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Altroché Je suis Paris

di Andrea Bizzocchi - 07/12/2015

Fonte: andreabizzocchi


parisAl di là delle stucchevoli e francamente vomitevoli retoriche del “Je suis Paris” (di retoriche stucchevoli e vomitevoli avevo già scritto a proposito dei fatti di Charlie Hebdo , retoriche per le quali bisogna essere terribilmente in malafede (il potere e i media che del potere rappresentano il cane da guardia) o terribilmente ingenui (le masse che il potere lo subiscono), vorrei riassumere in breve la sostanza dei fatti parigini, o meglio di ciò che c’è dietro i fatti parigini:

1) L’Isis, ormai lo sanno anche i sassi, è una creazione Usa/Cia o di chi per loro.

2) Se proprio non è una creazione diretta (ma lo è), diciamo pure che che gli Usa/Cia ne hanno “aiutato” la nascita, l’affermazione e l’espansione.

3) Gli Usa/Cia finanziano, sia direttamente che indirettamente l’Isis (e non solo). Gli schemi per farlo sono semplicemente infiniti.

4) Anche ammesso (ma non concesso) che gli Usa/Cia non abbiano nulla a che vedere con la creazione dell’Isis, non si capisce perché questi ultimi non avrebbero il diritto di reagire ai reiterati attacchi portati dall’Occidente e dagli Usa in particolare, a partire dall’Afghanistan in avanti, a quello che genericamente definiamo “mondo musulmano”. O il diritto di fare le guerre ce l’ha solo l’Occidente per esportare le sue gemme splendenti della “democrazia”, della libertà (ha-ha), del libero mercato (una liberissima rapina), ecc. ecc.? Urge capire che a prescindere da tutto il resto quella di “terrorismo” non è altro che una definizione, e poiché nelle guerre mosse dagli Usa e dai suoi alleati l’incidenza di vittime civili è superiore al 90%, ne consegue per pura deduzione logico-matematica, che i primi terroristi al mondo sono proprio gli Usa e i suoi alleati; insomma, il mondo “libero”. Ci sarebbe anche da aggiungere che quando si combatte con avversari che vantano una superiorità militare-tecnologica infinitamente superiore alla propria, allora la lotta, per chi è attaccato, non può che assumere le forme del terrorismo.

Fatta salva questa premessa vorrei andare dietro questi fatti apparenti. Gli Stati Uniti sono un Paese tecnicamente in bancarotta (in realtà tutti i Paesi al mondo lo sono, e questo per il semplice motivo che un denaro che viene emesso e prestato con interessi non può che creare un debito impagabile; difatti non il debito ma, udite udite, gli interessi generati dal debito, sono superiori al Pil dell’economia globale. Come può dunque l’economia reale, cioè quegli umani che con il loro lavoro la mandano avanti, ripagare questo debito? Non può. Del resto i debiti sono uno strumento di controllo ancor prima che di arricchimento. Ne parlo diffusamente nella mia trilogia Pecore da tosare – E io non pago – Euroballe).

All’interno dello scacchiere malato del debito mondiale si muovono con la grazia di un elefante in un negozio di porcellane gli Stati Uniti per mantenere “forte” il dollaro. Per essere più chiari, gli Usa, quando le cose si mettono male per loro, hanno essenzialmente una sola strada: una guerra mondiale. Gli americani, si sa, sono dei veri duri (Rambo docet), e quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Detto altrimenti, un bel conflitto ad ampio raggio, o meglio ancora una sorta di guerra permanente, è l’unica maniera per gli Usa di mantenere la propria egemonia mondiale.

Gioverà anche dare un’occhiata rapida alla storia e ricordare che gli Usa uscirono dal primo conflitto mondiale da debitori che erano (nei confronti principalmente del Regno Unito) a creditori, e uscirono ancor più rafforzati dal secondo conflitto quando addirittura riuscirono ad imporre il dollaro come moneta di riferimento internazionale. Basta pensare che il petrolio, il bene primario (in realtà un male primario) per sorreggere l’impalcatura del nostro mondo, viene commercializzato sin dal 1970 unicamente in dollari statunitensi. E Saddam e Gheddafi, che accettarono invece euro per il loro petrolio, ne sanno (sapevano) qualcosa.

Questo signoraggio mondiale del dollaro permette agli Usa di importare qualunque bene/merce a basso prezzo (e mantenere il popolo statunitense nel suo benessere/malessere da consumo) e soprattutto gli consente di acquistare in tutto il mondo risorse naturali, aziende, fabbriche, ecc., a basso, bassissimo e a volte addirittura inesistente costo.

E’ anche opportuno tenere a mente che l’unica vera, grande risorsa degli Usa, è l’enorme divario tecnologico-militare che questi vantano nei confronti del resto del mondo, divario che ovviamente non hanno nessuna intenzione di lasciar colmare. Insomma, gli Usa, o meglio le élite finanziarie ebreosioniste che gli stanno dietro e che li manovrano, hanno necessità di un bel conflitto mondiale che possa rilanciare il dollaro e mantenerli in un rapporto di dominanza globale, anche e soprattutto per tenere a bada le altre grandi potenze (Cina ma soprattutto Russia in primis), che ancora non si sono piegate ai loro desiderata. Sono fermamente convinto che in questo preciso momento storico, l’unico vero ostacolo alla realizzazione di questo piano sia la Russia di Putin. L’accerchiamento di Paesi Nato della Russia, la questione Ucraina, i prezzi bassissimi di gas e petrolio (da cui l’economia russa dipende fortemente) dopo i picchi di qualche anno fa, vanno visti molto chiaramente in questa ottica.

Ma questa guerra mondiale serve soprattutto ad un riequilibrio politico-economico il cui obiettivo è la nascita di un governo mondiale unico, di un esercito unico mondiale, di una economia unica mondiale, di una moneta unica mondiale (che sarà il dollaro o più probabilmente qualcosa che lo sostituirà, tanto le monete si possono creare e disfare a piacimento).

Per tornare a noi e concludere. Da queste esigenze le élites dominanti hanno elaborato una strategia politico-militare avviata con la farsa dell’11 Settembre (lo scrivo chiedendo perdono alle vittime ovviamente, così come chiedo perdono alle vittime di Parigi) e proseguita con altri accadimenti fino ad arrivare ai fatti parigini e di cui l’impiego dell’Isis rientra a pieno titolo. Tutto questo sono solo antipasti di ciò che accadrà. Ma per favore, risparmiateci almeno la retorica del Je suis Paris. Qui siamo in guerra, questa guerra non è stata creata dall’Isis (semmai l’Isis è stato creato ai fini di questa guerra), e comunque la sostanza di tutte le guerre è che a rimanerne vittima ed a pagarne il prezzo è sempre la gente comune. In conclusione, “moi, Je ne suis pas Paris”.