E ora noi italiani ed europei cosa dobbiamo fare?
di Marcello Veneziani - 05/03/2026

Fonte: Marcello Veneziani
Cosa possiamo fare noi europei, noi italiani, davanti alla guerra che infiamma il Medio Oriente dopo l’attacco e la decapitazione dell’Iran? Poco, pochissimo, quasi niente. Poco da europei, pochissimo da italiani, quasi niente da singoli cittadini. Ma non possiamo restare inerti, indifferenti, proni e consenzienti davanti a uno scenario terribile, ben più pericoloso di quello che c’era fino a pochi giorni fa e che per decenni ha retto, bene o male, tra tante ulcerazioni.
Dai tempi della guerra del Golfo, per non andare ancora più indietro, gli interventi eurooccidentali in Medio Oriente sono stati un disastro, hanno peggiorato le cose: abbiamo abbattuto dittatori come Saddam Hussein, Gheddafi, Assad (più il Libano, l’Afghanistan, ecc.) ma dopo è stato peggio. Caos e migliaia di morti, città distrutte, popoli ridotti alla fame, paesi dilaniati da fazioni e tribù, regimi integralisti e sette fanatiche, terrorismo antioccidentale (quasi tutti sunniti, non sciiti come gli iraniani), paesi ingovernabili, petrolio alle stelle, instabilità internazionale, odio verso l’Occidente. Questo non vuol dire che tifavo per quei dittatori, ma faccio paragoni, sono realista, capisco che il male può diventare peggio. E lo sceriffo del mondo è una iattura per il mondo. Ci piaceva all’inizio Trump perché diceva, come dice ancora mezzo Maga, niente più guerre, ci occuperemo solo dell’America, non più del mondo. E invece vedete che sta combinando…
Con l’Iran tutto questo è più in grande; è un paese di antica civiltà, con un popolo fiero. Ci era stato detto che togliendo di mezzo i vertici, il popolo sarebbe insorto e avrebbe rovesciato il regime. Invece il contrario. Il dissenso non è solo diviso, ma sembra essere minoritario rispetto alla maggioranza degli iraniani, tra i quali ci sono sia i sostenitori del regime sia tanti che non sono con il regime ma non vogliono farsi comandare da Usa e Israele, che li stanno bombardando. Il dissenso è naturalmente più vistoso all’estero, ma quelli che stanno fuori in gran parte sono andati via proprio per questo.
C’è bisogno che dica, a questo punto, che il regime degli Ayatollah spargeva odio ideologico verso gli Usa, Israele e l’Occidente? C’è bisogno che dica che la repressione sanguinosa del dissenso, indipendentemente dai numeri effettivi di numeri e dalle manipolazioni esterne che il regime denunciava, ci fa ribrezzo? Si, c’è bisogno, perché se non dici bianco o nero a chi ha poca materia grigia in testa, ti considerano dalla parte dei dittatori.
Torno allora alla domanda di partenza: che possiamo fare noi europei, noi italiani di fronte a questo scenario? Vediamo prima cosa dicono, cosa fanno, gli stati europei oggi. Si limitano ad applaudire, in gradi e misure diverse, all’abbattimento del regime, non dicono una parola di condanna sull’attacco Usa-Israele, mostrano preoccupazione per il popolo iraniano, si limitano come mamme in apprensione, a far rientrare i loro figli, cioè i concittadini a casa e ad assicurare il loro impegno materno. Qualcuno si azzarda a prevedere un intervento europeo, a partire dagli inglesi; qualche altro si azzarda a dire, in Italia, che siamo pronti a vendere armi ai nemici dell’Iran. Nessuno che reagisca alle minacce del leader della potenza americana “li massacreremo” e si dissoci. Certo, l’Europa e l’Italia, fanno quel che possono; l’Italia è un piccolo paese sotto schiaffo dal ‘45, da decenni al rimorchio e all’ombra degli Stati Uniti, magari con qualche episodio di autonomia, proprio in Medio Oriente, al tempo di Craxi e Andreotti (e forse Moro), che pagò caro. Ma che possiamo fare? Una cosa almeno: sottrarci alla partita Occidente contro Resto del Mondo, non sposare la guerra come soluzione dei problemi, non accettare il principio e il fatto che gli Stati Uniti siano gli arbitri armati del pianeta e che Israele possa fare tutto senza limiti. Dobbiamo dire al mondo che l’Europa, e nell’Europa l’Italia, ha un ruolo internazionale forte – lo abbiamo detto tante volte – come luogo centrale tra Oriente e Occidente, Nord e Sud del pianeta. Il Mediterraneo è il tavolo naturale del pianeta attorno a cui sedersi e trattare. L’Europa deve far valere e pesare questa centralità geopolitica mediterranea, senza schiacciarsi sull’Atlantico, trattando con tutti i paesi del mondo a partire dai più vicini, come la Russia. Nel mondo ci sono più autocrazie che democrazie e non possiamo pensare di abbattere tutte le dittature del mondo o le finte democrazie (come era considerato il Venezuela). Dobbiamo con realismo assumere un ruolo autonomo e indipendente dagli Stati Uniti. Questo è l’unico sovranismo europeo possibile. Non è la guerra, non sono i muscoli, la nostra forza; ma la nostra centralità, il nostro equilibrio tra mondi opposti, il nostro antico prestigio universale. Facciamoli valere.
Detto questo, bisogna essere onesti e realisti fino in fondo. Se la situazione innescata dovesse precipitare, se si svegliano le grandi potenze asiatiche e i Brics, se la Turchia si sfila dall’adesione al piano israelo-americano, noi da che parte stiamo? Potremmo mai in caso di conflitto tra “Occidente” (o la sua protesi) e Cina, Russia e altri, schierarci dalla parte opposta se stiamo fisicamente, geograficamente da questo versante? In quel caso estremo non potremmo essere dalla parte di chi ci colpisce. Ma proprio per non arrivare a quel punto, l’unica nostra salvezza è quella di sottrarci oggi all’Occidente che stanno disegnando Trump-Netanyahu e che brutalizza una linea da sempre sotto-traccia negli Usa, e proporci come luogo autonomo, indipendente, nella prospettiva di un mondo policentrico. Non abbiamo altra scelta; l’alternativa sarebbe diventare ausiliari, ascari, del fantoccio Nato e di Usa-Israele.
Quel che ho detto è ”di destra” o “di sinistra”? Non mi interessa stabilirlo ma è coerente con tutto quello che ho detto finora. A differenza di chi tace in queste situazioni mi sono esposto e ho dato spunti, riflessioni, argomentazioni in questo senso. Non ho cambiato le mie idee quando ero giovane e avevo una vita davanti, figuriamoci se le cambio adesso…

