Chi mi teme mi segua
di Pierluigi Fagan - 18/01/2026

Fonte: Pierluigi Fagan
Il giornale israeliano Haaretz, avrebbe letto parti del documento per il momento ancora riservato col quale di prefigura l’organismo che gli Stati Uniti hanno intenzione di mettere a capo della gestione di Gaza, detto “Board of Peace”.
In queste parti più recondite, si fa capire che tale Board of Peace o qualcosa di analogo, sarebbe promosso a livello mondiale al posto dell’ONU. La cura ricostituente della potenza americana, l’annunciato “Make America Great Again”, culminerebbe in una secessione dal condominio-Mondo per cui gli americani si costruirebbero un loro mondo privato col quale pensano, con la forza di questo aggregato, se non del tutto dominare quantomeno ordinare gran parte del mondo a loro piacimento.
Se da una parte questa strategia sembra rinunciare all’idea dell’Uno-Mondo culminata con la prima globalizzazione in favore di una più realistica presa d’atto dell’irreversibilità della forma multipolare del Mondo, dall’altra, le modalità di costruzione di questo super-polo che garantirebbe loro decenni ulteriori di dominio, potere e ricchezza, mostra volontà che in base alla teoria politica più antica si sarebbe definita "tirannica".
Per questo il detto petrarchiano di un potere che si segue per fascinazione ovvero il “chi mi ama mi segua”, viene sostituito da un più ruvido “chi mi teme mi segua” ovvero mi seguirete, con le buone o con le cattive.
Su questo ci sono alcune cose da dire.
La prima è che il documento ad Haaretz è probabilmente stato dato dai servizi israeliani stante che Netanyahu pare essere molto contrariato dal fatto di non esser stato previsto nel Board of Peace per Gaza. Haaretz è per altro duramente contestato dal governo israeliano e quindi è il soggetto migliore per dargli sottobanco il documento per far scoppiare comunque il “caso”, coprendo apparentemente le proprie tracce.
La seconda è che nell'esecutivo del BoP dedicato a Gaza, sarebbero invitati -tra gli altri- EAU, Turchia ed Egitto. EAU che abbiamo già rilevato nell’altra iniziativa della c.d. Pace Silica è in stretti legami famigliari a livello di monarchie con Arabia Saudita. Quindi AS non comparirebbe in queste iniziative ufficialmente mantenendo una posizione equilibrata verso Russia e Cina e il resto del mondo arabo-musulmano, ma avrebbe un piedino dentro tramite EAU.
Turchia ed Egitto, sono le due potenze locali più problematiche per lo sviluppo del progetto Vie del Cotone in quanto entrambe operativamente escluse e per l’Egitto, anche con detrimento per la centralità di Suez. Quindi, sarebbero invitate per entrare in qualche modo nei giochi che contano nell’area.
Il terzo è che la logica del BoP sarebbe ad invito americano, presenziato da Trump in persona (o suo genero, l’immobiliarista di origine ebraica Kushner che da sempre tesse i rapporti tra la famiglia Trump e Israele), il mandato a Trump è praticamente irrevocabile e il suo ruolo rimarrà nel tempo a prescindere la sua altra carica istituzionale a Washington. L’adesione dei sessanta paesi variamente invitati (tra cui l’Italia) è soggetto al pagamento di una quota da un miliardo di dollari per ottenere il seggio permanente, come in ogni club esclusivo, si paga. Naturalmente rifiutare il cortese invito avrebbe conseguenze.
La quarta è che, come avevamo già riferito, gli USA si stanno ritirando da tutti i trattati e centri internazionali globali, depotenziando l’ONU in maniera aperta (con ritiro o congelamento fondi) per cui l’idea di farsi un proprio ONU privato dominato dagli USA, è conseguente. Anche il format della Pace Silica (e chissà quali altri ne vedremo), fa parte della strategia ovvero vari formati con gli USA a capo con i quali ordinare pezzi di mondo.
La quinta è che la postura “chi mi teme mi segua” dopo dazi, Maduro (colpirne uno per educarne cento) e molto altro delle cronache recenti, oggi registra “Tariffe del 10% a Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia da febbraio, al 25% da giugno, finché non verrà raggiunto un accordo per l'acquisto completo e totale' dell'isola” (virgolettato da ANSA).
La Groenlandia non verrà invasa da forze militari, si dovrà solo “convincere” Copenaghen a venderne o affittarne con diritti esclusivi a 99 anni, tutta o grande parte dell’isola ghiacciata. E come in ogni trattativa (The art of deal, libro scritto da Trump) più fai pressione, migliore il prezzo che ottieni.
La sesta è che domani inizia il noto festival delle escort che si tiene annualmente nella ridente località svizzera di Davos e Trump ha garantito la presenza in persona. Il capitalismo produttivo e finanziario globalista è in gravi ambasce per l’instabilità che Trump sta portando sui mercati, sarà quindi interessante vedere cosa gli dirà di modo da adeguarsi anche loro al nuovo andazzo.
La settima è ricordare che tra un anno gli USA hanno le elezioni di mid-term e quindi cosa Trump fa o non fa da qui ad allora va letto anche in questo senso. Ad esempio, la decisione di non operare direttamente in Iran, per il momento, anche perché non sembrano esserci le condizioni per un viabile regime-change. Per la verità non pensava neanche ad un regime-change in Venezuela, si è “limitato” a togliere Maduro dicendo a chi rimane “o fate quello che vi dirò o …” da cui il blocco navale alle petroliere.
Altresì, tra tre anni gli scade il mandato con la legge che prescrive la sua non rieleggibilità e lui che invece è convinto del contrario e dato che è convinto del contrario ci possiamo aspettare una certa “vivace agitazione politica e costituzionale” interna agli Stati Uniti, dalle prossime mid-term in poi.
Da tutto quanto sopra anche la difficile risposta alla domanda che molti si fanno ovvero “ma Russia e Cina che dicono, che fanno?”. Vedremo, per il momento non sembra stiano facendo granché stante che molte cose della complessa materia delle relazioni internazionali non avviene in superficie davanti agli occhi del mondo perché possa scrivere post su facebook. Molte cose che si fanno non hanno bisogno di pubblicità.
Tuttavia e più in generale, almeno per i cinesi, è probabile non diano molte chance di successo a questa nuova dottrina Trump per cui adotteranno la nota postura del sedersi sulla riva del fiume a contemplarne l’inevitabile scorrere pieno di doni (Confucio). Sui doni va ricordato anche che ogni azione produce una reazione uguale e contraria vedi nuovi accordi Cina-Canada. Non c'entra coi cinesi ma anche il tentativo di accordo UE-Mercosur fa parte della possibile costruzione di reti alternative a quella USA.
Infine, molti non seguono le logiche del multipolare ma ancora quelle dell'allineamento. Nel multipolare c'è il multi-allineamento ovvero fare più cose con più soggetti, alcuni "amici" ma altri no (ammesso queste categorie affettive abbiamo senso in un mondo fatto di interessi). Così il fatto che Egitto, EAU e India stiano nel BRICS+ non è una contraddizione.
Tanto più gli americani eccedono in formattazione coatta del multipolarismo, tanto più i cinesi appariranno come centro contenuto e disponibile ad una qualche relazione di reciprocità che è anche la naturale essenza di un ordine così complesso come quello che la forma multipolare impone di sua natura. Non è un caso che gli articoli più pregnanti che ricordavano l’opera di Joseph Nye recentemente scomparso, l’autore più rilevante sul concetto di “soft power”, siano stati pubblicati dai cinesi.
Nel mondo multipolare la reputazione conterà molto.
