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Donald non si fermerà. Un pericolo per tutti

di Massimo Fini - 07/01/2026

Donald non si fermerà. Un pericolo per tutti

Fonte: Massimo Fini

Siamo stati facili profeti, pubblicando ieri un articolo, scritto per altro il giorno prima, dal titolo “Usa anti-Venezuela: è debolezza”.
La notte scorsa gli americani hanno attaccato e bombardato Caracas e catturato il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, insieme alla moglie, nonostante Maduro, in un’intervista con lo scrittore spagnolo Ignacio Ramonet, si fosse dichiarato disponibile alla più ampia collaborazione con gli Usa nella lotta al narcotraffico, che è il pretesto con cui Donald Trump, violando ogni norma del diritto internazionale, istituendo fantomatiche ‘no fly zone’, attaccando barchini venezuelani sempre in acque internazionali ha stretto di fatto il Venezuela in uno stato d’assedio. Questa la dichiarazione di Maduro: “Se vogliono parlare sul serio di un accordo di contrasto al narcotraffico, siamo pronti ... Se vogliono il petrolio, il Venezuela è pronto per investimenti Usa, come con Chevron, quando vogliono, dove vogliono, come vogliono”. Ieri invece, Donald Trump ha dato il colpo decisivo e, per ora, definitivo.
Nel titolo del pezzo del 3 gennaio, che peraltro non ho fatto io, una cosa era sbagliata, almeno parzialmente, là dove si dice che l’aggressività degli Stati Uniti nei confronti di Caracas è un segno di debolezza. No, è una prova di forza che, per ora, non trova contrasto alcuno.
Sono mesi che, in totale solitaria, con una serie di articoli denunciamo l’arbitrarietà e il pericolo che essa comporta dell’azione americana nelle acque, ed ora anche nel territorio, venezuelano. Il primo nostro articolo, del 21 ottobre 2025, così recitava nel titolo: “Attacco al Venezuela”.
Il Venezuela è interessante per gli Stati Uniti non solo per gli enormi giacimenti di petrolio, ma anche per gas naturale, oro, diamanti, bauxite, coltan, cobalto, tutti materiali indispensabili nel settore dell’industria digitale, ma anche perché la Cina è il principale acquirente di petrolio venezuelano, con quasi il 4% delle importazioni petrolifere.
Ma Trump non intende fermarsi qui. Contestuale è l’attacco in Nigeria, contestato dallo stesso governo nigeriano, col risibile pretesto che vi si voleva difendere i cristiani che vivono in quel territorio. Nel frattempo Trump, non sazio, ha ribadito che vuole attaccare l’Iran per il nucleare del governo iraniano, che in realtà Teheran non possiede se non per utilizzi civili e medici (per fabbricare la Bomba l’arricchimento dell’uranio deve arrivare al 90% e secondo le ispezioni dell’Aia, che l’Iran ha sempre accettato, l’arricchimento dell’uranio iraniano non è mai andato oltre il 6%).
Che cosa fanno gli europei, la Ue e il cosiddetto mondo occidentale? Hanno strillato come galline sgozzate per l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, rifornendo quest’ultima di ogni sorta di aiuti economici e militari. Ma Putin voleva riprendersi un territorio suo da sempre, la Crimea e annettersi i territori russofoni del Donbass. Non ha mai pensato di catturare Zelensky o di colpirlo direttamente, questo l’han fatto semmai gli ucraini con degli attacchi a residenze private del Presidente russo.
La situazione è ulteriormente preoccupante, perché The Donald, oltre ad essere già uno psicolabile e un bipolare di suo, recentemente, a 78 anni, ha dato evidente segni di smarrimento intellettuale, un po’ come il Biden nei suoi ultimi anni di presidente degli Usa. E ci vuol niente, proprio niente, perché rovesci il suo enorme potenziale nucleare su questo o quell’obiettivo.
Se c’è un momento in cui siamo stati vicini alla terza guerra mondiale è questo. Altro che la crisi di Cuba del 1962, quando a confronto c’erano dei personaggi responsabili, Nikita Chruščёv per la Russia, Fidel Castro a Cuba.
C’è infine da vedere come reagiranno i Paesi sudamericani, a cominciare dal Brasile di Lula, che non possono accettare quello che Maduro ha definito: “Un nuovo modello coloniale, egemonico, interventista … un modello in cui i Paesi dovrebbero rassegnarsi a essere colonie di una super potenza, e noi, il popolo, saremmo schiavizzati dai nuovi padroni…”.