Dalla parte delle donne iraniane: sulla guerra (forse) imminente
di Vincenzo Costa - 09/01/2026

Fonte: Vincenzo Costa
C'è gente che ha così tanto a cuore le donne iraniane che, invece di chiedere l'abolizione delle sanzioni che le affamano, chiedono che siano bombardate loro e i loro figli. Perché non bisogna dimenticare che i maschietti iraniani, i soldati, non sono usciti dall’uovo di pasqua, ma hanno delle madri, che forse non chiedono di essere liberate uccidendo i loro figli, fratelli e mariti.
Di fatto si sta riproducendo il solito meccanismo: attraverso le sanzioni si affama un popolo che si è liberato dall'oppressione straniera, in modo da destabilizzare il governo e avere il diritto all'intervento umanitario.
Ora, le donne iraniane hanno bisogno di accesso alla vita, a liberarsi dalla povertà, hanno bisogno di medicine, per loro e per i loro figli e figlie. E a negare loro questi diritti non è il regime iraniano: sono le sanzioni dell'Occidente, degli USA e della UE.
Le donne iraniane vanno liberate da questa oppressione, prima di tutto.
Peraltro, e' un personaggio come Netanyahu ha dire agli iraniani: “stiamo venendo a liberarvi”,
Davvero qualcuno può credere che le donne iraniane desiderano essere “liberate” dagli israeliani?
È evidente che se ci sarà, ed è possibile, un'aggressione all’Iran, questa è motivata solo da ragioni di potere, sionista da un lato e americano dall'altro, talmente ovvio che con chi non lo capisce è' inutile discutere. Israele vuole diventare il dominatore del medio oriente, e l’Iran rappresenta l’unica potenza che lo contrasta in questo delirio egemonico e imperiale della grande Israele. Dall’altro, gli USA vogliono mettere le mani su quel petrolio, che serve per poter usare quello venezuelano che è un petrolio pesante, vogliono imporre il loro dominio per tagliare fuori la Cina dal punto di vista commerciale e per isolarla, per rintuzzare e indebolire la Russia.
Eppure ci son ex rivoluzionari che non vedono questo e stanno sostenendo il diritto all’aggressione, per amore delle donne iraniane.
È chiaro che l'Iran non è il migliore dei mondi possibili, che ci sono molti problemi al suo interno, ma non è neanche come ce lo dipingono sia i media occidental sia i fuorusciti iraniani. Costoro odiano la cultura persiana più degli occidentali, si identificano con l’Occidente e quello che dicono loro vale meno di zero. Sono la voce dell’Occidente, non delle donne iraniane. La loro voce, amplificata dai media occidentali, si sovrappone a quelle delle donne iraniane, e le mette a tacere.
Mettere a tacere le donne iraniane più del regime. Loro non parlano a nome delle donne iraniane.
Né si può più sentire l’argomento “mio cugino mi ha detto che in Iran”.
Tuttavia, ripeto, è chiaro che in quel paese vi sono problemi, che la libertà delle donne deve crescere e questo va sostenuto, ma questo deve essere UN PROCESSO DI CRESCITA DELLA LORO CULTURA E DELLA TRADIZIONE, non a partire dallo sterminio culturale e dall'occidentalizzazione. La cultura iraniana ha le risorse interne per evolvere, lo farà spontaneamente se quel paese non si sente assediato e minacciato di perdere la propria identità culturale.
Del resto, quando ero piccolo la situazione delle donne in Sicilia non credo fosse così tanto diversa da come è in Iran oggi, anzi, decisamente peggiore dato che il livello di istruzione delle donne è in Iran infinitamente più alto di quello che poteva essere in Sicilia.
L’Iran crescerà, e se vogliamo che cresca va sostenuta la sua sovranità, va amata la sua cultura, la sua differenza culturale, va aiutato a scoprire la sua stessa cultura.
Chi parla di liberare le donne iraniane attraverso un intervento tra le altre cose vuole una guerra civile tra fratelli e tra sorelle, perché io non so quanti e quante, ma moltissime combatteranno per la loro identità culturale.
Io spero che il movimento delle donne e la galassia femminista tenga conto di molte cose, perché se viene hackerato dal femminismo eurocentrico e da quelle donne che si sono arrogate il diritto di parlare delle “donne”, avendo presente come donna solo il loro particolare modo di essere, per cui essere donna coincide con se stesse, allora bisognerà iniziare a guardare a questo movimento come uno strumento del potere, violento, peggiore del maschilismo e di quella cultura che determinava la donna a partire dal maschio, come un maschietto con una mancanza.
Le donne non sono un maschietto con qualcosa in meno, sono differenti, una differenza che dobbiamo ancora imparare a comprendere e ad abitare.
Ma le donne sono plurali, non c’è la donna ma le donne, e se qualcuno pretende di parlare a nome delle donne proponendo se stessa come modello della “donna”, allora sta semplicemente cercando di sostituire il dominio maschili con il suo dominio.
Vuole semplicemente sostituire il maschio nel dominio delle donne.
Ecco, questo dobbiamo combatterlo.
