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Che (non) fare?

di Riccardo Paccosi - 20/09/2026

Che (non) fare?

Fonte: Riccardo Paccosi

SUL PIANO POLITICO-ELETTORALE, FORSE, NON RIMANE DA FARE NULLA
L'atto golpista messo in atto dal Governo Meloni attraverso un emendamento facente sì che, per presentare una lista elettorale, sarebbero necessarie 300.000 firme, a meno che non venga bloccato in Parlamento deporrà molto probabilmente una pietra tombale su tutte le nostre velleità di costruire un'offerta elettorale anti-sistema. 
In una recente intervista a Il Foglio, Giorgia Meloni se ne è uscita con l'espressione "spero che chi dovesse governare dopo di me manterrebbe le cose che ho realizzato": ebbene, non è esattamente quello che ci si aspetta di sentire da chi è alla guida del primo partito italiano.
Il punto, infatti, è che il centrodestra non avrà la maggioranza assoluta e, così, Mattarella e il deep state italiano potranno imporre un "gabinetto di guerra" con dentro tutti i partiti.
Così dev'essere, così è. 
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SUL PIANO SOCIALE, VI E' DA FARE ANCORA
Non ci sono le condizioni per alcun lavoro di mobilitazione sociale: non solo manca cognizione - come sempre da quarant'anni - di quanto concerne le contraddizioni sociali e di classe (lavoro, potere d'acquisto, inflazione), ma non vi sono i termini minimi neanche per un'insorgenza patriottica e, ormai, neppure per un populismo troglodita e senza cervello sul genere di quelli più recenti.
Al di là delle innumerevoli ragioni antropologiche e psico-sociali che hanno reso la depressione e l'apatia una condizione permanente della coscienza collettiva, c'è anche un dato strettamente ideologico: quale accidenti di mobilitazione sociale vuoi pretendere di realizzare in una società divisa tra remigrazionisti e immigrazionisti? 
E cosa vuoi fare, altresì, quando tale polarizzazione investe addirittura la politica estera in tempo di guerra? 
Eh sì, perché come non bastasse l'irrazionalismo emotivo dei remigrazionisti e il disonesto negazionismo della realtà accampato dagli immigrazionisti, abbiamo pure il fatto che i primi risultano filo-Israele in chiave anti-araba e i secondi associano, con la più forzata e mendace delle connessioni, la causa palestinese all'istanza dell'immigrazione illimitata. 
Il delitto perfetto ai danni dell'intelligenza è stato compiuto, insomma, grazie due a polarità composte da scimmie ritardate e che recano il nome di destra e sinistra.
Soltanto un fatto storico determinante dissoluzione sociale ancor più dell'immigrazione illimitata potrà un domani, forse, generare le condizioni per nuove forme di mobilitazione sociale e popolare. 
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SUL PIANO LOCALE E TERRITORIALE, SI PUO' FARE QUALCOSINA
Il proliferare di liste civiche e talora la vittoria di queste ultime in diversi Comuni italiani, non rappresenta una risposta diretta alla crisi dei sistemi neoliberali occidentali né alla necessità di liberare la coscienza dalla peste, mortale per l'intelligenza, della diade destra-sinistra: consente, però, di spostare il focus su un aspetto ch'è pre-culturale rispetto alle dottrine politiche e alle ideologie. 
Infatti, il piano civico-popolare di questi anni volge al tentativo dichiarato di ripristinare la rottura etico-cognitiva fra cittadini e istituzioni e di valorizzare il rapporto di prossimità fisica e comunitaria a fronte d'una dimensione generale che - essendo invece liquida, digitale e sovranazionale - ha finito per estirpare ogni aspetto della sovranità popolare e delegittimato ogni forma della rappresentanza.
Senza questo aspetto di rigenerazione della relazione di prossimità fra società e istituzioni - che può palesarsi solo nell'ambito fisico dei territori, dei Comuni e delle province - qualunque "grande piano" di politica nazionale è destinato ad arenarsi. 
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SUL PIANO FILOSOFICO, SI PUO' E SI DEVE FARE QUALSIASI COSA 
Che si tratti della Democrazia degli Stakeholder teorizzata da Klaus Schwab o dell'Illuminismo Oscuro a cui afferisce Peter Thiel, i decisori del processo neo-assolutistico e post-umanista che sta travolgendo la civiltà hanno una base filosofica definita, all'insegna del pensiero forte.
Dalla parte opposta, oltre al dominio pluridecennale di varie forme di pensiero debole postmodernista, i popoli vivono una sorta di frattalizzazione della filosofia laddove milioni di individui si fanno latori di altrettante forme filosofiche.
Ma rispetto a questi infiniti rivoli, finora, non vi è mai stato il tentativo di generare un punto di condensazione, di effettuare un lavoro di ricerca aperto che identifichi le invarianti, le categorie ricorrenti, i tratti concettuali e valoriali comuni.
Per essere svolto,  un lavoro siffatto dovrebbe mettere da parte qualsivoglia finalità politica, mettere la mordacchia ai narcisismi personali e declinarsi come ricerca pura, ovvero come incontri seminariali dal vivo e dagli esiti non prefissabili. 
Se riuscisse, questo lavoro genererebbe per la prima volta una visione del mondo se non  maggioritaria quantomeno egemone fra coloro che rifiutano l'attuale Fine senza Fine che ha inghiottito il mondo.
Occorre, insomma, che ciascuno scelga di essere - con umiltà, insieme ad altri - levatrice d'un nuovo pensiero che abbia l'elasticità d'un giovane tronco d'albero e che, al contempo, risulti duro come l'acciaio nello spezzare tutto ciò che costituisce oggi la mortifera trama della narrazione dominante.