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Ansarallah non è un "satellite" di Teheran

di Filippo Bovo - 04/11/2026

Ansarallah non è un "satellite" di Teheran

Fonte: Filippo Bovo

Tornando a guardare al conflitto yemenita, ora che Ansarallah è a circa 80 km da Aden non ha certo motivo di disperdere le proprie forze in altri fronti in quantità che siano superiori al solo bisogno di tener impegnate quelle nemiche, legate alla coalizione a guida saudita (ovvero, il Consiglio Presidenziale di Guida, governo sud yemenita internazionalmente riconosciuto e sostenuto da Riyad). Marib, per esempio, continua a rimanere un fronte aperto e, come tale, soggetto al facile tiro dell'aviazione saudita; che, a sua volta, opera cercando di rallentare un processo d'avanzamento da parte di Ansarallah in ogni caso realmente impossibile da fermare. Ma, ad ogni modo, in questa fase Marib non è un fronte prioritario, per quanto sempre importantissimo. Ciò a cui oggi Ansarallah guarda davvero è altrove, a sud, ed è Aden, dal 2015 capitale provvisoria della Repubblica dello Yemen dopo la cacciata di quanto restava del suo regime da Sana'a. Guidata dal Consiglio Presidenziale di Guida, anche se beneficiata dal riconoscimento internazionale non è mai parsa una realtà molto solida e coesa, e i continui rovesci militari da luglio accusati dalle sue eterogenee forze ne sono una ben chiara testimonianza. La tutela saudita, da intendersi come una vera e propria assistenza economica e militare a tutto tondo, in tutti questi anni è servita proprio a puntellarne delle istituzioni erose dalla corruzione e dalle rissosità clanico-tribali. A margine, la rivalità tra Arabia Saudita ed EAU ha contribuito ulteriormente a strapparne i tessuti, con una vera e propria gara tra le due potenze del Golfo a contendervisi l'influenza tra tangenti ed interventi sul terreno che, in ultima analisi, dividendone le di per sé già fragili forze interne, ha finito solo con l'avvantaggiare Ansarallah; che, non a caso, giunto il momento della verità, non ha avuto grosse difficoltà a sfondarne le difese come una lama nel burro.

Una presa di Aden, intorno cui Ansarallah sta non a caso serrando la sua morsa, avrebbe degli importanti effetti a cascata: pur non spegnendo in automatico il governo yemenita internazionalmente riconosciuto del Consiglio Presidenziale di Giuda, privandolo della sua capitale lancerebbe un assordante messaggio politico che né a Riyad né a Teheran né a livello dell'intera comunità internazionale potrebbe restare ignorato. Proverebbe che, dopo mesi di scontro aperto, malgrado il dominio dell'aria garantito dalla sua aviazione, l'Arabia Saudita avrebbe fragorosamente perso la sua guerra ad Ansarallah, perdendovi anche il suo alleato satellite locale. Anche sul terreno, l'effetto della caduta di Aden accelererebbe gli effetti nei fronti dove gli scontri con le forze del Consiglio Presidenziale di Guida (prevalentemente corpi come le Brigate dei Giganti e gli Scudo della Patria) sono ancora nel vivo, fornendo alla mediazione dei capi tribali buoni argomenti in più per convincerle ad andarsene consegnando le postazioni ai combattenti di Ansarallah. Perso il loro centro politico, le forze filosaudite del Consiglio Presidenziale di Guida, già divise, deficitarie nei numeri e in parte demoralizzate, sbanderebbero accelerando l'abbandono delle posizioni sin qui detenute soprattutto grazie al supporto aereo di Riyad. Ma con cosa, e per cosa, a quel punto combatterebbe Riyad?

Secondo il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araqchi, sono in corso colloqui con Riyad, proprio per "sanare" la pagina yemenita. Non è una notizia nuova, dal momento che risale ancora a tempo fa e che, a volerla dire tutta, un barlume di dialogo tra le parti non è comunque mai mancato neppure in precedenza. Nuova è invece la notizia, resa proprio oggi, che siano ancora in corso: agli occhi di molti, pure piuttosto sorprendentemente. Di certo, per produttività hanno lasciato molto a desiderare, perché né la parte iraniana né quella saudita, ciascuna per proprie ragioni, ha voluto lanciarsi in iniziative vincolanti con l'altra, preferendo attendere i risultati che giungevano dal campo: un grave errore di calcolo, soprattutto da parte saudita. Di Ansarallah sappiamo che, sapendo ancor meglio quanto la dinamica di guerra giocasse a suo favore, pur senza essere preventivamente ostile ad un accordo poneva volutamente condizioni tanto esose agli occhi dei sauditi e del governo di Aden da indurli, piuttosto, a proseguire le ostilità nella remota speranza d'invertirne gli esiti. Ansarallah ha calcolato indubbiamente molto bene, consapevole delle sue capacità; mentre Riyad s'è trovata in trappola nel sostenere oltremodo, ed oltre il suo stesso interesse, un alleato come Aden che, temendo di venir abbandonato ai suoi avversari, l'ha risucchiata in un conflitto ormai esistenziale anche per la Casa dei Saud. Un dialogo tra Riyad e Teheran, oggi come oggi, si spiega soprattutto nel bisogno della prima di ricevere dal secondo ampie rassicurazioni sulle mosse future del suo alleato Ansarallah. Prossima all'estromissione dallo Yemen, Riayd teme ora che Ansarallah, pressoché chiuso il fronte interno, aumenti la sua pressione proprio contro gli obiettivi del Regno; Teheran, dal canto suo, vedendo in un simile ed eventuale scenario il rischio di un'internazionalizzazione del conflitto anche a suo danno, del pari non vuole che si giunga a tanto. Ma Ansarallah non è un "satellite" di Teheran e questi non può pertanto disporne a suo piacimento: può mediare per un alleato e favorirlo, ma non dargli ordini.