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Parlare d'altro

di Pierluigi Fagan - 20/09/2026

Parlare d'altro

Fonte: Pierluigi Fagan

La più banale strategia del potere costituito, nelle società liberali che amano definirsi “democrazie”, è parlare d’altro. Il discorso pubblico non è quai mai centrato sulle questioni reali, è centrato su argomenti di conversazione come se fossimo pigiati in un ascensore e imbarazzati dal dover stare assieme, si conversi su cose accessorie. Prendiamo la guerra.
Mesi fa, ma il tema era già sul tavolo dalla scorsa presidenza Trump, Washington ha detto chiaro e tondo che se gli europei volevano mantenere in piedi la NATO (domanda retorica), avrebbero dovuto aumentare i loro contributi e le spese militari, non di poco ma di un bel po’. Ciò anche dal momento che questa Amministrazione ha mostrato chiaramente di non ritenere la Russia un avversario strategico, ha i suoi problemi di bilancio, ha altri piani strategici di posizionamento soprattutto in Asia.
Gli europei si sono trovati così all’improvviso, col problema di dover spendere un enorme bilancio pubblico con conti già spesso problematici e dovendo dragare risorse per una cosa di cui le proprie opinioni pubbliche sono ignare, all’oscuro e non avezze a discutere seriamente ovvero la “Difesa”. Non la “Difesa” contro questo o quello, la “Difesa” come componente essenziale della statualità che ha firmato patti militari con una potenza non europea sin dagli anni Cinquanta.
Non solo l’argomento e l’entità dell’impegno era imbarazzante, anche il dover eseguire i desiderata di Trump, imbarazzava governi usi fare pubblici discorsi di tutt’altro tipo. Di solito, chi vuole mettere in dito nella piaga di questa postura, usa il termine “servi”, ma la politica internazionale non usa categorie narrative, nel campo si dice solo che si è costretti ad allinearsi al potere altrui, e si è costretti perché non si hanno alternative per varie ragioni, cioè non si ha “potenza” sufficiente.
Tra cui la totale impreparazione a discutere pubblicamente di queste cose a livello politico, di studiosi non dipendenti da compiti di propaganda, di informatori e quindi di opinioni pubbliche. Queste ultime particolarmente aliene da questo tipo di argomenti che necessitano di un realismo che confligge con le costruzioni morali che sorreggono le nostre auto-percezioni dell’essere belli, buoni e giusti.
Tutto ciò era su tutte le fonti di informazione appena qualche mese fa, ma è stato del tutto dimenticato, rimosso, soverchiato dal “parlare d’altro”.
Riunitisi qui e lì i leader dei paesi europei, hanno preso il meccanismo più classico del “far di necessità virtù”. A parte baltici e polacchi felici di sapere che l’Europa di riarmava anche per proteggere loro dal “non si sa mai”, gli altri hanno visto la possibilità di inaugurare una nuova stagione di strategia economica, per ottemperare a gli obblighi posti brutalmente da Trump.
Ormai del tutto fuori dalle nuove tecnologie, fallito il “new green deal”, insidiati dalle auto cinesi che ormai hanno un vantaggio irrecuperabile, hanno pensato bello in buttarsi sulla produzione di armamenti, tanto su questi erano obbligati a spendere comunque. Molti dovranno comunque prenderli dagli US in quanto ormai la componente elettronica-satellitare è per noi off limits, ma un po’ di roba si può anche produrre in casa per far fronte alla nuova, obbligata, spesa. Poi, magari, servono a poco e niente, ma tanto si fa per finta, no?
Ecco, quindi, che per completare la costruzione del discorso pubblico, arriva il “nemico” che sta per invaderci, la Russia. Sono quattro anni che non riescono a completare l’occupazione del Donbass, ma non importa, Sauron ha sicuramente qualche orco nel cassetto da buttare in campo al momento giusto per arrivare a Berlino e Parigi. E allora che paranoia russa sia! O di qua o di là! Patria o morte! Traditori, spie, sabotatori, defezionisti, cattivi maestri, agenti sotto copertura, traviati, ecco lo zoo dei nemici interni. Gogne pubbliche, prescrizioni, divieti, strette sulla libertà parola che sa di “propaganda”.
In effetti, Sauron qualche orco ce l’ha, sono i missili ipersonici verso i quali siamo totalmente indifesi che caricati con testate nucleari arriverebbero in 10 minuti a bassa quota a Londra, Parigi e Roma, in meno tempo a Berlino. Non solo, a millecinquecento testate nucleari pronte e altre tremilacinquecento in cantina. Peccato che Sauron non ci pensa proprio di invadere l’Europa, ma se qualcuno si fa qualche strana idea su cose oltre i suoi confini, sarà meglio si dia una regolata. Gli americani periodicamente vanno a Mosca a pregarli di sopportare il pigolio europeo e a provare a spingerli a congelare il conflitto con l’Ucraina, per ora invano, almeno fino a quando Putin non potrà dire di aver raggiunto la parte sostanziale dei suoi obiettivi.
Così gli europei continuano a dare soldi a Kiev, affinché non si arrivi a nessun congelamento del conflitto, cosa aborrita ovviamente dalle élite ucraine gonfie di euro e dollari da spendere quando dovranno porsi il problema del loro personale futuro. Cosa abborrita dalle élite europee che senza Sauron dovrebbero affrontare la brutale realtà davanti a sconcertate opinioni pubbliche.
Vedo l’espressione sconsolata del povero Caracciolo che ripete l’ovvio sulla durata di una eventuale guerra, ma provoca fastidio negli astanti perché non si parlava mica sul serio, si parlava d’altro, sentimenti, emozioni, paure irrazionali, valori.
Valori morali a copertura di valori economici e obblighi inderogabili incomprensibili a gente che pensa di vivere nel mondo che hanno in testa e non in quello che è la fuori.