Capitalismo finanziario e guerra permanente
di Elena Basile - 15/06/2026

Fonte: La Fionda
La guerra con l’Iran sembrerebbe aver avuto fine con la firma del MOU prevista per venerdì 19 a Ginevra. I dubbi sulla sua attuazione sono tuttavia leciti. Il MOU si regge sul cessate il fuoco anche a Gaza e in Libano. Quindi finalmente avremmo gli Stati Uniti che tengono sotto controllo Israele?
Secondo molti analisti indipendenti, si tratta invece di una guerra di attrito nella quale la coalizione Epstein cerca, alternando dialoghi e bombardamenti, di distruggere la resilienza iraniana. Teheran non recede dai suoi obiettivi e risponde a ogni provocazione relativa anche al Libano e a Gaza. Impone linee rosse che, una volta violate, vengono sanzionate con rappresaglie su Israele e sulle basi americane nel Golfo Persico.
L’obiettivo occidentale resta quello di indebolire l’alleato della Cina, rivale sistemico, e di destabilizzare il governo teocratico affinché il capitale finanziario USA in crisi possa nutrirsi di nuove materie prime ed energetiche. La Cina, tuttavia, è intervenuta con la sua riconosciuta autorità per porre fine al blocco di Hormuz, che è contrario ai suoi interessi come a quelli di Washington. Se una svolta positiva ci sarà, è grazie a Pechino e alle forze riformiste iraniane che hanno temperato gli obiettivi dei falchi. L’incognita Israele, quale variabile impazzita, permane.
La nuova guerra, non di territori ma di attrito, continua anche tra Russia e NATO per interposta Ucraina. Come nota Andrey Bezrukov, ex agente dei servizi, nel suo discorso al Foro economico di San Pietroburgo, gli occidentali punterebbero a colpire, grazie al sistema Starlink, le infrastrutture strategiche russe e a neutralizzare, con sistemi di difesa come il Golden Dome, le forze nucleari russe. L’escalation occidentale cresce con il sistema della “rana bollita”.
Bezrukov, come già Karaganov, critica la pazienza strategica di Putin e incita all’utilizzo della deterrenza. La prossima tappa dell’escalation viene individuata nell’allargamento del conflitto ad altre regioni e nella guerra biologica.
I media considerano la comica lettera di Zelensky a Putin una proposta di pace. Di fatto l’Ucraina continua a perdere sul terreno militare, è uno Stato fallito e riceve aiuti occidentali sempre più stanchi, come anche l’incontro con i tre leader moribondi dell’E3 a Berlino ha reso evidente.
La Russia, come ogni persona dotata di intelletto dovrebbe poter capire, non può accettare un cessate il fuoco che pregiudicherebbe il suo vantaggio sul campo, a meno che da parte di NATO e Ucraina non venisse disconosciuta la strategia di dominio neocon iniziata con la decisione, presa nel 1997, di sostituire ONU e OSCE con la NATO e di espanderla inglobando anche Ucraina e Georgia. Decisione a cui l’Europa continentale e mediterranea ha tentato invano di opporsi.
Finché l’Europa, che non può essere mediatrice essendo cobelligerante, non tornerà a parlare di neutralità ucraina e di OSCE, rinunciando all’esercito addestrato ucraino e interattivo con la NATO, la Russia non accetterà precari cessate il fuoco per altrettanto effimeri negoziati.
I filoucraini continueranno a massacrare gli ucraini, continuando una guerra di dominio nel tentativo disperato di destabilizzare una potenza del surplus? Sui social media, brava gente, miliziani di destra come della falsa sinistra continuano a parlare di principi: “L’Ucraina ha il diritto di entrare nella NATO e di fare quello che vuole”. Peccato che l’Ucraina dei giovani che muoiono e dei civili che emigrano, di quelli che vivono nella miseria e nella paura, non sia ascoltata.
Per Ucraina intendono la leadership corrotta che ha svenduto il proprio popolo a interessi stranieri. L’ingresso in un’alleanza militare, inoltre, non è una libera scelta, ma un processo interattivo che deve necessariamente tener conto degli equilibri geostrategici.
Ezio Mauro, come accade spesso la domenica, ha scritto un lucido editoriale sull’inconciliabilità tra capitalismo finanziario e democrazia liberale. Forse assume sostanze che lo trasformano in Dottor Jekyll, mentre durante la settimana Mr. Hyde difende a spada tratta l’ordine liberale contro le malefiche autocrazie?
In effetti è proprio così. Viene spiegato da alcuni bravi economisti come la centralizzazione dei capitali porti inevitabilmente, nella dialettica tra pesci grossi e piccoli nel mercato finanziario, alla soppressione della democrazia parlamentare e della separazione dei poteri, alla soppressione dei diritti individuali e della libertà di stampa.
Per Ezio Mauro questa è una svolta attribuibile alla tecno-destra di Trump, Musk e Thiel. In realtà è un processo che va avanti da decenni, con i Democratici come con i Repubblicani; in Europa, con le destre populiste come con la destra tecnocratica (i socialisti europei, il PD), individuata nel lontano 1996 da Marco Revelli.
I meccanismi in base ai quali dal capitale industriale si passi a quello finanziario, alla concentrazione in poche mani del potere economico, erano stati illustrati da Rudolf Hilferding ne Il capitale finanziario del 1923. Se abbiamo un’élite transnazionale dell’1%, possiamo ancora credere nella concorrenza e nella democrazia liberale?
L’involuzione verso l’autoritarismo è in corso, i liberali hanno tradito i loro principi. Linciaggi del pensiero diverso, stampa asservita, spodestamento dei Parlamenti e fine dello Stato, occupato dai poteri oligarchici. Gli esempi si moltiplicano.
