I trattati internazionali sono carta straccia, ciò che conta è solo la forza
di Daniele Perra - 06/01/2026

Fonte: Daniele Perra
Stalin affermava che i trattati internazionali sono carta straccia, ciò che conta è solo la forza. Come detto in tante altre occasioni, se Trump dovesse decidere di prendersi la Groenlandia lo farebbe senza alcun problema e con solo una finta opposizione dei suoi sguatteri europei. Militari nordamericani sono già presenti sull'isola nelle installazioni NATO che, udite udite, nulla avrebbe da ridire visto che (fingiamo sorpresa) la comandano gli Stati Uniti. L'isola, semplicemente, da colonia danese si trasformerebbe in colonia statunitense, con buona pace ancora una volta del diritto internazionale (stiamo parlando, dopotutto, di uno che fatto rapire il presidente di uno Stato sovrano, minacciato di morte la sua vice e paventato il medesimo destino per il presidente della Colombia). Da valutare ci sarebbe solo il destino dei (comunque pochi) coloni danesi (espulsione e/o sostituzione etnica). Poco o nulla cambierebbe per la popolazione indigena (nel breve periodo almeno). Nel medio/lungo periodo dovranno confrontarsi con tutti i grandi privilegi dell'essere cittadini americani (obesità, fentanyl, ulteriore alcolismo, costi sanitari alle stelle e via discorrendo). Tanto, invece, cambierebbe per la Russia, visto che gli USA ridurrebbero il vantaggio che la configurazione geografica del suo territorio ha dato a Mosca nella regione artica. E molto cambierebbe anche per la Cina che sta costruendo il suo primato commerciale globale anche sulle rotte artiche. Senza considerare il fatto che Washington farebbe proprie vaste risorse strategiche. Motivo che mi rende ulteriormente indigeste le teorie sulla "nuova Yalta". Io vedo semplicemente una corsa frenetica su più fronti delle potenze all'accumulazione di risorse e posizioni di vantaggio geopolitico.
Tuttavia, esiste il rischio che qualche governante europeo inizi a riflettere sul fatto che la NATO non è esattamente uno strumento di difesa ma esclusivamente di mantenimento dell'Europa in una condizione di cattività geopolitica. È comunque un rischio piuttosto ridotto vista l'attuale classe dirigente.
