La guerra civile americana e la nostra mancanza di autonomia nell'osservarla nella trappola destra-sinistra
di Riccardo Paccosi - 23/01/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Mentre Trump impone la sua agenda al mondo, la sinistra americana prepara la sua rivincita e, per sapere come intenda agire, è sufficiente guardare il film del 2025 Una Battaglia Dopo l'Altra con Leonardo Di Caprio: praticamente, un manifesto politico-programmatico sotto forma di fiction cinematografica.
La sinistra americana è approdata al cosiddetto Dark Woke ovvero a un approccio che - similmente a quanto avvenuto nella destra americana a partire dagli anni '90 - non pone freni all'estremismo nei concetti, nelle parole e negli atti.
Come nel film succitato, l'approccio è di resistenza attiva non escludente - almeno a livello d'immaginario simbolico - neanche la lotta armata.
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La mobilitazione è monotematica, ovvero è incentrata sull'immigrazione con aggiunta la contestazione dello stato d'eccezione instaurato da Trump tramite l'invio delle milizie ICE nelle città.
Il tema principale, però, viene affrontato da un punto di vista che rifiuta qualsiasi deroga, qualsiasi mediazione volta a modificare il dogma progressista dell'immigrazione illimitata.
Recentemente, infine, in queste piazze si è altresì andata ad aggiungere la tematica anti-bellicista, soprattutto in rapporto all'aggressione al Venezuela.
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Questa nuova ondata di manifestazioni presenta almeno tre gravi contraddizioni:
1) In primo luogo, andrebbe ricordato che lo stato d'eccezione trumpiano è la risposta a un analogo stato d'eccezione determinato dai progressisti al potere: emergenzialismo pandemico, emergenzialismo climatico, censura estrema sui social network, controllo ideologico-propagandistico sul sistema dell’istruzione e sull’industria culturale.
2) In secondo luogo, il paradigma dell'immigrazione illimitata non genera solidarietà di classe, bensì guerra fra poveri. Che la coesione fra questi ultimi non interessi a woke e liberal, del resto, si era già visto col movimento del 2020 Black Lives Matter: una mobilitazione che anteponeva l’identità razziale a quella sociale e di classe, facendo così arretrare di cinquant'anni il dibattito politico interno alla sinistra americana.
3) In terzo luogo, abbiamo visto nel corso dei decenni troppe manifestazioni contro la guerra per non sapere come esse vengano realizzate dalla sinistra per mero intento di opposizione interna alla destra e, soprattutto, per non ricordare come i sentimenti del popolo progressista divengano ferocemente imperialisti e guerrafondai non appena le guerre si svolgono sotto la guida di Presidenti democratici.
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Dinanzi alla guerra civile per ora a bassa intensità che si sta svolgendo in America, da parte di noi italiani sarebbe necessaria una visione autonoma.
Chi crede nella democrazia, infatti, non può tifare per lo stato d'eccezione, di sinistra o di destra ch’esso sia.
Invece, tutto quello che possiamo osservare è il tifo per i manifestanti da una parte e la giustificazione degli abusi dell’ICE dall’altra. Questo perché un'ampia parte dell'opinione pubblica dissidente del nostro paese ha deciso di sentirsi rappresentata dal trumpismo oppure dall’opposizione a esso, finendo così per l'ennesima volta all’interno della trappola destra-sinistra del sistema neoliberale.
Una visione dei fatti all’insegna dell’autonomia popolare, invece, saprebbe da una parte denunciare l’ennesimo inganno d’una sinistra celante prospettive di stato d’eccezione dietro le belle parole e, dall’altra, saprebbe riconoscere che lo stato d’eccezione trumpiano nelle città americane, invece, attua quello che da sempre attuano le destre in tutto il mondo: interventi “legge e ordine” sulle contraddizioni sociali che svolgono spesso una funzione più cosmetica che sostanziale.
