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Il segreto dei filosofi

di Diego Fusaro - 24/06/2013

Fonte: lospiffero

 


Tra le molteplici caratteristiche del nostro tempo, vi è anche quella di essere un’epoca estremamente povera di pensiero. In Che cosa significa pensare?, Martin Heidegger scriveva che oggi “ciò che è massimamente da pensare” (das Bedenklichste) è il fatto che non si pensa e che domina su tutta la linea una sconcertante assenza di pensiero, coessenziale alle dinamiche dell’odierna “notte del mondo”: essa rende tutti produttivi e non pensanti, in modo che l’adesione alle logiche illogiche della globalizzazione e del fare febbrile della tecnica sia incondizionata e irriflessa. Nel suo capolavoro filosofico, la Fenomenologia dello Spirito, del 1807, Hegel ha scritto che “il noto, proprio perché è noto, non è conosciuto”: sono parole su cui occorrerebbe tornare a riflettere seriamente, meditandole a fondo. In esse è custodito non solo il senso più profondo dell’essenza del segreto – il segreto del segreto, saremmo tentati di dire –, ma poi anche la chiave per comprendere, ad esempio, la realtà politica globale in cui siamo proiettati. Il segreto è il noto che non è conosciuto: ciò che sta sotto gli occhi di tutti e che tutti, pur vedendolo, non comprendono né vedono. Un po’ come nella Lettera rubata di Edgar Allan Poe. Dopo che le minuziose perquisizioni effettuate dalla polizia negli anfratti più segreti della casa del ministro per ritrovare la lettera non hanno dato alcun esito positivo, il protagonista capisce che il nascondiglio del documento non deve essere cercato nei luoghi normalmente deputati a tale funzione: e, infatti, trova la lettera, opportunamente mimetizzata, in bella vista sul tavolo, visibile a tutti. La morale del celebre racconto di Poe è che la tecnica migliore per nascondere un oggetto consiste nel porlo in evidenza in mezzo ad altri simili, in modo che la mimetizzazione simulata faccia slittare l’attenzione sui luoghi non immediatamente visibili. Il trucco c’è, si vede, ma nessuno lo nota.

 

È di questo tipo – per fare un esempio tra i molti possibili – l’odierna sedicente democrazia, il cui segreto noto ma non conosciuto sta nel fatto che chiamiamo “democrazia” una realtà che è l’esatto opposto di ciò che dice il suo nome. La manipolazione organizzata – con il suo monopolio dell’amministrazione del segreto – continua a contrabbandare come democratica e mediata dalla deliberazione comune la coartazione all’adeguamento alle scelte sistemiche compiute dai mercati divinizzati. Nella forma della pura gestione dell’esistente, la politica e la democrazia non fanno altro che ratificare quanto viene autonomamente deciso dagli economisti, dalle multinazionali e dal mercato divinizzato.

 

Contro la rassicurante narrazione oggi egemonica, gravida di ideologia, la democrazia in senso autentico non può che esistere come primato della decisione politica democratica della comunità umana sugli automatismi fatali e incontrollabili dell’economia divinizzata. Essa coincide, di conseguenza, con il controllo collettivo e comunitario del popolo sulla propria riproduzione economica, in modo che il primato resti stabilmente quello della communitas e dei suoi bisogni concretiAncora una volta, ne è l’esatto rovesciamento ciò che oggi chiamiamo con il nobile nome di “democrazia” nell’odierna società dell’impotenza permanente, in cui domina incontrastata un’oligarchia finanziaria globale.