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Bulgaria: per un pugno di lev

di Sandro Buganini - 18/01/2026

Bulgaria: per un pugno di lev

Fonte: Italicum

Rimane sconosciuta ai più la situazione geopolitica del nostro estero vicino, anche di quell'Europa che riempie quotidianamente la bocca ai nostri rappresentanti politici. Ma sappiamo bene che tutto quello che non vive sulla tv generalista, semplicemente non esiste. Parliamo della Bulgaria, la nazione più povera dell'Unione Europea (in Bulgaria la pensione media di un cittadino oscilla oggi tra 300 e 400 euro) in cui la moneta nazionale, il lev, è stata sostituita dal 2026, dall'euro. In realtà la moneta locale era già da anni ancorata ad altra moneta, prima il marco, poi lo stesso euro, rendendola de facto già parte dell'eurozona. La decisione dell'adozione della moneta europea era stata rimandata da tempo per le difficoltà economiche e valutarie della nazione. Negli ultimi anni però il deficit si è enormemente ridotto e le aspettative sia della Banca Europea che del FMI sono divenute tendenzialmente ottimiste, così da rendere il passaggio attuabile.

Quindi tutto bene? In realtà no, perché la gran parte della popolazione avversa fortemente quel passaggio, vuoi per una questione di percezione negativa rispetto ad una presunta maggiore inflazione, vuoi per l'orgoglio, così poco occidentale ed europeista, di mantenere una propria moneta, legata al senso di patria e di indipendenza. L'adozione dell'euro è così impopolare che sostenerla ha dei costi politici che quasi nessun partito si vuole accollare. Oggi i sondaggi dicono che in Bulgaria ci sono più persone contrarie all’adozione dell’euro di quelle favorevoli ed è una tendenza che si è consolidata nel tempo. I bulgari sono affezionati al lev anche per ragioni storiche: la moneta, infatti, specie dopo la grave crisi economica di fine anni novanta, è diventata «un simbolo di stabilità». Questa percezione è cresciuta per il recente caos politico, il governo attuale è infatti il settimo in quattro anni.

Dopo settimane di proteste di piazza con decine di migliaia di manifestanti, il governo Zhelyazkov ha annunciato le proprie dimissioni. Era una coalizione molto instabile, quella che ha espresso il premier Rosen Zhelyazkov. Negli ultimi mesi poi è successa una cosa nuova, perché diversi gruppi e partiti più piccoli hanno iniziato a collaborare intensamente tra loro e con Rinascita (Vazrazhdane), il principale partito ultranazionalista del paese, che alle ultime elezioni era arrivato terzo. È stata Rinascita a organizzare molte delle proteste che si sono tenute in tutto il paese nell’ultimo anno. A inizio giugno, con l’avvicinarsi dell’ufficialità dell’adozione, ce ne sono state in ben cento città diverse. La narrazione, vera o falsa che sia, vorrebbe che l’euro possa essere causa di un’impennata dell’inflazione, certamente deleteria per le fasce più povere della popolazione.

Una sensazione sgradevole che abbiamo vissuto anche in Italia a suo tempo. La protesta ha  ricevuto una specie di copertura istituzionale dal presidente bulgaro, l’indipendente Rumen Radev, che è considerato filorusso e resta un politico molto popolare. In realtà il primo ministro Zhelyazkov  ha fatto poco per sostenere la causa pro euro. Il suo partito “C’è un popolo come questo”,  aveva addirittura proposto un referendum per rinviare l’entrata nell’eurozona al 2043. Anche i Socialisti, eredi del Partito comunista che governò la Bulgaria dal 1946 al 1990, hanno storicamente avuto posizioni euroscettiche. Ora, concretamente, da agosto i negozi hanno dovuto esporre i prezzi in entrambe le valute, che coesisteranno nei primi sei mesi del 2026, poi l’euro sostituirà completamente il lev. Una transizione che tuttavia è stata avvertita come repentina e drastica e che per alcuni rischia di trasformare la Bulgaria, impreparata, in una nuova Grecia, sprofondandola in una crisi economica senza precedenti. In realtà dietro a questa lotta di retroguardia, si nascondono motivazioni ben più profonde, che affondano le loro radici sia nell'attualità, che nella pedagogia nazionale bulgara, antica quanto la sua fondazione.

