Il nemico principale
di Andrea Zhok - 04/11/2026

Fonte: Andrea Zhok
Le elezioni di Midterm, per quanto i risultati non siano ancora definitivi, profilano letteralmente un tracollo dei repubblicani, e dunque un giudizio devastante rispetto all’amministrazione Trump. È interessante confrontarli con i risultati delle elezioni israeliane di qualche giorno fa, dove il Likud di Netanyahu ha perso qualche posizione, ma è rimasto saldamente il primo partito. Questo confronto chiarisce due cose.
La prima è il funzionamento (prevalente) delle due basi elettorali. Negli americani l’indignazione pubblica scatta quando gli toccano il portafoglio. Non sapendo assolutamente nulla di tutto ciò che accade al di fuori dei propri confini, utilizzano come termometro delle sorti del mondo il costo del proprio pieno. Questo li rende cinici, ma comunque almeno in parte legati ad un principio di realtà: quando qualcuno come Trump sbaglia tutto, ma proprio tutto, senza resti, politicamente, moralmente, economicamente, prima o poi traggono le conseguenze.
Non così la base elettorale israeliana, che presenta ciò che Kierkegaard chiamerebbe un’ostinazione demoniaca: “la mia volontà è la sola cosa che meriti considerazione, perché è mia, e se anche mi dovesse portare all’inferno, tanto peggio per l'inferno”.
Questo confronto tra retroterra Usa e Israeliano chiarisce anche, io credo, quale dei due membri dell’allegro duo di devastatori del pianeta sia di gran lunga più pericoloso e inemendabile. Gli USA sono un gigante cinico, ma sostanzialmente scemo, che rompe qualcosa ogni volta che si gira e poi si stupisce perché il mondo non li ama. Israele è una piovra che manipola governi ovunque nel mondo, a partire da quelli americani, e possiede solo obiettivi autoreferenziali, rigorosamente suprematisti, per i quali è disposto a sacrificare letteralmente qualunque forma vivente al di fuori dei propri confini (ed anche entro i proprio confini, se non sono sionisti).
Se ne fotte di essere amato. Vuole solo essere obbedito e temuto.


