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Woke, l’ultima ideologia occidentale: dai Lumi alla notte

di Marcello Veneziani - 05/03/2026

Woke, l’ultima ideologia occidentale: dai Lumi alla notte

Fonte: Marcello Veneziani

Come se la passa l’ideologia Woke al tempo di Trump in America e nel mondo e da noi al tempo della Meloni? Se ci pensate, il canone woke è l’ultima ideologia globale sulla scena internazionale. Il resto è nelle mani della tecnica. La cultura MAGA, oggi divisa sulle scelte interventiste di Trump, non permea la mentalità pubblica, e non ha attecchito in altri luoghi d’Occidente, se non di striscio. Non c’è una cultura che si oppone con la stessa forza pervasiva all’ideologia Woke e che dovrebbe avere i tratti di una cultura della tradizione, del radicamento e delle identità, dei principi conservatori; una cultura che voglia preservare, mettere in salvo principi, mondi, costumi, sentire comune e che, per simmetria con Woke potremmo definire Save. Il verbo salvare è la chiave dell’universo conservatore.

Però è anche vero che una delle principali ragioni della vittoria di Trump negli Usa (e in parte della Meloni in Italia) è stata proprio la rivolta contro l’egemonia culturale di tipo woke. Era diventata soffocante, insopportabile, soprattutto negli Usa. Nata sui temi dell’antirazzismo e dell’anticolonialismo, l’ideologia woke è diventata, come è noto, il luogo d’incontro del femminismo e dell’antimaschilismo, degli lgbtq+ e dei diritti civili, della cancel culture e del politically correct, includendo il pacifismo e l’antifascismo. In apparenza l’ideologia woke è antioccidentale, il suo nemico ideale è il maschio, bianco, etero, occidentale con la sua storia e le sue tradizioni; ma nella sua origine, il catechismo woke è una patologia tutta occidentale, un frutto deviato dell’occidentalismo e una riconversione dello spirito progressista e rivoluzionario che alberga in Occidente in spirito liberal e radical. Qual è la differenza? Il suo nemico non è più il ricco, il padrone, il capitalismo ma la tradizione o il suo presunto guardiano del presente, il fascismo. E il suo riferimento non è più il proletario, l’operaio, il povero ma un ceto trasversale, tendenzialmente neoborghese, benestante, istruito, se non intellettuale. Il suo principale campo di battaglia è la scuola, e l’università, ma il cinema e la musica non è da meno. È virulento anche in ambito industriale e commerciale, nella comunicazione pubblicitaria (si pensi allo woke washing).

Ma se l’ideologia woke è figlia dell’occidentalismo, se ne riprende le sue matrici, da quale ceppo proviene, a quale filone culturale si ispira? Possiamo dire che l’ideologia woke è l’estremo frutto del neo-illuminismo. Per cominciare, il nemico è lo stesso: l’oscurantismo, cioè la notte della tradizione, della reazione, della religione, dei legami sociali e comunitari ereditati, del passato oscuro e infame per definizione. Woke sta per svegliato, cioè colui che si sveglia alla luce della ragione: la filosofia dei Lumi si riferiva a un pensiero mentre il canone woke sposta il centro dell’attenzione dall’oggetto al soggetto, come si conviene a un’epoca incentrata sull’io. L’illuminismo era soprattutto una cultura, mentre l’ideologia woke è una mentalità, un insieme pratico di precetti, totem e tabù. Ossia un prodotto subculturale, dove i pregiudizi si fanno espliciti e oscurano ogni kantiana critica del giudizio. Gli illuministi erano intellettuali, formavano una società di pensiero, c’erano noti filosofi e progetti enciclopedici per ridefinire il mondo; lo stesso Kant spiegava cosa fosse l’illuminismo (Aufklārung) rispetto alle tenebre dell’ignoranza. I portatori dell’ideologia woke sono invece dei vigilantes, di varia mansione, e la definizione letterale di svegliato alla fine si traduce in quella più inquietante di sorvegliato. L’indole woke è correttiva, rieducativa, repressiva. L’ideologia woke è l’ultima versione del neoilluminismo, versione ipo-pensante, arcigna, punitiva, censoria, arrogante, supponente. Dell’illuminismo magari conserva un vago ricordo della setta ideologica, ma la sua missione è più di sorvegliare che di esprimere cultura.