I problemi attuali sono la difficoltà di gestione di un paese spaccato a metà rispetto al giudizio sulla Russia, strangolato dalla corruzione e afflitto dalla decrescita demografica. La popolazione anziana, come in Romania, rimpiange l'assetto pre caduta del muro di Berlino, stabile e con regole certe, anche se di stampo egemonico, periodo che ha anche travasato nella nuova Bulgaria tutti i vizi corruttivi di stampo stalinista. Ma la questione geopoliticamente più rilevante resta la denatalità. La Bulgaria si sta spopolando molto rapidamente. Le ragioni risalgono al periodo post-comunista degli anni Novanta, quando masse di giovani bulgari decisero di trasferirsi nei Paesi più ricchi e più stabili dell’Europa occidentale. Tra le zone della Bulgaria più colpite da questo fenomeno ci sono il nordovest e le aree limitrofe ai grandi centri urbani. Interi paesi e villaggi sono spopolati, oppure sono abitati solo da anziani con pensioni minime da 100 euro.

Uno dei piani promossi di recente dal Governo bulgaro per contrastare lo spopolamento è stato chiamare lavoratori stranieri dai paesi vicini, come l’Ucraina e la Moldavia. Il tentativo, però, non è stato sufficiente a invertire la tendenza, soprattutto perché non è stato esteso a immigrati provenienti da altri Paesi. I programmi pro-natalità e assistenzialistici del Governo si sono infatti scontrati con la possibilità di considerare l’immigrazione extraeuropea una risorsa per il rilancio demografico del Paese: ma finora la Bulgaria ha adottato politiche migratorie intransigenti. Nei mesi in cui era aperta la cosiddetta “rotta balcanica”, usata dai migranti per raggiungere l’Europa occidentale partendo dalla Turchia, cioè tra il 2015 e il 2016, la Bulgaria rifiutò gli ingenti flussi migratori costruendo barriere fisiche lungo il confine bulgaro-turco e adottando comportamenti intimidatori attraverso le sue forze di sicurezza, accusate di rispondere in maniera violenta ai tentativi di superamento della frontiera.

Oltre a questi problemi ci sono i motivi storici: sin dai tempi della dominazione ottomana e poi sovietica, lo spirito di indipendenza e il desiderio di libertà non ha mai abbandonato questo popolo. Non dobbiamo dimenticare che oggi la Bulgaria è parte del limes dell'impero statunitense e che, al pari della Romania, è un baluardo armato a guardia del mar Caspio e degli stretti turchi, controllati da una nazione che ha sempre avuto una pericolosa postura da impero, nonostante la sua adesione alla Nato. Ma, soprattutto, la Bulgaria ha un peso notevole sulla contesa del Mar Nero, importante punto di convergenza geopolitica, che è attualmente oggetto di rivalità tra le nazioni che vogliono mantenere un margine di manovra significativo nella regione e che mirano a controllare questo punto nevralgico per le proprie ambizioni geopolitiche.

Non a caso gli Usa hanno importanti basi militari in Bulgaria e negli ultimi decenni la cooperazione militare con gli Stati Uniti ha subito una significativa espansione, trasformando il paese balcanico in un punto strategico per la presenza americana nell'Europa orientale. Questa collaborazione è parte di un più vasto sforzo della Nato per rispondere alla crescente instabilità nell'area del Mar Nero e alle tensioni con la Russia. La presenza militare statunitense è garantita dall'Accordo di Cooperazione per la Difesa, firmato nel 2006 tra Washington e Sofia. L'accordo consente la presenza  a rotazione delle armate Usa su determinate istallazioni militari bulgare. Secondo i termini dell'accordo gli Stati uniti possono utilizzare quattro grandi strutture: Novo Selo Training Area, che ad oggi è una delle più importanti aree di addestramento truppe Nato nell'Europa sudorientale: qui si svolgono regolarmente esercitazioni tra membri dell'alleanza e, molti lo ignoreranno, è proprio il battaglione a guida italiana che addestra ogni giorno oltre mille soldati di otto paesi diversi; l'Aereporto di Bezmer, situato vicino a Yambol, che è utilizzato per operazioni aree, trasporto militare e missioni logistiche; la base aerea di Graf Ignatievo e il Deposito Logistico di Aytos, supporto per le altre basi. Ovviamente la presenza americana risponde a diversi obiettivi strategici, che vanno dal contenimento della Russia, alla garanzia di stabilità imperiale nella regione, nonché per l'opportunità di addestrare le truppe bulgare, le prime che potrebbero subire l'eventuale onda d'urto di una guerra.

