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La Bce non delude (!): crescono i tassi

di Roberto Tesi - 10/06/2006

 




La Bce non delude: crescono i tassi

La Banca centrale europea aumenta il tasso di riferimento di un quarto di punto, portandolo al 2,75%. Ma Trichet promette nuovi aumenti se la ripresa si consoliderà. Intanto l'euro ripiega.

Prosegue la corsa a inseguimento tra la Fed e la Bce: ieri la Banca centrale europea, eccezionalmente riunitasi a Madrid, ha deciso un nuovo rialzo (dello 0,25%) al 2,75% del tasso di riferimento. L'aumento era largamente atteso e anticipato dai mercati che hanno, però, tirato un sospiro di sollievo visto che si temeva addirittura un possibile aumento di mezzo punto. Ma non è detta l'ultima parola. Come ha minacciato Trichet, a Francoforte sono pronti a un ulteriore rialzo se ci saranno segnali di un consolidamento della ripresa o se la spinta inflazionistica non si attenuerà. Per fine mese è attesa la risposta della Fed: non è escluso che la Federal reserve decida una ulteriore stretta monetaria. Anche negli Usa tutto dipende dal livello dei prezzi e dall'andamento dell'economia reale.
La prima conseguenza dell'aumento deciso ieri sarà un aggravio della spesa per interessi di chi negli scorsi anni ha contratto un mutuo. Insomma, a pagare saranno, come sempre accade, le famiglie. Ma anche gli stati fortemente indebitati. Come era già risultato evidente dalle ultime aste dei buoni del tesoro, il rendimento sta salendo e questo provocherà problemi (in termini di maggior esborso per il servizio del debito pubblico) per paesi come l'Italia.
Dopo l'aumento deciso ieri, la situazione dei tassi nei maggiori paesi è la seguente: nell'Eurozona i tassi sono saliti al 2,75%; negli Stati uniti il tasso sui Fed fund è al 5%; in Gran Bretagna il tasso di intervento è al 4,50, mentre in Giappone il tasso di sconto è dello 0,10% e il governo nipponico preme sulla banca centrale perché non lo aumenti. Attraverso la politica dei tassi, le varie aree economiche cercano anche di influenzare la quotazione delle rispettive monete. Non a caso, nei giorni scorsi quando sembrava abbastanza certo che la Bce avrebbe alzato i tassi di mezzo punto, l'euro aveva fatto un balzo all'insù. E in effetti i banchieri centrali europei ieri hanno discusso della possibilità di una aumento dello 0,50%.
A rivelarlo è stato lo stesso presidente della Bce nella conferenza stampa al temine della riunione del direttivo della banca. L'ipotesi è stata, però, scartata - ha detto Trichet - perché non ci sono ancora segnali di un deciso rafforzamento delle economie. In realtà è sicuro che la Bce non abbia voluto forzare per non fare uno «sgarbo» a Ecofin e al Fondo monetario che in settimana avevano sollecitato la Bce a non calcare troppo la mano per non soffocare la ripresa nel Vecchio continente sul nascere. Trichet però ha anticipato che «sono garantiti ulteriori rialzi dei tassi se la ripresa dell'economia» si confermerà secondo quelle che sono le previsioni della Banca centrale che vede per il 2006 una crescita dell'area superiore al 2%. «Le future mosse- ha aggiunto il presidente della Bce - dipenderanno, pertanto dall'andamento dai dati macroeconomici . E «sono garantiti ulteriori rialzi dei tessi, se continuerà la ripresa» In ogni caso, secondo Trichet, la politica monetaria rimane per ora «accomodante» e espansiva.
In realtà il sistema economico europeo sembra, in complesso, sufficientemente, liquido e l'aumento dei tassi di ieri a parte gli inconvenienti sul consumatori e sugli stati indebitati, non dovrebbe avere riflessi sulle imprese e sugli investimenti, soprattutto se proseguirà e si rafforzerà la fase espansiva. E' certo, invece, che gli aumenti dei tassi stanno mettendo in fibrillazione i marcati finanziari. Non a caso, ieri, sui mercati ha dominato il «rischio tassi»: le borse europee hanno archiviato un'altra giornata di pesanti vendite, strette tra il tonfo dei mercati asiatici in mattinata e l'ennesimo calo di Wall Street nel pomeriggio. C'è la la convinzione che saranno «necessarie» altre strette e che i tassi siano destinati a salire a livello mondiale, frenando la crescita economica. A Piazzaffari il Mibtel e lo S&P/Mib in linea con la media europea hanno lasciato sul campo oltre il 2% con perdite superiori al 6,5% per i petroliferi Saipem e Tenaris che hanno subito la forte correzione del greggio spinto al ribasso dopo la notizia dell'uccisone di Al Zarqawi. Molto male anche le borse americane.
A cedere terreno è stato anche l'euro, sceso attorno quota 1,27 sul dollaro dopo che a inizio settimana aveva sfiorato quota 1,30. La discesa della valuta europea è legata, ovviamente, al ridotto aumento dei tassi, ma anche alle incertezze sulla forza della ripresa: nel primo trimestre negli Usa la crescita del Pil è stata più che doppia rispetto a quella europea e nonostante il presidente della Fed preveda un rallentamento (al 3% su base annua della crescita) sono in molti a scommettere (spostando capitali negli Usa) che la ripresa negli Stati uniti rimarrà in ogni caso maggiore a quella europea. Rimane infine l'incertezza sul prezzo del petrolio che - secondo le previsioni Bce - potrebbe spingere l'inflazione per l'anno in corso fino alla soglia del 2,5%: molto dipenderà dall'andamento della domanda mondiale che, secono le previsioni, però, sembra destinata a rallentare.