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L’America Latina nel mondo multipolare

di Gennaro Scala - 07/01/2026

L’America Latina nel mondo multipolare

Fonte: Gennaro Scala

Ho letto varie argomentazioni che considerano assurda la notizia secondo cui la Dipartimento di Giustizia Usa avrebbe ritirato l’accusa nei confronti di Maduro di essere a capo di un fantomatico cartello di narcotrafficanti chiamato “Cartel de los Soles”. Nel senso che non se ne capisce la logica, visto che Maduro è stato “arrestato” (sequestrato) proprio sulla base di questa motivazione. Al al di là della sua natura  del tutto pretestuosa e menzognera perché si tratta di un attacco al Venezuela, soltanto dei mentitori in malafede possono negarlo.
Tuttavia, questa apparentemente assurda evoluzione della vicenda acquisisce una sua logica se consideriamo quello che a mio parere sta realmente avvenendo. Secondo me, è in corso un tentativo di accordo  proprio con il potere bolivariano, che è sempre quello più forte nella società venezuelana, mentre l’opposizione è debole e frammentata (lo stesso Trump ha escluso un governo della Machado). Maduro aveva già avanzato in varie occasioni una proposta di dialogo nei confronti degli Usa sul narcotraffico e sul ritorno degli investimenti Usa in Venezuela. Tuttavia, agli Usa non basta, vogliono il ritorno in grande stile delle compagnie petrolifere in Venezuela, quindi hanno fatto la spacconata del rapimento del presidente del Venezuela, che molti giudicano difficile senza un tradimento di settori dell’esercito. Se questo accordo va in porto le accuse potrebbero cadere e Maduro venire rilasciato. Le notizie trapelate sulla possibilità di ritiro dell’accusa fanno prospettare un’ipotesi del genere 
Come dicevo in un post di ieri cerchiamo di superare la logica dello spettacolo con cui guardiamo al mondo. Molti vorrebbero vedere il film del popolo bolivariano che combatte eroicamente contro la prepotenza e arroganza statunitense. Ma guardiamo alla realtà, il Venezuela è una nazione di 30 milioni di abitanti di fronte alla costa Sud statunitense, in un’area in cui la marina statunitense può agire con facilità e bombardare a tempo indeterminato le città venezuelane. Tuttavia, ciò non basterebbe all’obiettivo di riacquisire il controllo sulle enormi risorse petrolifere venezuelane, se il popolo venezuelano venisse trascinato alla resistenza come unica possibilità. Gli Usa dovrebbero affrontare una vera guerra, a cui non sono disposti, con truppe sul terreno.
Ci sono le condizioni per un compromesso in cui il Venezuela può strappare condizioni migliori rispetto al puro saccheggio delle sue risorse che c’era prima che Chávez cacciasse le compagnie petrolifere statunitensi. Con la fine dell’embargo che ha affamato il Venezuela, e la riapertura dell’esportazione del petrolio, gli Usa comunque non potrebbero evitare del tutto la concorrenza della Cina. Questo compromesso credo vogliano i venezuelani, e ritengo sarebbe la cosa migliore. 
In questa vicenda, vengono fuori i limiti della spesso coraggiosa ed eroica resistenza latino-americana contro la prepotenza statunitense. Nessuna nazione latino-americana, neanche il Brasile, ha la bomba atomica, nessuna ha sviluppato un sistema missilistico, che secondo la dottrina sovietica, continuata dalla Russia, e adottata dall’Iran, è lo strumento principale per combattere la supremazia aereo-marittima degli Usa rappresentata dalle portaerei. Gli Usa possono in qualsiasi momento, nei confronti delle nazioni che proprio non vogliono seguire la retta via, ricorrere allo strumento dei bombardamenti terroristici nei confronti della popolazione. Quindi nel mondo multipolare, l’America Latina continuerà a giocare un ruolo di secondo piano, ma che potrebbe diventare più significativo in caso di approfondimento della crisi egemonica statunitense.