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Il futuro che attende l'Italia

di Eugenio Benetazzo - 21/10/2011


Il futuro che attende l'Italia
(08:00)
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Intervista a Eugenio Benetazzo, economista:

La maggior parte delle mail che mi sono arrivate in queste settimane menzionano il rischio di imposta patrimoniale in Italia. Premesso che con un patrimonio di 8 trilioni di Euro suddiviso tra asset finanziari e beni immobili, l'Italia ha una base imponibile che nessun altro Paese al mondo può vantare e darebbe adito alla presunzione che da qui a qualche mese qualche governo, soprattutto imposto dall'alto, quindi un governo tecnico, metta in essere una di queste strategie per il risanamento dei conti pubblici. La dimensione di questo intervento non può essere nota, ma solo ipotizzata. C'è chi stima un 3, 4, 5% cumulato tra patrimonio immobiliare e finanziario e che, oggettivamente, darebbe l'ammontare di risorse finanziarie necessarie per l'abbattimento consistente dello stock di debito pubblico italiano.


In via di sottosviluppo
In questi giorni esce il mio nuovo saggio economico sulla crisi del sistema Italia e del potenziale default del debito pubblico italiano. “Il futuro che attende l'Italia, era il mio Paese”. In molti mi scrivono chiedendomi quelle che possono essere le più probabili ipotesi di evoluzione dello scenario economico e macroeconomico in Italia, i recenti episodi di cronaca finanziaria che hanno portato alla ribalta il potenziale default o crash finanziario della Banca belga, la Dexia con ripercussioni su tutto il sistema bancario europeofanno capire che in questo momento l'attenzione soprattutto delle attività monetarie sovranazionali è incentrato nel preservare la stabilità del sistema bancario e dall'evitare fenomeni di ulteriore contagio. 
Di certo quello che abbiamo percepito con la complicità delle agenzie di rating che hanno emesso l'ennesimo downgrade sul nostro Paese che quanto prima urge una manovra consistente volta al risanamento dei conti pubblici non per 30/40 miliardi di Euro come abbiamo avuto modo di sentire dall'esecutivo in questi ultimi periodi, ma notevolmente più consistente, 400/500 miliardi di Euro. Questa è la risposta che si attendono le Comunità finanziarie internazionali, le grandi banche d'affari. 
Che tipo di futuro ci attende a breve? In prima battuta un autunno e un inverno caldissimi, non solo sul piano del gossip politico italiano, ma soprattutto per le tensioni finanziarie che sono ogni giorno più intense e più dirette. 
Con l'ultimo libro ho voluto dare un quadro su quello che è oggi il sistema Italia, quello che è diventato negli ultimi dieci anni a seguito dell'ingresso nel WTO della Cina e poi la trasformazione sia dal punto di vista imprenditoriale del tessuto della piccola e media impresa, come è mutato il panorama bancario, faccio sempre l'esempio di un ambiente, quello italiano che ha visto la scomparsa di tre grandi banche di stato di interesse nazionale con la sostituzione di tre grandi gruppi bancari, adesso privati che si contendono oltre 60/65% del mercato dei prodotti bancari e parabancari, in aggiunta con le problematiche deficitarie del sistema accademico, quindi la capacità di preparare dell'università italiana. Non per ultimo le problematiche strutturali che abbiamo sul settore primario, quindi settore agroindustriale con la sua filiera che viene messa profondamente in crisi a fronte dei prodotti che iniziano a arrivare dal di fuori della Comunità europea che inquinano la qualità e la consistenza del prodotto tipico italiano. 
Purtroppo il nuovo Paese è ormai in declino industriale e subisce le conseguenze dei fenomeni globalizzanti. Un Paese in via di sottosviluppo che dovrà creare occupazione, parliamo di centinaia di migliaia in alcuni casi, milioni di posti di lavoro che sono venuti meno, sono stati polverizzati al di là della crisi ma proprio per la trasformazione che ha caratterizzato il nostro Paese. 
La speranza che dovremmo avere noi tutti, se vogliamo continuare a rimanere in Italia è che si assista a un fenomenale cambio di governance politica appoggiato da un movimento di rivolta giovanile al pari di quello degli Indignados in Spagna e di quello che stiamo percependo adesso sui mercati anglosassoni con gli Stati Uniti e l'Inghilterra che porti all'emersione di una nuova Terza Repubblica, una nuova forza di rappresentanza popolare che riesca a dare spazio alla volontà di cambiamento e di rinnovamento, solamente mettendo il Paese a disposizione delle potenzialità giovanili, riusciremo ancora a avere un'Italia in grado di competere e di mantenere un ruolo non dico dominante, ma se non altro di rilievo sul panorama internazionale, al di fuori di questa possibilità, purtroppo ci aspetta un lento e triste progressivo fenomeno di impoverimento sia economico che sociale che poi avrà delle ripercussioni sul vivere di tutti quanti noi. 
Non per ultimo i nostri risparmi saranno toccati in maniera consistente a fronte dell'indebolimento e della necessità del sistema bancario di rafforzarsi nel momento in cui cominceranno a peggiorare la qualità del credito che è stato erogato in questi ultimi anni e a fronte dei quali sarà veramente molto difficile poter riuscire a tamponare, a risolvere il quadro dal punto di vista macro.


Un Paese ai giovani
La maggior parte delle richieste via mail che mi sono arrivate in queste ultime settimane menzionano il rischio di questa presumibile imposta patrimoniale in Italia. Premesso che il patrimonio di 8 trilioni di Euro suddiviso tra asset finanziari e beni immobili, l'Italia ha una base imponibile che nessun altro Paese al mondo può vantare e quindi darebbe molto adito alla presunzione che da qui a qualche mese qualche governo,soprattutto imposto dall'alto, quindi un governo tecnico, metta in essere una di queste strategie per il risanamento dei conti pubblici in Italia. La dimensione di questo intervento purtroppo non può essere nota, ma può essere ipotizzata. C'è chi stima un 3, 4, 5% cumulato tra patrimonio immobiliare e finanziario e che oggettivamente darebbe quell'ammontare di risorse finanziarie necessarie per l'abbattimento consistente dello stock di debito pubblico italiano. 
La mia personale presunzione è che si andranno a colpire soprattutto gli asset finanziari, quindi la gran parte delle giacenze liquide sotto forme di liquidità dei conti di deposito, libretti vincolati perché la maggior parte degli italiani, vista l'attenzione e la turbolenza finanziaria dei mercati in questo momento è posizionata attraverso questi contenitori. Purtroppo ricordiamoci sempre che la patrimoniale è un'imposta che non è democratica, ma andrà a colpire chi fino a oggi o ha pagato sempre le imposte o chi ha accantonato risorse in maniera equa, corretta e soprattutto nel pieno rispetto della fiscalità diffusa italiana. 
Il mio personale augurio o pensiero è che qualora venga implementata, venga varata questa imposta che vada a generare un ingente quantitativo di risorse per il Paese, queste risorse verranno utilizzate da un nuovo esecutivo, non da quello attuale, altrimenti sarebbe una battaglia persa all'inizio! Un esecutivo rappresentativo delle istanze e delle motivazioni di rinnovamento che arrivano in questo momento, soprattutto da parte delle giovani generazioni di ragazzi italiani, 30/35 anni che per la stragrande maggioranza vivono con un futuro profondamente incerto non solo dal punto di vista finanziario, ma soprattutto occupazionale.