparare da loro come si fa a vivere nel sole e nel vento e nella terra.

Grazie alla crisi forse non ci vergogneremo più di cercare frescura e calore, di stare in basso, di non essere certi di nulla se non delle forze naturali, dei propri brividi e desideri e affinità.

Forse.

Non dipende tutto da noi, anzi noi dipendiamo dal Tutto. C'è anche chi ha detto che questo surriscaldamento del clima ci ha salvato da una glaciazione. Chissà, forse la Terra è più saggia davvero di quanto sospettiamo. Il Mistero è davvero tale.

Però molto dipende da noi. Dipende da noi, da tutti noi. Per quanto dipende da noi, è il caso di meditare e agire (non semplicemente di "fare" le stesse cose che si sono fatte finora; anzi, si tratta quasi sempre di fare meglio, fare meno, non-fare). Senza forse.

Fonte: Natural Spirit