Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Narciso va in stampa e in video

Narciso va in stampa e in video

di Marcello Veneziani - 20/09/2026

Narciso va in stampa e in video

Fonte: Marcello Veneziani

Ha ragione Claudio Martelli: il minimo che si possa dire di Sigfrido Ranucci è che è un caso di mitomania. Paragonarsi a Borsellino e Falcone, che pagarono con la vita la loro lotta alla mafia e non scamparono un attentato falso, ritenersi insostituibili o addirittura i migliori in assoluto della Tv, vantarsi delle proprie conquiste femminili, sentirsi al centro di complotti e lasciarsi vellicare dall’idea di spopolare come leader politico, configurano un caso conclamato di narcisismo e mitomania.
Non entrerò nel merito del caso Ranucci-Report-Lavitola, ma vorrei soffermarmi proprio su questa patologia per chiedermi: quanto è diffuso il narcisismo nel mondo del giornalismo?
Del narcisismo patologico si parla ormai come fenomeno di massa, tendenza epocale, frutto inacidito di quell’individualismo e quel soggettivismo cresciuti a dismisura negli anni, che hanno trovato strumenti adatti per espandersi, come lo smartphone, e in particolare i selfie. Ma al di là del fenomeno generale, ci sono mestieri che inclinano “naturalmente” verso il narcisismo e l’egocentrismo: l’attore e il cantante, il divo, come il giornalista e lo scrittore, oltre che le star dei social, i politici, gli influencer, le modelle.
In questi casi è difficile distinguere tra quanto è inevitabile frutto del mestiere, il protagonismo di chi sta sempre in vetrina e in palcoscenico, e quanto invece è sintomo di mania egocentrica. Anzi, a essere più precisi, è difficile distinguere tra il narcisismo come causa o come effetto della propria attività: ci sono quelli a cui il mestiere li porta a stare al centro dell’attenzione, sul palco, nel cono di luce; e ci sono invece quelli che si danno a quel mestiere per innato esibizionismo, mania egocentrica, personalità narcisista.
Bisogna però considerare anche una grande attenuante: molti sono diventati personaggi di spicco, giornalisti di punta, protagonisti nel cinema, nel teatro e nella musica proprio perché avevano quel movente, quella molla che li spingeva avanti e in alto. L’egocentrismo è stato il carburante del loro successo; se non avessero avuto quella fiducia esagerata in se stessi e nelle proprie doti, se non avessero avuto quella motivazione e determinazione a conquistare l’attenzione del mondo, non si sarebbero affermati.
Ma superato un crinale, quella molla diventa patologica, autoreferenziale, si piega su se stessa, si confonde con la vanità e si perde nel narcisismo, cioè nel piacere di rispecchiarsi. Gli altri spariscono, sono ombre e fantasmi, resta solo l’io e poi buio in sala. Non sarebbe difficile ravvisare in alcuni personaggi famosi della nostra epoca, soprattutto televisivi, questo smisurato amore verso se stessi, questo piacersi e sentirsi sempre al centro di tutto, con quel reagire esagitato quando qualcuno osa criticarli, contraddirli o imputare loro qualche limite, qualche errore o qualche difetto. Per non parlare dei presenti, soffermiamoci sugli assenti. Nell’ambito del giornalismo, il patrono dei narcisisti egocentrici è forse lo scrittore e inviato speciale Curzio Malaparte, con la sua vita avventurosa, le sue conquiste di seduttore nel solco dannunziano, le sue invenzioni per rendere ancora più mitica la sua esistenza. Famosa resta, e ormai di dominio universale, la definizione che dette di lui il suo amico geniale Leo Longanesi: “Ai matrimoni vuol essere la sposa e ai funerali il morto”, epigrafe inesorabile che scolpisce il suo egocentrismo portato agli eccessi. Definizione che fu poi usata da Indro Montanelli e che fu usata contro di lui. Tra Montanelli e Malaparte scoppiò una sottile guerra di narcisi, che restò proverbiale con attacchi di odio troppo divertenti per restare nei cupi anfratti dell’invidia e della competizione. Quando Montanelli andò a trovare Malaparte morente, Curzio arrivò a dire che il dolore più grande per lui morituro è che Indro gli sarebbe sopravvissuto. Ma c’era in quell’esagerazione anche il gusto toscano della battuta e un riconoscimento della grandezza del proprio competitore più giovane. Malaparte fu più istrione, Montanelli fu più gigione. Da vecchio Montanelli ebbe un altro competitore in Eugenio Scalfari, in cui il narcisismo e l’egocentrismo sconfinavano in una specie di autoteologia e autoproclamazione della sua “divinità” riconoscendo la sua vanità e presunzione ma sublimandola in modo leggiadro come “albagia”. Il direttore di un giornale è in fondo un piccolo dio che ogni giorno impagina il mondo e decide in un giudizio universale la scala degli eventi e dei personaggi, i sommersi e i salvati.
Nel corso degli anni ne ho conosciuti di istrioni, di narcisisti a mezzo stampa e a mezzo video, ma alla fine ho deciso di mettere da parte quella definizione, giudicandoli solo per il loro valore e non per il loro grado di vanità. In alcuni giornalisti narcisi vedi il riflesso anche del teatro, qualcosa che li assimila a Carmelo Bene o a Vittorio Gassman, che portarono in scena e nella vita il loro egocentrismo. E non tocco l’universo narcisista femminile, così gremito di primedonne.
D’altra parte un mestiere che vuol essere sulla bocca di tutti e che pretende di vedere la propria firma ogni giorno su ogni proprio lavoro, è inevitabilmente incline al narcisismo (lo dico comprendendo nella critica anche un’autocritica). Il giornalista vanesio parla del mondo ma allude a se stesso.