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L’evoluzionismo giudicato alla luce della scienza e della fede

di Fabio Fuiano - 23/01/2026

L’evoluzionismo giudicato alla luce della scienza e della fede

Fonte: corrispondenzaromana

Capita spesso di discutere con amici o parenti sull’origine del mondo e dell’uomo. L’idea che l’uomo sia il risultato di un’evoluzione casuale, in contrasto con il racconto biblico della creazione di Adamo ed Eva, è comunemente data per scontata. Tuttavia, un’analisi più attenta mostra che tale certezza non è così solida. In questo senso, il volume del cardinale Ernesto Ruffini (1888-1967) intitolata La Teoria dell’Evoluzione secondo la scienza e la fede (Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia 2023), offre un contributo rilevante a chi cerchi onestamente la verità sul tema.
La prima parte del libro, è dedicata all’origine degli esseri viventi.
Il primo capitolo di questa parte presenta una sintesi storica della teoria dell’evoluzione, a partire dai pensatori greci e latini, passando da Carlo Linneo (1707-1778), sostenitore della fissità delle specie, e approdando ai primi naturalisti come Georges-Louis Leclerc (1707-1788) il quale influenzò profondamente Erasmo Darwin (1731-1802), nonno di Charles, Étienne Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844) e Jean-Baptiste de Lamark (1744-1829). Quest’ultimo ed Haeckel (1834-1919), costituiscono il vertice dell’evoluzionismo trasformista che arriva a negare l’azione creativa di Dio. In questo capitolo si rileva come Charles Darwin (1809-1882), pur non avendo mai pensato all’Evoluzione nella prima giovinezza, maturò la propria teoria a partire dalle osservazioni nelle isole Galápagos e dalla lettura di Malthus (1766-1834). È interessante, tuttavia, notare come nel suo libro sull’Origine delle Specie, non arrivò mai a parlare dell’origine dell’uomo, a differenza di Huxley ed Haeckel.
Nel secondo capitolo Ruffini esamina e confuta le principali prove addotte a sostegno dell’evoluzione, ricorrendo a paleontologia, embriologia, anatomia e fisiologia comparate, biogeografia, parassitologia e genetica. In tutti questi ambiti emerge l’impossibilità di dimostrare una trasformazione di una specie in un’altra completamente diversa.
Nel terzo capitolo, l’autore spiega come nemmeno la genetica sperimentale, abbia mai trovato una chiave che spieghi il meccanismo dell’evoluzione (processo e cause). La teoria di Lamarck è giudicata insufficiente perché le modificazioni acquisite non si trasmettono ereditariamente. Analogamente, la teoria darwiniana della “concorrenza vitale” non risolve il problema, poiché «la selezione ha unicamente la virtù di isolare un genotipo, ma non ha quella di creare qualcosa di nuovo». Anche la teoria delle mutazioni resta limitata alla “microevoluzione” «cioè la formazione di nuove razze e, al più di qualche specie sistematica, ma non oltre. Con le mutazioni una mosca rimane sempre una mosca: una felice mutazione di molti geni, tale che ne possa derivare un ordine nuovo, un nuovo piano di organizzazione, è fuori delle attuali possibilità della scienza genetica».
Nel quarto capitolo, il card. Ruffini delinea le diverse linee di pensiero evoluzioniste, giudicandole alla luce della dottrina della Chiesa. In particolare, egli distingue tra (a) evoluzionismo materialistico per cui «l’universo intero è il risultato dello svolgimento naturale della materia eterna e la sua sorte è un perpetuo divenire», rappresentato da Haeckel; (b) evoluzionismo assoluto, per il quale Dio avrebbe creato la materia energica, capace di svilupparsi e dar origine gradatamente ai vari esseri sia inorganici che organici, senz’altro suo intervento; (c) evoluzionismo biologico, ristretto alle varie specie per cui tutti gli esseri viventi provengono per evoluzione da un solo o da un piccolo numero di organismi elementari creati da Dio, rappresentato da Darwin; (d) evoluzionismo moderato, secondo cui Dio avrebbe creato un certo numero di specie fondamentali dalle quali sono derivate per evoluzione organica tutte le specie, esclusa quella umana, sostenuto da diversi cattolici tra cui padre Agostino Gemelli; (e) evoluzionismo strettissimo per il quale tutte le specie sono state create da Dio ed entro i limiti di tali specie si hanno differenziazioni, designate col nome di varietà.
