Diritto internazionale?
di Antonio Catalano - 05/01/2026

Fonte: Antonio Catalano
«Il nostro dominio non sarà più messo in dubbio», «restaurare la preminenza» geopolitica Usa nel cortile di casa, per impedire ad attori esterni di «posizionarvi forze o altre capacità di minaccia, o di possedere o controllare strategicamente asset vitali».
Più chiaro di così Trump non poteva dirlo. Parole dure ma chiare, che hanno il vantaggio di sgomberare il campo dalla insopportabile retorica dell’esportazione di democrazia che ha ammorbato l’aria degli ultimi decenni, tesa a giustificare gli interventi imperialisti con i quali sono stati ribaltati legittimi governi nazionali: Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria…
Ma non solo. Le parole di Trump riportano in chiaro la vera natura del cosiddetto diritto internazionale, foglia di fico dei rapporti di forza tra le potenze.
Il narcotraffico è l’argomento per gli allocchi, sia quelli che ci credono davvero che gli Usa con questo colpo di stato intendono stroncare questo mercato sia quelli che si sperticano per dimostrare che in verità nel Venezuela di Maduro non c’è nessun traffico di questo tipo.
I democratici allevati alla scuola liberale, quelli che ignorano o fanno finta di ignorare che non siano i rapporti di forza (in questo caso tra le potenze, ma a livello nazionale tra le classi e gli interessi che essi esprimono) a determinare il cosiddetto diritto internazionale non fanno altro che occultare la legge che governa i rapporti tra le classi, tra le nazioni, tra le potenze.
Il mondo non è più unipolare, Trump lo ha capito, ma ciò non significa che voglia chiudersi nel suo perimetro nazionale. Fare l’America grande per Trump non significa infatti disimpegno dallo scenario globale, al contrario, essendo ben consapevole che ci sono altre potenze che mirano a farsi rispettare, gioca d’anticipo e senza andare per il sottile.
Quelli che si scandalizzano per la brutalità dell’operazione (che assolutamente non approvo, sia chiaro) non si sono affatto scandalizzati per tutti i “regime change” degli scorsi decenni. Compreso l’ultimo, passato completamento sotto silenzio, della creazione a tavolino del Somaliland, uno stato fantoccio creato di sana pianta da Israele e solo da esso riconosciuto.
Come non si scandalizzano per il tentativo di destabilizzazione dell’Iran. Qui abbiamo una perfetta par condicio tra destra e sinistra che fanno a gara per assegnarsi la palma “diritto-civilista”. Con il solito odioso servo del filantro-capitalismo Casarini che dalla piazza di Teheran – l’ennesima Maidan – esprime il sogno che in «Italia e in Europa una moltitudine assedi i consolati e le ambasciate del regime iraniano contro la feroce repressione degli Ayatollah».
Questa mia, sia chiaro, non significa stare con le mani in mano, semplicemente capire qual è la realtà, quali sono i rapporti di forza, al fine di individuare le contraddizioni, gli spiragli nei quali insinuarsi per imboccare la strada più congeniale alla promozione di una politica di maturo sovranismo popolare.
