Anticristo, katechon e apocalisse
di Daniele Perra - 11/02/2026

Fonte: Daniele Perra
Mi sono occupato in diverse altre occasioni di “national conservatism” e della fascinazione che le destre europee (Giorgia Meloni compresa) hanno per l'ideologo israeliano Yoram Hazony, autore del testo “Le virtù del nazionalismo”. Qui, tuttavia, vorrei indagare il suo particolare rapporto con Peter Thiel, eminenza grigia della nuova amministrazione Trump, finanziatore dello stesso Hazony e dei “Think Tank” a lui collegati, il cui nome appare in diverse occasioni nei cosiddetti “Epstein files”. In particolare, il finanziere pedofilo avrebbe suggerito ad Ehud Barak di tenere d'occhio lo sviluppo di una sua azienda, Palantir. Ehud Barak, per chi non lo conoscesse, è stato primo ministro di Israele; fu ministro della difesa durante l'operazione “Piombo fuso” contro Gaza nel 2008 in cui persero la vita diverse centinaia di civili palestinesi (sì, c'è stato anche un prima “7 ottobre”); ed ha fatto notevoli pressioni sulla magistratura italiana per l'assoluzione dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny (condannato per il caso “Eternit” e l'omicidio colposo di 92 lavoratori).
Palantir si occupa della costruzione di software per la sorveglianza, lo spionaggio e la raccolta dati. I suoi strumenti sono stati ampiamente utilizzati dall'ICE a Minneapolis in quella che a tutti gli effetti è stata una esercitazione in grande stile sull'utilizzo di tecnologie avanzate per il controllo della popolazione. Con buona pace dei tanti che sono andati giù duro con l'autoerotismo guardando le foto di Bovino in divisa, tali strumenti, utilizzati oggi contro gli immigrati illegali, in futuro verranno sfruttati ai danni della popolazione nella sua interezza. Perché questo è il pensiero dello stesso Thiel. Colui che ha imposto la scelta di Vance come vice a Donald Trump (in cambio del finanziamento della sua campagna elettorale) è infatti convinto che, in futuro, la tecnologia si sostituirà alla politica e pure il governo mondiale assumerà la forma di un totalitarismo tecnologico globalizzato (Curtis Yarvin, un altro dei protetti di Thiel, teorico dell'illuminismo oscuro, afferma che l'uomo, quando non produce, debba vivere nella realtà virtuale rinchiuso in blocchi di cemento senza finestre).
Questo aspetto è importante, perché qui il messianismo tecnologico di Thiel si incontra con quello religioso (o pseudo tale) di Hazony. L'ideologo sionista (esaltato da Vance per aver influenzato la svolta “illiberale” israeliana) vede nel biblico regno di Israele la prima forma di Stato nazione puramente etnico. Un modello che dovrebbe essere esportato su vasta scala almeno all'intero Occidente. Nel modello ebraico, infatti, vede una forma di nazionalismo e patriottismo più ampio e valido per l'intera “tradizione giudaico-cristiana”.
Ora, già il pensatore ebreo-americano Arthur Cohen aveva constatato come quello della tradizione giudaico-cristiano fosse un “mito” bello e buono: una costruzione ideologica, prodotto di una distorsione di valori e cultura, il cui scopo era quello di mantenere i sottoposti in condizione di subalternità. Hazony, in altri termini, propone un nuovo ordine fondato sul pensiero politico toranico in cui non vi è alcun tipo di eguaglianza tra i popoli, ed in cui il “popolo eletto” (o “i popoli eletti”) può agire di conseguenza fregandosene di regole, diritto internazionale e così via. Il modello di Hazony altro non sono che le colonie militarizzate della Cisgiordania fondate su una commistione di violenza, religiosità fanatica e stretta sorveglianza.
La sua enfasi sui condivisi valori giudaico-cristiani, in realtà, nasconde la semplice volontà di spingere alla sacralizzazione totale dello Stato di Israele: vera ed unica divinità, con gli altri Stati nazionali (tante piccole unità prive di reale sovranità) che divengono solo degli accessori dello stesso Israele. Il messianismo giudaico, nello specifico, è tutto impostato su questa idea: sulla servitù ad Israele dei popoli non ebrei - come ha spesso ricordato l'importante rabbino israeliano Yosef Ovadia - e pure il concetto giudaico di pace implica la sottomissione degli altri popoli.
Bene. Il messianismo di Thiel è differente solo sotto certi aspetti. Il modello rimane quello della società della sorveglianza (o meglio del capitalismo della sorveglianza) che ha avuto nell'episodio pandemico un magnifico banco di prova (con tanto di militarizzazione della campagna vaccinale in Italia). La lotta al globalismo odierno, invece, cela la volontà di sostituire delle élite decrepite per promuovere gli interessi di nuove oligarchie transnazionali (soprattutto israelo-americane) paradossalmente ancora più totalitarie.
Qui bisogna comprendere il ruolo dell'amministrazione Trump come agente del caos prima di riportare una forma di pax giudaico-americana. E bisogna cercare di intuire ciò che avverrà con il superamento del trumpismo. Thiel, come già anticipato, parla di un ordine globale tecnologico-totalitario. Si tratta dell'imposizione del modello israeliano su scala globale, con una ristretta élite che vive nella ricchezza e con pieni diritti ed una massa enorme che vive all'infuori delle oasi felici, privata di qualsiasi cosa e sottoposta a forme di controllo sempre più pervasive.
Questo nuovo ordine a suo modo di vedere sarebbe l'unica via per evitare l'apocalisse. Sarebbe un katechon. Tuttavia, se il katechon paolino aveva il compito di frenare l'avvento dell'Anticristo, Thiel chiama la sua forma katecontica proprio come “Anticristo”. Va da sé che per i padri della Chiesa ed i teologi cristiani medievali l'Anticristo corrispondeva al messia della tradizione giudaica.