Dall’analisi delle teorie evolutive il card. Ruffini trae come conclusione che «certa è la variabilità intraspecifica: innegabile è la formazione di razze nuove per mutazione e di specie nuove sistematiche per mutazione e selezione insieme […]. La religione non è affatto conciliabile con l’Evoluzionismo materialistico ma – ammessa la creazione di tutte le cose da parte di Dio – essa nulla ha per sé da opporre alle varie teorie, le quali appartengono a un campo lasciato dall’Onnipotente alle indagini e discussioni umane».
Dopo aver esaminato nel quinto capitolo le diverse interpretazioni dell’Esamerone, Ruffini passa nella seconda parte del libro all’origine dell’uomo. Egli presenta tre ipotesi: l’uomo come esito ultimo dell’evoluzione della materia; l’uomo derivato dalle bestie nel corpo ma non nell’anima; l’uomo come essere distinto sia nel corpo sia nell’anima. Per i materialisti, non possedendo l’uomo alcunché di spirituale, vale la prima ipotesi. Ma questa posizione è nettamente confutata dalla chiara dottrina della Chiesa che il cardinale espone nei capitoli seguenti, partendo (a) dal fatto dell’esistenza dell’anima umana, creata ex nihilo da Dio e (b) dall’unicità della specie umana che deriva da una medesima coppia. In particolare, l’asserto degli evoluzionisti per cui l’uomo (razionale) deriverebbe dalla bestia (irrazionale) non può essere provato e persino la Paleontologia «offre dati positivi in favore della razionalità dell’uomo più antico oggi a noi noto».
Alcuni, volendo mettere d’accordo fede cattolica ed evoluzione circa l’origine dell’uomo, hanno separato nell’uomo stesso le due parti costitutive essenziali per cui il corpo sarebbe termine di lunga evoluzione mentre l’anima proverrebbe direttamente da Dio. A sostegno dell’incompatibilità di una tale tesi con la dottrina Ruffini cita il decreto del Concilio Provinciale di Colonia del 1860, approvato dalla Santa Sede: «I progenitori furono creati immediatamente da Dio (Gen. 2, 7). Dichiariamo dunque del tutto contraria alla Sacra Scrittura e alla Fede la sentenza di coloro i quali ardiscono asserire che l’uomo, quanto al corpo, è derivato per spontanea trasformazione da una natura imperfetta, che di continuo migliorò fino a raggiungere l’umana attuale» (parte I, cap. 14). A partire dalla posizione dell’autorità ecclesiastica sul carattere storico dei primi tre capitoli del Genesi, Ruffini mette in luce il paradosso di chi tenta di conciliare evoluzionismo e fede cattolica ammettendo che Dio abbia creato l’anima dell’uomo, ma formato il suo corpo a partire da un animale. Per restare fedele alla dottrina della Chiesa, questa posizione è costretta a riconoscere un intervento divino speciale e immediato, necessario a rendere il corpo animale idoneo all’anima razionale. Tuttavia, proprio questo intervento soprannaturale nega il presupposto fondamentale dell’evoluzionismo, cioè lo sviluppo per sole leggi naturali. Così, nel tentativo di conciliare fede ed evoluzione, si finisce per negare l’evoluzionismo e allontanarsi dalla tradizione cattolica che insegna la creazione diretta dell’uomo.
Lo stesso Ruffini incalza: «non vediamo invero come tale opinione possa accordarsi con la testimonianza Biblica, con l’insegnamento esplicito dei Padri e dei Teologi, col sentire comune dei fedeli, mentre non è suffragata dalla ragione e dalla vera scienza». Gli ultimi capitoli sono quindi dedicati a dimostrare l’insostenibilità della tesi sul piano biblico, patristico, teologico e filosofico e a chiarire il rapporto tra l’età dell’uomo proposta dalla scienza e il racconto biblico.
Il libro si presenta, in definitiva, come una lettura consigliata a chi desideri affrontare senza pregiudizi ideologici una questione di grande rilievo. 
 
Fabio Fuiano ha conseguito la laurea magistrale in Bioingegneria all’Università degli Studi di Roma Tre. E' Dottore di Ricerca in Ingegneria Meccanica e Industriale nella medesima università. È Presidente del movimento universitario pro-life "Universitari per la Vita".