Prima però notavamo che l’ideologia woke è una riconversione dello spirito progressista e rivoluzionario in spirito liberal e radical. Di mezzo, a maturare il passaggio, ci sono due fattori: da una parte, il tramonto storico e teorico del marx-comunismo, con la lotta di classe, la rivoluzione armata, la dittatura del proletariato, il partito-principe, i soviet e la pianificazione; dall’altra parte l’avvento dello spirito trasgressivo, soggettivo e ribelle che si espresse dal ’68 in poi, e che mutò i costumi, i linguaggi, gli stili di vita, il rapporto tra sessi e tra le generazioni. Di mezzo c’è quella che Pasolini chiamava la mutazione antropologica, l’avvento dell’omologazione e poi dell’uniformità, la perdita della civiltà cristiana e contadina, la società dei consumi e dell’individualismo globale.

Caduto il marxismo-leninismo è riemerso il richiamo allo spirito progressista e la lotta tra padroni e servi è mutata in lotta tra progresso e reazione. Si è tornati dalla rivoluzione bolscevica alla rivoluzione francese, e dal marxismo otto-novecentesco all’illuminismo settecentesco. Del resto già Antonio Gramsci aveva prefigurato nel comunismo una sorta di illuminismo portato alle masse, nato sì come fenomeno elitario – l’Intellettuale Collettivo, il Partito-Principe – ma rivolto a plasmare le masse e il nazionalpopolare. Su questa linea si era sviluppata una tendenza che induceva a sostituire il comunismo con la categoria modernizzata della sinistra (Umberto Eco fu uno dei traduttori culturali di questa mutazione neoilluminista).

La capitale dell’ideologia woke non è più l’Europa, come ai tempi dei Lumi, ma gli Stati Uniti. New York e non più Parigi è il paradigma mondiale, anche perché gli Usa, nel frattempo, sono diventati il perno del Nuovo Ordine Mondiale e dell’Occidentalizzazione del mondo, peraltro declinanti da diversi anni. La banda di oscillazione nell’ambito della sinistra woke è tra liberal e radical, ovvero tra l’idea di emancipazione individuale, compatibile con le altre forme di liberismo, e l’idea di una mutazione più sostanziale e più radicalmente inclusiva, a partire dai flussi migratori, il movimento antirazzista e quello femminista, i diritti civili lgtbq+.

Per altri versi, l’ideologia woke eredita il marxismo separato dal comunismo, così ridotto a spirito global, liberal e radical: un processo che naturalmente i socialisti anticapitalisti, i nazionalpopolari, i comunisti, non possono accettare e perciò restano estranei e critici rispetto alla svolta woke. Come lo sarebbe stato da noi un Pasolini, comunista antimoderno o anche un esponente coerente del vecchio Pci, della Cgil di Di Vittorio o dell’ideologia marxista-leninista.

Nonostante l’arrivo di Trump negli Usa (e della Meloni in Italia) l’ideologia woke è ancora dominante nei luoghi in cui si fabbrica la mentalità corrente (mass media, università, mondi culturali, arti) e talvolta si prende anche rivincite politiche, come l’elezione dell’islamo-marxista Mamdami alla guida di New York. Resta senza rivali.

La “cultura” woke è l’ultimo filone ideologico partorito in occidente e cresciuto nel suo grembo ma col proposito parricida di diventare la pietra tombale dello stesso occidente. Pur ispirandosi ai Lumi, annuncia la notte della civiltà.