Tutto questo è visto da gran parte della popolazione come una perdita di sovranità (ed in effetti lo è) ed anche come un'eccessiva esposizione dinanzi a potenziali conflitti internazionali. Lo stesso sentimento che avevamo individuato nei cittadini rumeni. Il contingente italiano, tra la fine di maggio ed inizio giugno 2025 ha partecipato  e guidato anche l'esercitazione Immediate Response 25. Va sottolineato che ad aprile 2022 il 44% dei bulgari avevano ritenuto la Nato come la reale responsabile dell'invasione russa dell'Ucraina. Questo ben riflette il diffuso sospetto che esista un eccessivo coinvolgimento della Bulgaria con l'Alleanza. La cultura del paese è quella di una nazione che è la più antica d'Europa, fondata già nel 681, unico stato a non aver mai cambiato nome. L'alfabeto cirillico, fondamentale per molte lingue slave, è nato proprio in Bulgaria, e non in Russia, grazie ai santi Cirillo e Metodio. Le tradizioni, celebrate in comunità (tutte cose in occidente oramai scomparse da tempo), rafforzano il senso di appartenenza e la coesione sociale, creando un forte legame tra gli individui e la loro storia. Insomma la cultura bulgara è un mosaico ricco e stratificato, dove le radici storiche si fondono con la modernità, creando un'identità unica.

Ed è per questo che la difesa della moneta va ben al di là di una mera questione economica. Sono sentimenti ed emozioni a noi occidentali oramai sconosciuti, persi come siamo in un economicismo di bassa lega, ignoranti delle storie del mondo, che è molto più vasto ed interessante di quello che ci viene mostrato sui teleschermi o che abbiamo visto da semplici turisti.

Il mondo che ci viene narrato oramai da decenni è in bianco e nero, dove buoni e cattivi si scontrano per un'idea di libertà astratta, generata però da chi ha sempre colonizzato e sfruttato i propri simili in nome di interessi economici e di razza. Per nostra fortuna le storie del resto dell'umanità sono diverse e ci potrebbero forse consegnare un futuro migliore.

Storia del lev bulgaro

Nel 1880, il lev fu introdotto come valuta nazionale, sostituendo i vari sistemi monetari utilizzati durante il periodo ottomano. Con l'adozione di una moneta stabile, la Bulgaria cercava di promuovere la sua economia e facilitare il commercio. Negli anni '40 e '50, durante l'era comunista, il lev subì una notevole svalutazione e fu sottoposto a controlli rigorosi. La transizione verso un'economia di mercato negli anni '90 portò a una serie di riforme monetarie, culminando nell'introduzione di un sistema di cambio fisso nel 1997, che ha stabilito il lev a un tasso fisso di 1,95583 lev per euro. Questo sistema ha contribuito a stabilizzare l'economia bulgara e a prepararla per l'adesione all'Unione Europea.

Considerazioni finali sul lev bulgaro

In conclusione, il lev bulgaro rappresenta non solo un mezzo di scambio, ma anche un simbolo dell'identità e della storia bulgara.

Primo lev

Moneta da 5 lev omologa ai contemporanei 5 franchi

Il primo lev fu coniato nel 1881 ed era null’altro che una copia locale del franco francese, essendo quindi totalmente intercambiabile con le altre valute dell’Unione Monetaria Latina tra cui la lira italiana. Questa valuta unica europea fu travolta dal primo conflitto mondiale, dopo il quale la Bulgaria si appoggiò al marco tedesco e successivamente, al rublo sovietico dopo la seconda guerra mondiale.

Secondo lev

Un nuovo lev fu introdotto dal regime socialista nel 1952. Con la scusa dell’inflazione ereditata dalla guerra, il governo operò un esproprio proletario cambiando la vecchia valuta a tassi variabili a seconda dei casi, partendo da un valore base di 100:1, che diveniva però 200:1 per i depositi bancari e di 25:1 per i beni pubblici.

Terzo lev

Un altro lev fu coniato nel 1962, con un tasso interno di 10:1 ma più favorevole per gli stranieri onde attrarre investimenti esteri. Pesantemente svalutato anch’esso, dopo la caduta del comunismo negli anni novanta il valore del lev è stato agganciato a quello del marco tedesco (DEM); occorrevano 1000 lev per 1 marco.

Quarto lev

Il 5 luglio 1999 la Banca centrale bulgara decise di rivalutare la valuta nazionale, introducendo il nuovo lev con il tasso di cambio di 1000 a 1, ossia 1000 lev vecchi per un lev nuovo.[3] Successivamente il cambio del lev è stato fissato con l'euro con il valore di 1,95583 lev per 1 euro.