Da Abramo a Maometto
di Pierluigi Fagan - 15/06/2026

Fonte: Pierluigi Fagan
La dissennata gestione dei problemi di area mediorientale quali Gaza, Libano, guerra in Iran, da parte israeliana e statunitense, ha prodotto l’inattesa nascita di un nuovo quadrilatero di nazioni islamiche sunnite, molto interessante.
Subito segnalammo le potenzialità di questo formato che mette assieme vecchi nemici ora relativamente amici: Arabia Saudita, Pakistan, Turchia, Egitto. Un quartetto con ampie potenzialità egemoniche nell’area (Siria, Iraq, Bahrein, Kuwait, Qatar). Giordania e Oman sono stati neutrali e non allineati più o meno da sempre, lo Yemen è ostaggio degli opposti interessi Iran e Emirati Arabi Uniti, questi ultimi usciti recentemente dall’Opec e sempre più legati a USA e Israele, rischiano l’isolamento. Il Libano è un discorso a parte.
Il passaggio di postura da relativamente nemico a relativamente amico, è dovuto allo spostamento di logica da interna all’islam classico ad esterna ovvero islam classico vs esterno. In particolare, Israele non può essere un soggetto con cui fare pace&affari come lungamente presupposto soprattutto da Arabia Saudita, gli Stati Uniti d’America non sono più riferimento per ordinare le logiche dell’area. Quest’ultimo punto certo in ragione della pazzesca gestione della politica internazionale di Trump, ma anche dal più lungo riorientamento degli interessi americani che risale già a Obama e Biden.
Obiettare che queste quattro nazioni e più in generale il mondo sunnita hanno avuto in passato più conflitti, frizioni e tradimenti che spirito di cooperazione, significa non capire che quando la storia muta il quadro e sposta l’asse delle questioni da interne ad un’area all’esterno ovvero ai rapporti tra simili vs diversi, la storia cambia registro e i fenomeni si adattano alle nuove situazioni.
I quattro non solo registrano i problemi portati da Israele e USA, ma anche il nuovo assetto multipolare e lo fanno provando a crearsi un loro polo. Seguendo tale logica realistica, le loro differenze interne pesano assai meno di quelle esterne e ognuno di loro in un mondo di logica multipolare, vale assai meno da solo che non assieme ad altri simili. È questa pressione esterna che sposta lo sguardo minimizzando le differenze (che permangono) e valutando le similitudini (che ci sono).
Si comincia così a parlare di un accordo di Muhammad che rimpiazzerebbe gli artificiali accordi di Abramo. Da questo accordo che voleva sfociare in una rete di comuni affari e progetti per collegare l’India all’Europa via penisola arabica e Israele, erano comunque esclusi Pakistan, Turchia e Egitto. Ma quanto fatto da Israele e USA hanno reso chiaro a Riyad (che ricordiamolo, è il garante di Mecca e Medina, ruolo chiave per tutto l'islam che conta 1,6 mld di credenti e più di cinquanta stati nel mondo) che quel progetto è irrealistico e financo minaccioso per gli interessi sauditi.
La guerra nel Golfo Persico ha ricordato oltretutto che dai disegni immaginifici degli strateghi israelo-americani, era escluso l’Iran che è un soggetto forte sia nel quadrante che nel mondo islamico più in generale. E con lui la Cina che ne è amica, come è amica del Pakistan. Non aver tenuto conto degli interessi ed equilibri delle petro-monarchie ha reso chiaro che gli eventuali futuri rapporti sottesi al piano Abramo sarebbero stati di inaccettabile sudditanza.
Come sempre quando si legge il mondo con lenti geopolitiche, si deve partire dalla geografia. Questo nuovo quadrilatero è il centro di un triangolo strategico fondamentale: Asia-Africa-Europa. Siamo a circa 500 milioni di abitanti (+20% dell’UE), con un paese atomico (Pakistan), uno molto ricco (Arabia Saudita ma da valutare assieme alle altre petromonarchie), altri due con eserciti molto forti e potenzialità aperte, della Turchia verso l’Asia e dell’Egitto verso l’Africa.
L’Egitto è già BRICS, Turchia e Pakistan in attesa di inclusione, l’Arabia Saudita già inclusa ma che ha autosospeso l’adesione forse in attesa di eventi quali quelli recenti che hanno e stanno modificando il quadro profondamente. La Turchia è anche NATO, ma se è per questo è anche abbastanza amica della Russia. Assieme controllano Bosforo, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz (più o meno) e le petromonarchie dominano OPEC e riserve sia di petrolio che di gas, oltretutto in grado di pesare sui destini del dollaro quale moneta di valore mondiale. Assieme, quindi, hanno un formidabile potere negoziale con USA, Europa, Russia, Cina, India e sono in grado di bilanciare le diverse logiche israeliane e iraniane.
La lista delle potenzialità di questa possibile anfizionia (alleanze basate su comune credenza come la Lega del Peloponneso o Delfica-Piliaca) è enorme, la lista dei problemi e dei possibili attriti, anche. Tuttavia, che prevalgono le une o gli altri dipende dal contesto e le logiche del contesto multipolare spingono a formare un sistema in comune. Di che tipo e quanto solido vedremo.
L’insipienza strategica mostrata da Israele, USA e Europa, probabilmente non di tipo occasionale (ovvero non dipendente da questo o quel leader di giornata), fa pensare che tornare a dividerli per imperare sarà molto improbabile. Molto più probabile che la Cina li coopti in blocco per la sua rete di cooperazione mondiale.
Il mondo complesso registra un aumento degli armamenti, vero, tuttavia logica vorrebbe che si registrasse anche pari impegno nell'allargare le diplomazie. Il quartetto con l'aggiunta attiva del Qatar, segna a suo favore proprio una intermediazione diplomatica per quanto dall'esito finale ancora incerto. Quanto a intelligenza diplomatica, l'area occidentale è ai suoi minimi storici e l'esito parziale del conflitto USA-Iran (ma anche quello Russia-Ucraina) ricorda che nel mondo nuovo, le armi sono necessarie ma possono molto meno di quanto si creda.
